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08/05/12

Come gioca il bambino nel secondo anno di vita

gioco 1-2 anniSuperato l'anno di età i bambini tendono ad abbandonare l’interesse verso i giochi che li hanno accompagnati nel periodo precedente, pur non essendo ancora pronti per divertirsi con quelli destinati ai più grandi.

Il secondo anno di vita è un periodo decisamente impegnativo. Spesso educatori e genitori concordano nel considerarlo come il momento della primissima infanzia più difficile da gestire durante.
Infatti, mentre fino a poco tempro prima era possibile lasciare il piccolo/a su un tappetino per permettergli di giocare e di osservare l’ambiente in tutta tranquillità, adesso ci si trova ad avere a che fare con un vero è proprio terremoto!


L'adulto che si prende cura di un bambino di questa età ha spesso la sensazione di non poterlo mai perdere di vista, nemmeno per un secondo. Gattonando a destra e a manca il bambino può raggiungere quasi ogni angolo della casa, è determinato ad afferrare tutto ciò che gli capiti a tiro e sparpaglia le cose per aria creando il caos domestico. Inoltre, nel tentativo di mettersi impiedi, si appende a qualsiasi sostegno e non sempre questo è sufficientemente stabile. La preoccupazione più grande dell’adulto riguarda la sua sicurezza e incolumità. 
gioco motorio
D’altra parte, questa esplosione di energia è fondamentale per un adeguata crescita psico-motoria. Per questo è fondamentale incoraggiarla, evitando, per quanto possibile, di trasferire le nostre ansie al bambino. Anche in questo caso, entrare in contatto con lui e conoscere le sue esigenze, ci pone nella condizione di avere le giuste aspettative nei confronti delle sue azioni e reazioni. Ci facilita anche nell'organizzare  intorno a lui un ambiente più adeguato. 
Durante il secondo anno di vita, i bambini non sono ancora interessati a “risolvere il gioco”, a finirlo trovando la soluzione pre-stabilita.
Hanno l'esigenza di scoprire come quegli oggetti, capaci di far scaturire il loro sincero interesse, si muovono nel mondo, come si comportano quando vengono messi in relazione tra di loro, nell’ambiente, nello spazio e che sensazioni danno quando vengono maneggiati.
Dunque, di fronte ad un gioco strutturato, cioè con una risoluzione esistente a priori come ad esempio il gioco degli incastri, i bambini di questa età spargeranno i tasselli, li infileranno dentro un contenitore, li terranno in mano, li trasporteranno, li sbatteranno e lanceranno, e così via...

E’ sbagliato, dunque, chiedere ad un bambino di questa età di provare ad eseguire correttamente il gioco, quindi continuare a spiegargli le indicazioni per risolverlo? (vedi anche "le domande dei genitori")
Il bambino deve poter sperimentare il mondo come meglio crede, in sicurezza e libertà d'azione. C'è da dire però che spesso questi interventi creano un’interazione comunicativa tra l’adulto e il bambino, danno consapevolezza al genitore del suo ruolo educativo e inseriscono il bambino nella cultura educativa e familiare.
E’ comunque inopportuno pretendere che il bambino “impari ad usare il gioco nel modo giusto”, insistere quindi con le consegne e non lasciarlo giocare, esplorare e scoprire in autonomia. Su quest’ultimo aspetto è bene soffermarsi sulla capacità e la necessità che hanno i bambini di effettuare un gioco esplorativo senza il continuo intervento degli adulti, i quali dovrebbero semplicemente restare a disposizione in caso di bisogno.





I giochi e le attività destinati ad un bambino/a di questa età riguardano principalmente le seguenti aree (non separate l’una con l’altra): 
  • il movimento. Imparando a camminare, il bambino prova soddisfazione nel raggiungere da solo gli oggetti che vuole. Inoltre, quando ci accompagna nelle nostre commissioni vorrebbe fare alcune cose (come salire su un muretto) che spesso ci fanno perdere tempo. Si dovrebbe riuscire ad organizzare il tempo delle uscite in modo da permettergli di esplorare anche questi spazi esterni, che equivalgono ad una vera e propria palestra ludo-motoria, evitando il più possibile l’uso del passeggino una volta che il bambino è in grado di camminare.
  • la scoperta. Ad esempio attraverso il gioco euristico ideato da Elinor Goldschmied, proseguimento del cestino dei tesori.
  • la manipolazione e il travaso di vari tipi di materiali. Queste esperienze aiutano i bambini a comprendere la consistenza dei diversi materiali nella libertà di potersi sporcare (una volta organizzato lo spazio destinato al gioco con teli, tovaglie di plastica, grembiulini, ecc. possiamo permetterci di lasciare che il bambino si sporchi senza andare in ansia). La manipolazione è inoltre un’attività propedeutica alla pittura e al materiale pittorico (intorno ai 18 mesi si possono proporre, ad esempio, i primi colori a base di coloranti commestibili). Tramite la manipolazione del cibo, invece, il bambino sviluppa una maggiore confidenza con gli alimenti, un valido stimolo per imparare a mangiare da solo. Il travaso di materiali di diverse dimensioni (farina gialla, sabbia, legumi secchi, pasta, ecc…) da un contenitore all’altro con differenti strumenti (come cucchiai, mestolini, bicchieri, bottiglie, tappi, imbuti, ecc…) è un gioco che favorisce la concentrazione e lo sviluppo delle abilità motorie dette “fini”,  in quanto è richiesta una maggior precisione nell’azione.
  • Lo sviluppo del linguaggio. In questo periodo i bambini imparano in fretta moltissime parole nuove e a pronunciare le prime frasi. Un modo per agevolare questo sviluppo è semplicemente l’ascolto attento di ciò che il bambino vuole comunicare con il linguaggio. Ogni bambino ha un modo personale di pronunciare le parole, coloro che hanno con lui un rapporto costante riescono a capire o intuire anche ciò che ad altri sembra incomprensibile. Riuscire a comunicare è una bella soddisfazione per un bambino! A tal proposito consiglio la lettura di libri, la narrazione di storie, le canzoncine, le filastrocche e… le chiacchierate! E’ bene invece evitare di insegnare e di correggere con insistenza le parole dette in maniera scorretta o sgrammaticata, ciò crea insicurezza nell’uso del linguaggio che è invece un’attività spontanea capace di autoregolarsi.
  • Il raggiungimento delle autonomie. Il secondo anno di vita è il periodo in cui il bambino impara a fare i suoi bisogni nel vasino, a lavarsi, a spogliarsi e a vestirsi. Prende consapevolezza del suo corpo e della sua identità. Sono indicate tutte quelle attività che stimolano questo normale sviluppo, come, ad esempio, lavare i propri giochi, giocare a spalmare la crema sul corpo, indicando magari il nome di ogni sua parte, i giochi del cucù, giocare a entrare e uscire da una scatola o da un tunnell, ecc…


E. L. 


Photo Credits: vitazerotre.com (tutti i diritti riservati)
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