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04/11/12

L'esperienza di essere neonato

neonato
Mentre i nuovi articoli bollono in pentola, approfitto di questo post per condividere un brano che mi è capitato di leggere in questo periodo, tratto dal libro Il bambino: dalla nascita ai 6 anni, di P. Leach (foto a sinistra).
L'autrice colpisce nel segno quando descrive il vissuto di neogenitori e neonati nel momento in cui entrano a far parte l'uno della vita dell'altro/a.

Il parto viene vissuto come il momento culminante di lunghi mesi di attesa, ma in realtà non lo è affatto. Non stavate aspettando il parto, stavate aspettando un bambino. Il travaglio lo ha prodotto e non c'è pausa di riposo fra il fatto sorprendente di diventare genitori e il compito di esserlo. Non pretendete troppo da voi stessi durante questi primi giorni. Tutti e due dovete adattarvi a una situazione nuova.
 La maggior parte delle coppie ricorda questi giorni come un periodo di grande emozione e confusione. Siete ancora terribilmente stanca. Il vostro equilibrio ormonale non si ancora ristabilito, il latte non si è ancora completamente formato, il vostro corpo sta lottando per riacquisire il suo equilibrio. Il vostro partner pur non risentendo di alcuna conseguenza fisica, dal punto di vista psicologico, ha la sensazione di camminare sul filo del rasoio…

Se dedica troppa attenzione al neonato, rischia di darvi la sensazione di non essere più per lui la persona più importante. Se non gli dedica sufficienti attenzioni, rischia l'accusa di non occuparsene abbastanza. Molti uomini osservano con disappunto che in questi primi giorni dopo la nascita, comunque si comportino, non va mai bene.





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Per quanto riguarda il bambino, ciò che deve affrontare non ha eguali nell'esperienza umana. Mentre si trovava dentro di voi, il vostro corpo si occupava del suo. Gli procurava nutrimento e ossigeno, asportava i suoi residui, lo manteneva al caldo e protetto, lo difendeva dal mondo esterno. Ora che separato da voi il suo corpo deve provvedere a se stesso. Deve succhiare e inghiottire nutrimento e acqua, digerirlo ed eliminarne i residui. Deve utilizzare l'energia proveniente da quel nutrimento per far funzionare il suo corpo, per mantenere il suo calore e per continuare a crescere. Deve respirare per ricevere l' ossigeno e mantenere liberi i canali per il passaggio dell’aria con colpi di tosse e starnuti. Oltre ad accettare tutti questi nuovi doveri deve anche far fronte al bombardamento di stimoli con i quali il mondo l'assale. Improvvisamente c'é il caldo e il freddo, c'è il ruvido e il morbido, movimenti, limitazioni. C'é la luce e il buio e ci sono cose da vedere che il bambino riesce a mettere a fuoco e che poi svaniscono di nuovo. C'é la fame e il senso di vuoto, il succhiare, la sazietà e i ruttini. Ci sono suoni e odori e sapori. Ogni cosa è nuova. Il comportamento del neonato è una serie di reazioni a ciò che percepisce sotto forma di stimoli casuali: fornito di istinti e riflessi e i suoi sensi funzionano, ma non ha né conoscenza né esperienza. Non sa di essere se stesso, che l'oggetto che si muove davanti al suo viso è la sua mano o che questa fa sempre parte di lui, anche quando scompare alla sua vista per rimanergli adagiata accanto, sulla copertina. Non sa neppure che voi siete persone. Ha la capacità innata di succhiare quando gli offrite il capezzolo, di sopravvivere, ma non sa nulla. 

Non preoccupatevi! Quando è ancora un neonato il suo comportamento è casuale e imprevedibile. Può darsi che pianga perché vuole mangiare ogni mezz‘ora per sei ore di seguito, per poi dormire per tre o sei ore di fila. La digestione non ancora assestata. Reagisce semplicemente a delle sensazioni momentanee. Anche il sonno è instabile, non strutturato: pisolini di dieci minuti di notte e un sonno di cinque ore durante il giorno non vi daranno indicazioni precise sul come dormirà domani. Potrebbe anche piangere senza nessun motivo.
 Il pianto non segue un preciso schema di causa ed effetto, perché non ha ancora imparato a distinguere il piacere e il disagio. Può darsi che vi sia sufficiente solo una settimana dalla nascita, per avere la sicurezza di curarlo nel modo giusto e perché lui si senta sicuro nel suo mondo. Ma potreste anche impiegarci un mese.
 Durante questo periodo di adattamento non aspettatevi amore. L'amore verrà, ma ci vorrà tempo. Se c'è amore, deve esserci reciprocità, un dare e un ricevere affetto e sostegno. Un neonato lo amate perché vostro, perché forse rappresenta la realizzazione di un desiderio o di un sogno; ma non lo amate certo ancora come si ama una persona e non sarà una persona finché non si sarà assestato. Il neonato inoltre non può amare perché non ha ancora la consapevolezza della sua esistenza, e neppure della vostra. In seguito vi amerà con una passione assoluta e incrollabile che non ha uguali nelle relazioni umane: ma dategli tempo. 



L'irresistibile tenerezza che vi sommerge quando cullate la testolina ricoperta di peluria, può trasformarsi improvvisamente in irritazione furiosa per il suo pianto, o in un senso di claustrofobia al pensiero che vi siete legata a lui per sempre e che non sarete mai più libera di essere una persona completamente separata e distinta. Sarà il vostro corpo, se glielo consentirete, che comincerà ad amare il vostro bambino, ancor prima che diventi una vera persona. La vostra pelle freme al contatto con la sua. Il suo corpicino si adatta perfettamente al vostro ventre, al vostro seno, alla vostra spalla. Quella testa dura, calda, li per essere accarezzata dalla vostra guancia e il vostro pollice si adatta alla presa spasmodica delle piccole dita.
Se ve lo terrete vicino, anche lui farà degli approcci. Il suo interesse per voi parte dal piccolo essere a cui sono indispensabili per la sopravvivenza le vostre cure amorevoli. Ci penserà lui a far si che l'amore sbocci. Se in questi primi giorni vi lasciate guidare dagli impulsi del vostro corpo e dalle reazioni fisiche del vostro bimbo, riuscirete a trattarlo nel modo in cui ha bisogno di essere trattato. I suoi bisogni, semplici e ripetitivi, devono essere soddisfatti subito e con semplicità . Ha bisogno di nutrimento e di acqua sotto forma di latte; ha bisogno del calore e del conforto di braccia che lo cullino, del morbido tepore di una copertina che lo avvolge e della sicurezza di una culla; ha bisogno di essere pulito quel tanto che basta a evitare irritazioni alla pelle, ha bisogno di protezione. Questo è tutto ciò di cui ha bisogno. Gli aggeggi e gli ammennicoli, bagno e fasciatoio, borotalco e lozioni, spazzole e scarpette che vi tentano in ogni negozio, sono oggetti graziosi e potrete procurarveli in seguito, se vi diverte farlo, ma non gli sono indispensabili. Per ora il vostro bambino è un fagottino e tale deve essere. Avvolgetelo bene, tenetelo stretto, maneggiatelo con delicatezza, dategli da mangiare quando ha fame, parlategli quando vi guarda, lavatelo quando veramente sporco. Lasciatevi guidare dalle sue reazioni.
 

Questo è un periodo di adattamento: molti segni o sintomi che spesso vengono considerati dalla madre come espressione di una patologia e sono causa di apprensione, non sono altro che adattamenti fisiologici dove non occorre praticare nessuna terapia!
 Quante medicine vengono date inutilmente! Per il neonato, il rigurgito è la normale espressione dell'adattamento dello stomaco al cibo! Le coliche addominali lo sono del normale ipertono vagale di tutti i neonati! La lacrimazione e la congiuntivite sono causate dalla naturale ostruzione del dotto lacrimale che hanno quasi tutti i neonati! La diarrea è spesso solo la naturale consistenza delle feci del neonato allattato al seno!
 Non sono malattie, non va data alcuna medicina! Bisogna solo avere la pazienza di aspettare che il bimbo cresca un po'.



Tratto da"Il bambino: dalla nascita ai 6 anni", P. Leach





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