Recents

21/09/13

Contrassegni e segnaposti

contrassegni agazzi
Contrassegni suggeriti da R. Agazzi
Quando, forse per abitudine, rivolgendomi ad un bambino/a utilizzo al posto di qualche parola il suo diminutivo - manina, scarpina, piedino e via dicendo - i severi insegnamenti di Rosa Agazzi non tardano a risuonare nella testa per ridestare la mia attenzione alla correttezza linguistica. "Non bisogna creare confusione nelle piccole menti di chi ascolta", ammonisce la signora Agazzi agitando l'indice in segno di rimprovero. Cito:
Altro errore nell'insegnare al bambino il nome di una cosa é quello di alterare la struttura normale colla sostituzione del diminutivo. Che cosa avviene? Avviene che codesta smania di ingentilire la parola (come se il nostro idioma mancasse di gentilezza), oltreché allungarla procura al bambino nuove difficoltà. Poniamo mente alle desinenze più comuni del diminutivo italiano: ino, etto, ello, coi relativi femminili: ina, etta, ella. Cominciate a mettere nell'orecchio del bambino parole come le seguenti: bocchina, mammina, linguetta; ovvero: nasino, ditino, piedino, cagnolino braccino ecc. e pensate alla confusione che la somiglianza di queste desinenze viene producendo nella piccolissima mente. Si pensi a quale sforzo la sottoponiamo, per orientarsi verso la cosa di cui pronunciamo il nome! (Agazzi, 1951, p. 58).
Rosa Agazzi (1866-1951)
Insegnante, educatrice
e pedagogista,
esponente dell'attivismo
 pedagogico italiano 
Non sono del tutto convinta che i diminutivi siano sempre da evitare poiché anch'essi, in fondo, sono parte del nostro modo di esprimerci. L'adulto ne fa uso in maniera del tutto spontanea proprio perché ha davanti a sé un essere davvero piccolo! Diciamo infatti "manine" in quanto, a ben guardarle, quelle dei bambini sono così minute che chiamarle "mani" sembra quasi esagerato.
Siamo grati però alla celebre pedagogista del secolo scorso per aver posto particolare attenzione al metodo educativo: il lavoro con i bambini non deve essere improvvisato ma frutto di un profondo, attento e costante pensiero.

Alcuni aspetti della metodologia di Rosa Agazzi, innovativi per i suoi tempi, sono tuttora abitualmente applicati nei nidi e nelle scuole dell'infanzia, tanto da sembrare che "si faccia così perché si è sempre fatto così".

Vi racconto in questo articolo la sua idea di contrassegni e segnaposti rappresentati da immagini con i quali il bambino/a può riconoscere la sua proprietà da quella degli altri.
contrassegni agazzi

Tale sistema di individuazione non è sempre stato proprio "a misura di bambino". Prima della proposta agazziana, infatti, gli oggetti personali venivano contraddistinti e ordinati con un numero, come negli ospedali, caserme e carceri (Agazzi, 1951 p. 27).

E' facile comprendere che offrire un'immagine affinché il bambino/a possa distinguere, ad esempio, il suo asciugamano, significa porre attenzione al suo bisogno e alla sua capacità a fare da sé e sostenere l'educazione all'autonomia in un modo che sia per lui/lei comprensibile e accessibile.
Il pensiero di Rosa Agazzi va oltre il semplice riconoscimento del proprio oggetto da quello del compagno. Le immagini scelte per i contrassegni possono diventare dei veri e propri esercizi di linguaggio.



Ripropongo i suoi insegnamenti rivolgendomi alla fascia 0-3 e alla pratica dei nidi per l'infanzia:

- Sala piccoli (o lattanti). Immagini che rappresentano oggetti vari, attrezzi, cibi, animali, elementi della natura, ecc... con nome bisillabe: to-po, ca-ne, gat-to, ra-na, pe-sce, ra-gno, ca-pra, muc-ca, gal-lo, ti-gre, ze-bra, lu-na, stel-la, so-le, bar-ca, ca-sa, ciuc-cio, scar-pa, bor-sa, let-to, va-so, sco-pa, se-dia, da-do, li-bro, pe-ra, me-la, pe-sca, sca-la, pal-la, ma-glia,...
- Sala medi (o semidivezzi, o mezzani). Immagini che rappresentano oggetti vari, attrezzi, cibi, animali, elementi della natura, ecc... con nome trisillabe: ca-val-lo, pe-co-ra, co-ni-glio, con-chi-glia, a-si-no, far-fal-la, gal-li-na, pul-ci-no, for-mi-ca, ve-sti-to, ci-lie-gia, fra-go-la, me-lo-ne, ba-na-na, cuc-chia-io, col-tel-lo, pen-to-la, tri-ci-clo, trat-to-re, ba-va-glia, for-bi-ce, om-brel-lo, chi-tar-ra, tam-bu-ro...
- Sala grandi (o divezzi). Immagini che rappresentano oggetti vari, attrezzi, cibi, animali, elementi della natura, ecc... con nome quadrisillabe: a-qui-lo-ne, pe-sce-ca-ne, mo-to-sca-fo, to-va-glio-lo, pia-no-for-te, ro-di-to-re, sco-iat-to-lo, pas-se-rot-to, cam-pa-nel-lo, bi-ci-clet-ta, te-le-fo-no, por-ta-fo-glio...

Le immagini scelte per i contrassegni possono essere affini allo sfondo integratore (il tema) del progetto educativo. Scegliendo, ad esempio, quale contenitore dei percorso educativo il "viaggio", ecco le parole/immagini che potrebbero essere utilizzate:
sala piccoli: au-to, ae-reo, bi-ci, tre-no, stra-da, ma-re, scar-pe, stel-la...
sala medi: mon-ta-gna, va-li-gia, cap-pel-lo, ves-ti-ti(o), ron-di-ne, nu-vo-la, au-to-bus, pa-ni-no...
sala grandi: bi-ci-clet-ta, ae-reo-pla-no, mo-to-ci-clo, bi-gli-et-to, au-to-mo-bi-le, ma-gli-et-ta, pan-ta-lo-ni, se-ma-fo-ro...

Gli spunti per le attività derivanti dall'opera delle sorelle Agazzi (per citare anche il contributo di Carolina) sono davvero molteplici. Rimanendo sull'argomento "contrassegni", oltre alla già menzionata difficoltà fonetica, l'autrice si è soffermata anche sulla progressiva complessità del tipo di oggetto scelto come immagine. Il pensiero per il nido d'infanzia dovrebbe rivolgere la scelta di quelle figure/immagini che i bambini possono facilmente ritrovare nella realtà.

Utilità dei contrassegni/segnaposto al nido: armadietto (talvolta la funzione di contrassegno è svolta dalla foto del bambino/a), in bagno sopra il gancio dell'asciugamano e sulla scatola o mensola per i cambi, sul taschino o cestino dove sono riposti gli oggetti di casa, sul lettino/brandina.




Rif. bibliografico:
Agazzi R., Guida per le educatrici dell'infanzia, ed. La Scuola, Brescia 1951.
Nessun commento:
Posta un commento

I vostri commenti nutrono il blog!

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...