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16/11/13

La pratica psicomotoria educativa e preventiva (2° parte)

di Bernard Aucouturier
Seminario. Università degli studi di Milano – Bicocca
Immagine tratta dal sito PPA
2° parte
Concludiamo il secondo obiettivo sui i processi di ri-assicurazione attraverso il gioco libero e spontaneo.
Nella pratica psicomotoria vengono favoriti i processi di simbolizzazione, il gioco libero e spontaneo, il quale è un mezzo per il bambino di esprimere la rappresentazione di sé.
Oltre al gioco libero e spontaneo anche il disegno, le costruzioni, il linguaggio sono simbolizzazioni per ri-presentarsi, essi però sono processi di simbolizzazione più distanti dal corpo.

Per questo ho creato la pratica psicomotoria educativa e preventiva.
Perché preventiva?



Perché questa pratica previene da un eventuale malessere del bambino. Previene dall’angoscia poiché permette al bambino di trovare in lui i processi di rassicurazione, che servono per attenuare le paure e le angosce.
Se le angosce non sono attenuate dal piacere di giocare, il bambino perdura nell’insicurezza affettiva, la quale limita enormemente l’investimento del bambino in altri piaceri come, ad esempio, quello di comunicare e di aprirsi alla conoscenza e alla cultura. Ecco perché la pratica psicomotoria educativa é preventiva.

Il terzo obiettivo riguarda l’aiutare il bambino a sviluppare le proprie capacita di decentramento tonico-emozionale.
Piaget ha parlato del decentramento come uscita dal pensiero magico. Freud ha parlato della risoluzione della crisi edipica. Mi sembra, mi permetto, che questi due autori, non hanno evidenziato che l’uscita dal pensiero magico e dalla crisi edipica corrisponde a un altro stato tonico-emozionale del bambino e a una sua apertura agli altri, alla comunicazione e alla cultura.
Per questa ragione parlo di decentramento tonico-emozionale, il quale si sviluppa progressivamente a condizione che il bambino viva in un contesto di sicurezza affettiva.
Possiamo aiutare il bambino a decentrarsi al livello tonico-emozionale? Quali sono i fattori che potrebbero migliorare questo decentramento?
Sapete bene che quando il bambino permane all’interno di una pulsione emozionale, come rabbia, paura, ecc… non è mai disponibile all’apprendimento. Come possiamo aiutarlo? Bisogna innanzi tutto permettergli di vivere intensamente un’emozione. Il gioco nella pratica psicomotoria facilita l’esplosione emozionale. Per riuscire ad accettare le scariche tonico-emozionali dei bambino è necessaria la preparazione. L’emozione, infatti, ha bisogno di emergere, di manifestarsi. Noi stessi esistiamo perché siamo esseri di sensazioni e di emozioni. Non devo ricordarmi di altro per esistere a questo mondo.

Come aiutarlo? Favorendo le simbolizzazioni attraverso il gioco, il corpo e le altre simbolizzazioni come il disegno, la manipolazione, la pittura, le costruzioni e il linguaggio. Tale molteplicità di espressioni emozionali gli permetterà di attenuare le sue emozioni perché l’emozione è diffusa in una varietà di espressioni.
E’ importante favorire, nella scuola dell’infanzia, l’espressione libera e spontanea all’interno di ogni registro di espressività del bambino. L’emozione non si perde, si diffonde. Anche quando il bambino è portato a riflettere su attività cognitive, resta sempre un po’ di emozione. L’emozione è sempre lì, si attenua.
Perché l’emozione deve attenuarsi? Questo è il grande paradosso dell’emozione.
L’emozione ci permette di entrare in relazione con gli altri. Grazie all’intermediazione degli scambi tonico-emozionali, il bambino si apre al mondo degli altri e alla comunicazione. Anche se, una carica intensa di emozione, esclude il bambino dal mondo esteriore e dalla comunicazione perché annienta le rappresentazioni mentali. Ecco il paradosso dell’emozione.
L’emozione è fondamentale alla comunicazione. L’intensità emozionale è pericolosa, come avrete avuto modo di costatare con i bambini che vi stanno vicino.
C’è un altro fattore che permetterà di attenuare l’emozione: si tratta della qualità della comunicazione.
Comunicare significa ascoltare l’altro e mettersi al suo posto. Per far ciò è necessario riuscire ad attenuare le proprie emozioni. In questo modo saremmo in grado di ascoltare ciò che arriva dall’altro e potremmo rispondere con un’emozione attenuata.
Ciò significa che la comunicazione, la quale per me è il prerequisito fondamentale del nido, della scuola materna e di tutti gli apprendimenti, deve permettere al bambino di decentrarsi progressivamente.
E’ necessario quindi favorire la conquista della parola del bambino. Prima di imparare qualsiasi altra cosa, il bambino deve parlare di sé. Quando parla di sé, lo fa sempre con emozione.
È il prerequisito della scuola materna. Ci sono dei bambini che sono, direi, in difficoltà rispetto alla conquista della parola. Bisogna aiutarli permettendogli di parlare di se stessi, del loro vissuto, della loro storia, di ciò che vivono.
Ecco dunque questo terzo obiettivo, che sarà favorito nella pratica psicomotoria perché permetterà ai bambini di passare dal piacere di giocare al piacere del linguaggio attraverso l’intermediazione delle differenze simbolizzazioni.

Mi fermo qui sugli obiettivi. Vedremo un video che riguarda un grande gruppo di bambini di sei anni. Lavoro in questa seduta con la maestra della scuola per l’infanzia e le persone che erano in formazione con me.
Dopo continuerò a parlare del dispositivo della pratica psicomotoria che voi potrete già capire di cosa si tratta.
Rituale d’inizio, d’ingresso.
C’è una domanda che mi viene sempre posta: “Perché i bambini sono stati spogliati?” Risponderò.
Ho sempre desiderato che le insegnanti partecipassero alle sedute per avere la possibilità di vivere e di osservare in maniera diversa i bambini, oltre che nel luogo abituale della classe.
In questa seduta i bambini si tufferanno nell’immaginario, nella ri-presentazione di sé, nelle simbolizzazioni. Il gioco resta sempre pulsionale, una scarica emozionale. Questo fatto è necessario per le persone che intervengono e che sono in formazione, così che possano accettare questa pulsionalità motoria ed emozionale del bambino.
Ricordo che questo è un luogo simbolico, dove tutto è rappresentazione. Lo spazio della sala è diviso in due aree.
Nel secondo spazio i bambini potranno disegnare e costruire.
Ci sono i giochi di caduta, delle macchine per cadere. Quando il bambino è capace di controllare il piacere e il dispiacere della caduta si tratta davvero di un’evoluzione. Direi un’evoluzione psicologica del bambino, capace di associare piacere e dispiacere.
I bambini trasformano. Trasformano gli oggetti. Queste trasformazioni corrispondono dunque a delle proiezioni di sé, ovvero creare camion, macchine e nello stesso tempo sperimentare il piacere senso-motorio, saltare, arrampicarsi, correre, dondolarsi, permette al bambino di affermare l’unità del corpo, la quale rimarrà sempre più o meno vulnerabile e la ricercheremo per tutta la vita.
Il materiale si trasforma, diventa… muri delle case… E’ il bambino che gioca, è il bambino che fa.
Noi possiamo partecipare in alcuni momenti: quando il bambino c’è lo chiede, quando il materiale è troppo voluminoso da trasportare. È un aiuto discreto. In alcune situazioni sarà necessario intervenire, durante i conflitti. Il passaggio all’atto in questa sala è vietato.
Ricordo l’obiettivo: il bambino qui può vivere le sue capacità di simbolizzazione. Dunque rimanere nella dimensione del simbolico, allora, qui c’è l’ospedale, c’è una bambina fragile che riceverà un po’ più di cure degli altri, delle costruzioni delle case. Siamo molto attenti alla trasformazione degli oggetti. Trasformare è già un’operazione intellettuale.
Quando un bambino trasforma un cuscino in automobile, quindi in un oggetto che rappresenta, (oggetto simbolico: il cuscino diventa macchina), ha già preso alcuni indizi in maniera sincretica, la vettura reale da lui vissuta attraverso l’intermediazione dei genitori. Ora si appropria del ruolo di conducente, coglie indizi della vettura reale in uno sfondo emozionale importante e proietterà tali indizi in un oggetto, il cuscino, che diventa macchina. È questa trasformazione che ci interessa, perché questo passaggio dall’oggetto reale nel quale lui è fortemente implicato emotivamente è un’operazione intellettuale non cosciente. La trasformazione degli oggetti è capitale per i bambini perché possono diventare oggetti simbolici. Sottostimiamo troppo frequentemente questa operazione intellettuale di passaggio dall’oggetto reale all’oggetto simbolico. È questo generalmente l’errore della scuola materna. Alcune educatrici bombardano il bambino di rappresentazioni che non hanno alcuna risonanza emozionale del bambino, che non sono legate a un vissuto del bambino.
Un giorno entro in una scuola materna dove l’educatrice della classe chiedeva ai bambini di disegnare e di colorare una mela. La maestra mi disse: “Guardi fa sempre la mela nera, quando gli dico che la mela è rossa, gialla, verde.”
Parlo un po’ con questo bambino e lui mi dice: “Si è nera perché è la mela della strega”. Dunque il bambino aveva una risonanza emozionale del colore. Spero che nella sala e negli altri luoghi della scuola materna, il bambino possa avere la possibilità di trasformare in permanenza gli oggetti, avere la potenzialità di costruirsi delle immagini e di riflettere su se stesso, attraverso questa operazione intellettuale di traslazione.
Cinque-sei anni è il periodo delle relazioni amorose, ci sono dei fidanzati, ci si separa altrettanto velocemente di quanto ci si conosce, forse questo prepara il bambino alla vita futura, forse è una grande onda. Tutto deve essere simbolico nel linguaggio che utilizziamo. Qui sono stato costretto a intervenire perché c’erano dei distruttori e noi dobbiamo proteggere ancora un intervento necessario per il materiale, è necessario mettere in sicurezza, parlare. In questa sala è possibile vivere la regredienza.
Quando parlo di regredienza, mi riferisco a una regressione che apre a una dinamica di cambiamento. Se si tratta di regressione, si parla di ritorno di sensazioni del corpo, in generale, che gira a vuoto. Non c’è dinamica nella regressione. Per questo motivo ho utilizzato un nome simile, ma che permette di pensare che in tutte le situazioni di regressione ci sia un’apertura, come in questo caso. Come in questo gioco in cui il bambino gioca a fare il bebè. Allora ciò che è importante nella sala è che i bambini possano passare a una situazione di regredienza, come a delle situazioni di gioco simbolico molto elaborato, di gioco di onnipotenza.

Ecco l’onnipotenza. Essa è presente anche nelle bambine. La bambina è regina, principessa, cantante, mamma che comanda.
Conflitti, parlare, proteggere l’aggredito, parlare con l’aggressore, trovare delle soluzioni. L’ospedale è nell’ordine del simbolico. Rappresenta la riparazione del corpo. Spesso è legato all’angoscia dell’incompletezza del corpo, alla castrazione. Per questa ragione ci sono degli incidenti, di cavalli, di macchine. I bambini chiedono di andare all’ospedale per riparare il corpo attraverso una dimensione simbolica.
(Continuando a osservare il video) Un’altra bambina fragile che si lascia andare tonicamente. C’è qui il desiderio di essere portata. Di essere portata soprattutto dalla parte posteriore del corpo. Possiamo ipotizzare che questa bambina non sia stata sufficientemente sostenuta dalla parte posteriore del corpo nel corso delle interazioni. Può essere una bambina che vive una paura di caduta.
Era infatti impaurita quando si trattava di cadere. Questa paura di cadere si manifesta sempre attraverso la necessità del sostegno dalla parte posteriore del corpo.
L’angoscia di caduta è la paura di cadere nel vuoto. Tale angoscia si trova nella parte posteriore del corpo.
Altri bambini che s’identificano pienamente nell’immagine femminile. L’onnipotenza femminile si svilupperà progressivamente attraverso la seduzione. Non è riservata solo alle donne. Ancora trasformazioni. Trasformazioni del corpo attraverso l’appropriazione dell’immagine femminile. Trasformazione degli oggetti. Identificarsi all’immagine femminile o maschile per il bambino come se fosse un’evoluzione che lo pone in una certa sicurezza affettiva. È però necessario che il bambino possa identificarsi alle sue immagini.
Ecco la pulsionalità motoria. Tutto si trasforma. I corpi diventano canne da pesca per pescare. Possiamo fare domande sul gioco, ma senza invadere troppo il bambino perché il gioco è la sua simbolizzazione. Devono essere rispettati.
Dobbiamo partecipare al gioco del bambino? Ci sono dei limiti. In ogni caso non possiamo tollerare dei passaggi dell’atto. È brusco ma resta gioco ed è evidentemente che ci sono proiezioni sull’immagine maschile.
Il bambino mi vuole legare, la bambina invece mi vuole slegare. Questo terminerà con un gioco “limite”, ma conoscendo questi bambini sapevo che si restava al limite di un gioco possibile e comunque sempre di trasformazione.
I bambini vengono avvisati che di lì a poco sarebbero passati nel secondo spazio.
La piscina (nel video alcuni bambini saltano dall’alto verso un grande cuscino).
Ecco una proiezione (una bambina imprigiona Aucouturier con un laccio). Era una seduta che poteva durare un’ora e mezza, era una scelta. I bambini sono invitati a passare nel secondo luogo dove potranno disegnare liberamente e costruire.
I bambini scelgono i gruppi come preferiscono, in particolar modo per le costruzioni.
In questo luogo è vietato distruggere le costruzioni degli altri. Lo spazio è ridotto, quindi i bambini devono fare molta attenzione alle costruzioni degli altri. Il bambino fa sempre da sé, in collaborazione con gli altri. È il bambino che ha le idee e che le rappresenta, sia attraverso il disegno, sia attraverso le costruzioni.

Prima dei tre anni il bambino accumula o allinea. È un modo per rassicurarsi, facendo una cosa che si ripete.
A partire dai tre anni, tre anni e mezzo, il bambino costruirà una simmetria. Certamente questo corrisponde al recupero della simmetria del corpo nello specchio fisico e anche nello specchio del corpo degli altri.
Questo passaggio, da ciò che si ripete alla simmetria, è una tappa fondamentale nello sviluppo psicologico del bambino. Attraverso la costruzione lui rappresenta la propria immagine del corpo e la costruzione contiene l’immagine di sé che talvolta può essere instabile o addirittura dolorosa, perché l’immagine di noi stessi è in funzione della relazione che abbiamo degli altri.
Per questa ragione i bambini instabili, non rassicurati, quando sono nello spazio della costruzione, diventano bambini calmi.
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