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10/11/13

La pratica psicomotoria educativa e preventiva (1° parte)


aucouturier
Bernard Aucouturier, psicomotricista
di Bernard Aucouturier
Seminario. Università degli studi di Milano – Bicocca
1° parte
Lo sviluppo del bambino avviene in maniera globale.
Durante le sue numerose attività, infatti, tutte le funzioni - sensoriali, motorie, affettive, immaginarie, cognitive, linguistiche - maturano insieme.
Esse agiscono e interagiscono su diversi livelli, a condizione che l’ambiente del bambino (la famiglia, il nido d’infanzia, la scuola dell’infanzia, …) sia in grado di offrirgli l’affetto,­ la tenerezza e uno stile di vita il più possibile regolare, affinché egli possa provare un sentimento di sicurezza, indispensabile al suo sviluppo e alla sua autonomia.
Bisogna sempre tenere a mente che il bambino è un essere d’azione, di gioco, di emozione, di comunicazione. Inoltre egli ha il desiderio di crescere nonostante le difficoltà che può incontrare nel corso della vita.
Questa introduzione determina ciò che è la psicomotricità del bambino, un essere globale che interagisce con il mondo esterno.

Vorrei quindi parlare della pratica psicomotoria educativa.

Ho creato questa pratica partendo dall’attività libera e spontanea del bambino.
Coloro che non conoscono la pratica psicomotoria ed hanno modo di osservarla dicono di frequente: “nella pratica Aucouturier i bambini fanno ciò che vogliono, così i bambini sono troppo liberi!”
Riconosco l’attività libera e spontanea del bambino come fondamentale al suo sviluppo. Quest’attività libera può essere vissuta nella natura ed è importante che i genitori ne siano partecipi.
Riconosco quindi l’importanza di queste attività libere e spontanee, anche se questo non è la pratica psicomotoria.
La pratica psicomotoria educativa presuppone un quadro ben preciso, costituito da alcuni obiettivi:
- un dispositivo spazio-temporale;
- un’attitudine dello specialista della pratica psico-motoria.

Mi permetterete dunque di sviluppare questo quadro per comprendere l’importanza della pratica psicomotoria per lo sviluppo del bambino al fine di permettergli di vivere un percorso di maturazione psichica che si estende dal corpo al linguaggio verbale.




Gli obiettivi sono tre, tra loro interconnessi:
1) Aiutare il bambino a sviluppare le proprie capacità simboliche;
2) Favorire lo sviluppo dei processi di ri-assicurazione;
3) Favorire lo sviluppo dei processi di decentramento tonico-emozionale.

Il primo obiettivo, favorire lo sviluppo di simbolizzazione.
La simbolizzazione è rappresentazione di sé. Mi spiego meglio. Durante l’interazione il genitore vive e prova ciò che il bambino gli comunica attraverso il corpo, principalmente con l’intermediazione del viso.
Il genitore restituisce al bambino, attraverso le mimiche, gli sguardi, i gesti, i suoni e le parole; un’immagine, una forma diversa di ciò che ha ricevuto dal bambino ed essa dipende dalla storia affettiva di entrambi i genitori.
Possiamo affermare che il bambino si appropria di questa immagine dell’altro come una ri-presentazione di se stesso. Ciò significa che l’immagine, la forma di cui il bambino si appropria, è dipendente da ciò che l’altro gli rinvia. La ri-presentazione di sé ha bisogno di passare per qualcuno che dia forma e contenga uno stato interiore al corpo del bambino e che alleggerisca le sue pulsioni ed emozioni.
La rappresentazione di noi stessi è dunque, all’origine, compito dell’altro.
La rappresentazione di sé si esprime in tutti i giochi del bambino. Il gioco è perciò una ri-presa della storia del bambino in relazione all’altro, è il mezzo che ha il bambino per ri-presentarsi. C’è però un’evoluzione in questa ri-presentazione di sé. Il bambino, non potendo restare invaso dall’immagine dell’altro, cercherà di correggerla, di attenuarla per ricercare infine la sua propria immagine.
Esistono due condizione per attenuare l’influenza dell’altro:
a) il piacere dell’azione;
b) il piacere del gioco di fronte allo specchio.

a) Agire precocemente, senza costrizione, in uno spazio sicuro offerto dai genitori, permette al bambino di vivere le proprie sensazioni, le proprie azioni, le proprie emozioni e di essere se stesso. Il piacere ad agire presente nel bambino è evidente. D’altronde il piacere nasce proprio dall’azione.
Potendo vivere le proprie sensazioni, le proprie emozioni e le proprie azioni il bambino allontana progressivamente l’influenza dell’altro da se e dalla propria immagine.
E’ importante che genitori, educatrici dei nidi e delle scuole materne lascino agire liberamente il bambino in uno spazio ben studiato, dove egli possa vivere tutte le esperienze possibili, poiché agire è anche scoprirsi, è essere se stessi ed è conoscere. Il bambino che agisce liberamente forma il proprio pensiero. Mentre agisce liberamente egli dialoga con se stesso, sviluppando i propri pensieri e il suo pensiero.
b) Una seconda condizione per attenuare l’importanza dell’altro sulla propria immagine per la rappresentazione di sé, è rappresentata dal gioco davanti allo specchio.
Se avete avuto modo di osservare alcuni bambini di due anni posti davanti allo specchio, avrete notato come gesticolano, fanno le boccacce e se ne vanno, uscendo dallo specchio, per poi ritornare. Il gioco può continuare con questa alternanza di comparire e scomparire.
Questo gioco di apparire e sparire ha un’origine: è il gioco del cucù con mamma o papà. Quando il bambino è nella culla, la mamma spesso si presenta dicendogli: “cucù, eccomi qui!”, oppure si nasconde il viso e lo scopre dicendo: “cucù!”. Bene, questo gioco è fondamentale. Permetterà al bambino di appropriarsi dell’immagine dell’altro, in particolar modo del viso.
Inoltre gli consentirà di vivere la presenza e l’assenza in maniera non drammatica. Il bambino che ha potuto vivere il piacere del gioco del cucù se ne approprierà per ri-giocarlo a sua volta davanti allo specchio.
Gesticolando e facendo boccacce allo specchio si appropria delle proprie sensazioni, di quelle boccacce che sono le sue ma che hanno sicuramente qualcosa a che vedere con quelle che il genitore gli proponeva nella culla. In tal modo potrà scoprire la propria immagine nello specchio e questa appropriazione viene ancora una volta attenuata dall’immagine dell’altro che è in lui. Questa tappa è fondamentale poiché permetterà al bambino di accedere all’immagine del corpo, o altrimenti detto, la rappresentazione di sé che è funzione dell’altro.  Nell’ordine dell’immagine di sé succede che l’immagine nello specchio, che è l’immagine del corpo, viene rettificata e diventa l’immagine di sé.
Dunque possiamo affermare che tutti i giochi del bambino gli permetteranno di esprimere la rappresentazione di sé, l’immagine di sé e anche, simultaneamente, ciò che fa parte dell’immagine del corpo. Tornerò su questo punto.

Il secondo obiettivo riguarda il favorire lo sviluppo dei processi di ri-assicurazione. Perché ri-assicurazione?
Vi faccio un esempio. Quando il bambino ha paura si precipita fra le braccia del genitore. Quest’ultimo, attraverso la postura, i gesti e le parole, permette al bambino di attenuare la sua paura e di rassicurarsi. I genitori trasformano il tono del bambino: dunque l’emozione è forse una rappresentazione arcaica della tonicità dal momento che il genitore non agisce direttamente sull’emozione ma sulla tonicità del bambino (il tono appartiene al neurofisiologico, mentre la tonicità è il tono il relazione). I genitori attenuando la tonicità del bambino, attenuano l’emozione del bambino.
Allora forse possiamo pensare che l’emozione fosse già una rappresentazione arcaica della tonicità. Chiudo la mia parentesi.
Dunque il bambino è rassicurato. Ho utilizzato il termine di ri-assicurazione. Tutti conoscete l’oggetto che rassicura il bambino. Oggetto che è stato chiamato da Winnicott “l’oggetto transazionale”. È l’orsetto. Esso evoca nel bambino certamente una relazione emotiva perché è stato dato al bambino dal genitore. Evoca anche delle sensazioni. Dunque l’orsetto è una rappresentazione dell’altro e il bambino si rassicurerà tramite l’intermediario di una ri-presentazione.
Per questa ragione li ho definiti processi di ri-assicurazione, perché ciò che interessa è come il bambino possa ri-assicurarsi attraverso delle ri-presentazioni. Il corpo del bambino quando agisce, quando gioca è una ri-presentazione della sua storia, è una ri-presentazione dei piaceri e dei dispiaceri. Dunque per il piacere che ha agendo sul corpo possiamo dire che questo gioco è una ri-presentazione. Allora dobbiamo domandarci: Il corpo è anch’esso oggetto transizionale? In ogni caso il corpo è nell’ordine del simbolico, perché è sempre sostenuto da una storia.
Ri-assicurarsi rispetto a cosa?
Rispetto alla paura e all’angoscia. Esiste nel neonato una paura universale: quella di perdere la vita. Nonostante la protezione dei genitori, il neonato vive delle tensioni toniche dolorose nel proprio corpo, che non può eliminare da solo. Perché dolorose?
Perché deve aspettare, è in un nuovo ritmo di vita e non può eliminare lui stesso queste tensioni legate all’attesa. Vive alcune tensioni interiori, la fame, la sete, il freddo, e anche eventualmente le aggressioni esterne dovute a manipolazioni talvolta troppo brusche, a un sostegno insufficiente del corpo, … Queste tensioni del corpo, inevitabili, ognuno di noi le ha vissute, sono all’origine di uno stato permanente di malessere che si chiama angoscia.
L’angoscia si manifesta inizialmente attraverso un malessere, principalmente tramite emozioni di paura, e crea nel bambino un’insicurezza affettiva.
L’angoscia è nel corpo. Si trova nelle tensioni del corpo le quali si manifestano tramite, potremmo dire, delle somatizzazioni dell’infanzia che sono principalmente intestinali, respiratorie. Queste tensioni che creano delle somatizzazioni, perdureranno inseguito l’instabilità motoria e l’agitazione motoria. Esistono alcune angosce arcaiche che nascono durante i primi sei mesi che riguardano la perdita del corpo. Il bambino non ha la capacità di attenuare queste angosce:
- angoscia di spezzettamento del corpo;
- angoscia di caduta;
- angoscia di esplosione del corpo;
- angoscia di liquefazione, di perdita totale dei limiti del corpo.
I genitori sono i migliori agenti per attenuare queste angosce arcaiche. Essi percepiscono rapidamente quando il bambino si agita nella culla, si ipertonifica, grida, piange. In quel momento reagiscono per alleviare il tono del loro bambino, per attenuare la sua angoscia e le sue paure.
Spetta ai genitori attenuare queste angosce arcaiche perché il bambino non ha le capacità psichiche sufficienti per farlo. Queste angosce arcaiche sono la matrice di tutte le angosce future. Winnicott ha spiegato molto bene questo. Ovvero tali angosce arcaiche sono responsabili dell’angoscia di separazione e dell’angoscia dell’incompletezza del corpo legate alla castrazione.
C’è un periodo importante nello sviluppo del bambino, esso corrisponde ai primi sei mesi di vita. Il bambino esce dalla confusione, a condizione che la qualità dell’interazione e il piacere condiviso con i genitori gli permetta di riunire il proprio corpo e di evitare l’angoscia di spezzettamento. È il piacere condiviso che permette al bambino di unire tutte le parti del suo corpo. Lo si vede bene al partire dal 6° mese, quando il bambino si occupa del proprio corpo, si osserva, si occupa di lui, si tocca, prende le sue mani e i piedi li porta alla bocca. Si percepisce già un bambino più aperto al mondo. Quest’unità è determinante ma, ripeto, non è che una conseguenza della qualità della relazione con i genitori.
Potete immaginare un bambino che perdura nelle proprie angosce a causa di un grande deficit d’interazione e di piacere condiviso. In questo bambino perdureranno delle tensioni corporee, un certo grado di angosce arcaiche che destabilizzeranno tutte le funzioni in via di maturazione o mature. Le funzioni mature sono la respirazione, la digestione, la visione, l’udito, il tatto. Quelle immature sono, innanzitutto, la formazione psicologica, la formazione del pensiero e poi tutto ciò che riguarda il corpo strumentale, l’equilibrio, le prassie.
Inoltre, se il bambino è stato contenuto nelle sue angosce grazie alla qualità delle interazioni offerte dai genitori, registra su di lui questo piacere condiviso con l’altro, il quale corrisponde a delle azioni che sono state agite su di lui e a delle azioni che egli ha agito sull’altro.
Significa che lui, nel suo corpo, nella sua memoria (principalmente nella memoria implicita) ha tanti ricordi, sensazioni e azioni dell’altro.
Il bambino di fronte alle proprie angosce arcaiche è rassicurato, ma resterà sempre traccia di tali angosce. Rimarrà qualcosa di questa mancanza dell’unita del corpo. Ciononostante il bambino troverà su di sé le risorse per attenuare queste angosce e per prolungare l’unita del proprio corpo.
Ciò significa che il bambino vive un certo grado di angosce e che quindi cercherà in lui - nella sua memoria arcaica - piacere, sensazioni, azioni che gli permetteranno di attenuare le proprie angosce e di agire nello spazio per compensare queste tensioni del corpo.
E’ il problema che abbiamo tutti noi esseri umani fin dalla nascita. Come possiamo attenuare le tensioni corporee?
Esiste un periodo della vita in cui non possiamo attenuarle. E’ solo a partire dal 6°, 8° mese di vita che il bambino può scavare nei suoi ricordi, nelle proprie sensazioni, nel proprio piacere e nelle proprie azioni, attualizzandole nello spazio per rassicurarsi.
Vi sono alcuni bambini che hanno vissuto un’alta intensità d’angoscia perché i loro genitori non hanno saputo rispondere efficacemente e attenuare le tensioni del corpo. In questi casi il bambino vive un grado di angoscia eccessivo, il quale non gli permette di trovare da solo una dinamica di riassicurazione, di piacere e di azione. Con ciò possiamo spiegare quel che riguarda l’origine dei problemi e delle difficoltà psicomotorie.
Riassumendo. Il bambino vive delle angosce sostenibili, dalle quali può rassicurarsi grazie al piacere delle azioni e in particolare delle azioni giocate, del gioco.
Ci sono alcuni bambini che vivono un tale grado di angoscia arcaica difficilmente sostenibile o non sostenibile del tutto. E’ qui che si trova l’origine, secondo me, di tutti i problemi di sviluppo del bambino con ripercussioni sul corpo strumentale e sul corpo immaginario. La conseguenza è l’incapacità di giocare del bambino.

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