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05/02/14

La pratica psicomotoria educativa e preventiva (3° e ultima parte)

Aucoutourier psicomotricità

di Bernard Aucouturier
Seminario. Università degli studi di Milano – Bicocca
3° parte
Vorrei riprendere alcuni elementi del video che avete visto.
Le attività dei bambini nel primo e nel secondo luogo, da voi osservate, sono collocate tra un rituale di entrata e un rituale finale.

Durante il rituale d’entrata è sempre necessario ricordare ai bambini che quello è uno luogo di gioco. In tal modo viene precisato che in tale spazio c’è una legge e ci sono delle regole. C’è il divieto di aggredire: attraverso i gesti o tramite le parole.
Esistono anche alcune regole più morbide, come quella relativa al passaggio da un luogo all’altro. In tale passaggio è necessaria una certa flessibilità poiché alcuni bambini possono avere difficoltà a lasciare la dimensione emozionale e simbolica del gioco.




Il rituale finale è rappresentato da una storia. Definisco la storia come un gioco di riassicurazione profonda attraverso il linguaggio. Fino ai tre anni i bambini attuano principalmente giochi di rassicurazione profonda.
Rassicurarsi rispetto a cosa? Rispetto alla paura di essere distrutti, aggrediti, abbandonati. Tutti i giochi dei bambini prima dei tre anni seguono questa linea e tali giochi potranno certamente perdurare nel tempo.
Questi giochi di rassicurazione profonda sono legati anche alla “presenza” e all’”assenza”, al “perso” e al “trovato”. Sono i giochi come il nascondino, sono i giochi di piacere senso-motorio che permettono al bambino di affermare la sua unità del corpo, sono i giochi dell’avvolgersi, dell’aggrovigliarsi, d’identificazione con l’aggressore.
Nella storia del bambino ci sarà sempre un aggressore. Esso ha origine nelle tensioni del corpo vissute nei primi mesi di vita, ovvero, il bambino sperimenta un aggressore interno, corporeo, più o meno forte, senza nome. Progressivamente il bambino identificherà tale aggressore: sarà il lupo, l’orco, il coccodrillo, la strega… queste non sono altro che metafore della relazione delicata e talvolta dolorosa vissuta con i genitori.
Identificarsi con l’aggressore significa padroneggiare l’aggressore. Non si ha quindi più paura di tale aggressore. È per questa ragione che tutti i bambini del mondo giocano in questo modo.
Inoltre, una tappa importante a livello psicologico è il passaggio dall’aggredito all’aggressore e viceversa, cioè il cambio di ruolo.
 C’è quindi, dicevamo, un finale rappresentato da un rituale dato da una storia.
Una storia che deve alzare un po’ la paura: la paura di essere inseguiti, distrutti, aggrediti e abbandonati. I bambini troveranno dei processi di rassicurazione, dunque si tratta di una storia interattiva.
Ora vi racconterò una storia, o meglio, una parte di una storia. È la storia di Poupounne e di Gran Groum.
Poupounne, a detta di sua madre, è una bambina molto cattiva.
La mamma le dice: “Se continui così, chiamo Gran Groum che ti getterà nel fiume.”
Un giorno qualcuno bussò alla porta della loro casa, era Gran Groum!
Entra in casa e apre un grosso sacco. Così prende Poupounne, la mette nel sacco e lo chiude. Con il sacco in spalla, esce dalla casa e si dirige verso il fiume.
Continua…
Si tratta dunque della paura di essere distrutti. È possibile chiedere ai bambini di esprimere i propri processi di rassicurazione.
Cosa farà Poupoun se viene gettata nel fiume? Ogni bambino ha il suo personale processo di rassicurazione, in base al quale dirà delle cose. Si raggruppano le idee per continuare la storia eorganizzare un nuovo episodio.
Ci sono, ad ogni modo, delle precauzioni da prendere. Il nostro racconto deve adattarsi allo stato del gruppo dei bambini. Ci sono bambini che possono essere più fragili di altri e noi adatteremo sempre la narrazione al bambino più fragile del gruppo.
Il bambino più fragile è riconoscibile subito, nel momento in cui voi aumentate il senso della paura, questo infatti corre a sedersi sulle vostre ginocchia, oppure vi mette la mano sulla bocca o si mette le mai alle orecchie per non sentire. In tal modo capite quale intensità non dovete superare.

È importante osservare i bambini durante questa ultima parte della seduta. Ci sono dei bambini che ascoltano la storia con una certa tranquillità. Le emozioni vengono espresse attraverso il viso, ma non con la gesticolazione. Tali bambini mostrano di essere già capaci (a partire dai cinque anni) di un certo grado di decentramento tonico emozionale.
Ciò significa che questi bambini vivono ciò che andremo a definire come “mozione”: un movimento interiore, tonico e psichico, senza troppa manifestazione esteriore.
La scuola materna non dovrebbe essere il luogo in cui si aiutano i bambini ad acquisire la nozione di mozione. Personalmente lo credo molto.

Vorrei aggiungere qualcos’altro in rapporto al video che avete visto.
Ci sono dunque due luoghi. In questi il bambino ha la capacità di rappresentarsi. Ho definito il primo di questi come il luogo dell’espressività motoria e, il secondo, il luogo dell’espressività plastica, grafica e linguistica.
Fino ai tre anni i bambini possono utilizzare simultaneamente i due luoghi, possono facilmente passare dall’uno all’altro luogo a condizione che il materiale resti in ciascun luogo.
In tal modo, da un gioco di rassicurazione profonda, il bambino può passare immediatamente a un luogo di espressione grafica. All’interno dell’espressione grafica c’è un segno molto importante ed è la conquista della forma circolare chiusa, prima dei tre anni. Qui abbiamo la prova che il bambino è capace di rappresentare la propria unità: a partire dalla chiusura del cerchio il bambino potrà avviare la rappresentazione di sé.

In merito al fatto che i bambini durante il gioco (nel video) sono spogliati. Mi riferisco a questa sala che avete visto, un’ottima sala in cui ho lavorato per più di trent’anni, ben equipaggiata, riscaldata e che è diventata un vero e proprio laboratorio.
Personalmente non chiedevo ai bambini di spogliarsi ma solo di togliere le scarpe e i calzini.
Tenuto conto del calore e dell’attività di movimento dei bambini, spontaneamente i bambini si spogliavano dei vestiti, ma la nudità totale resta vietata.

È necessario comprendere che la pratica psicomotoria educativa come l’abbiamo concepita, deve far parte di un insieme pedagogico coerente nel quale il bambino è collocato al centro del dispositivo educativo.
L’insegnante, (l’educatore e il pedagogista) è colui che sarà in grado di aiutare il bambino ad astrarsi dal proprio vissuto, a separarsi dall’esperienza di gioco tramite l’intermediazione del linguaggio orale e, progressivamente, di quello scritto. È necessario molto tempo, non bisogna affrettare il bambino in attività cognitive eccessive, come avviene oggi. Bisogna invece aiutarlo a restare un bambino che diventa, progressivamente, un allievo aperto alla cultura. Non c’è accesso alla cultura se il bambino non vive in uno spazio di sicurezza affettiva, di legge e di cultura.
Educare appartiene all’ordine dell’amore, della legge e della cultura e in questo mi rivolgo ai genitori, alle educatrici del nido d’infanzia e della scuola dell’infanzia: a mio avviso non c’è educazione senza tenerezza, calore affettivo, legge, regole e cultura.
Dunque la pratica psicomotoria deve essere concepita in questo coerente contesto pedagogico, centrato sul bambino.
È poi necessario parlare dell’attitudine dello specialista della pratica psicomotoria educativa. Innanzitutto deve essere capace di accettare la pulsione motoria del bambino nella scarica emotiva, e questo non è poco perché in generale le educatrici dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia non hanno ricevuto una tale formazione. Penso poi che sia necessario assicurare la sicurezza fisica e materiale dell’ambiente in cui il bambino è collocato e poi ritengo importante la sensibilità dell’educatrice all’emozione del bambino. Il calore dei gesti e delle parole. Questo non esclude che in alcuni momenti l’adulto affermi la propria fermezza poiché essa consente al bambino di crescere, ha lo scopo di farlo progredire nella dimensione simbolica del gioco, dell’espressività e del linguaggio verbale.
Termino presentandovi una piccola sequenza di gioco di rassicurazione profonda (visione video).
Conoscete questo gioco: incastrare e separare, riunire e disunire. Ciò fa riferimento al gioco di riunire il proprio corpo: nel momento in cui il bambino riunisce c’è la presenza dell'altro, che è assente, e nel momento in cui il bambino separa c’è la perdita dell’altro. Questo significa che attraverso un gioco apparentemente tanto semplice, il bambino si rappresenta e che, questa rappresentazione è legata alla presenza (riunire) assenza (disunire).

Commenti al video: Insieme separare e riunire allo stesso tempo, l’altra bambina svuota e riempie, è la stessa dinamica.
Si accorge che quel secchio è un po’ rotto. Il gesto è ritmato. Un gioco molto semplice che corrisponde al gioco di svuotare e riempire, di separare e riunire. Tutti questi giochi fanno riferimento al corpo e alla presenza e all’assenza dell’altro.

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