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02/03/14

Intervista a Claudia Volpe, autrice dell'antologia di racconti "Anche le cose hanno un'anima"

Vita0-3 ha il piacere di presentare l'e-book Anche le cose hanno un’anima10 racconti "genuini" che hanno come protagonisti oggetti della quotidianità!
Le vicende narrate accolgono e accompagnano con semplicità, i vissuti, le curiosità e le emozioni dei bambini, ispirandosi alla loro spontanea attitudine a giocare e fantasticare con le cose.

Claudia Volpe, l'autrice del libro (leggi la presentazione completa), è insegnante di scuola primaria e scrittrice di numerose storie per bambini.
Nell'intervista per Vita0-3 oltre a raccontarci il suo ultimo, abbiamo approfondito l'importanza di accogliere le idee dei bambini, i consigli per leggere o narrare una storia e molto altro! Buona lettura!

Salve Claudia, vorrei partire da qui: “quasi quaranta anni di insegnamento nella Scuola Primaria” .
Dai tuoi racconti si evince quanto ti sia dedicata ad ascoltare i tuoi allievi per sostenere la loro fantasia e cogliere il loro reale interesse.
Mi tornano in mente le parole di Gianni Rodari ne La grammatica della fantasia: “il maestro si trasforma in un animatore. In un promotore di creatività. Non è più colui che trasmette un sapere bell’e confezionato (…). E’ un adulto che sta con i ragazzi per esprimere il meglio di se stesso, per sviluppare anche in se stesso gli abiti della creazione, dell’immaginazione, dell’impiego costruttivo (…)”.





Quali sono gli ingredienti per creare un setting scolastico capace di attivare la macchina della creatività?



Innanzitutto bisogna saper “creare” interesse per ogni attività scolastica in modo che i bambini capiscano da sé che conoscere non è importante solo ai fini del giudizio scolastico, ma il sapere e soprattutto la capacità di creare sono importanti perché arricchiscono, stimolano l’immaginazione e la curiosità e chi è curioso… cerca e, alla fine, trova… trova sempre la propria strada.
E’ ovvio che l’insegnante per primo deve essere un entusiasta e credere nei suoi alunni e  in ciò che fa e dice… solo così i bambini, che sono fini osservatori, lo seguiranno  e lo ascolteranno non solo con le orecchie, ma soprattutto con il cuore. Ma questa metodologia va attivata subito, anche se gradualmente, già al primo anno della scuola primaria.




E’ sempre complicato spiegare ai più piccoli determinati argomenti come quelli legati all’esistenza e alla morte. Storia del Cocomero solitario racconta in maniera dolce e soave queste tematiche. Rimasto solo, il Cocomero ripensa con malinconia ai caldi pomeriggi d’estate, trascorsi a chiacchierare con gli amici ormai partiti.
Come può, un racconto, aiutare gli adulti a condividere con i bambini argomenti di tale portata?

Gli adulti, soprattutto nelle nostra epoca, rifuggono l’argomento escatologico: è assolutamente vietato parlare di morte, soprattutto ai bambini e, se qualcuno lo fa, è considerato folle, nel migliore dei casi.
Ma così, tenendo i piccoli all’oscuro del nostro comune ultimo destino, non si fa che alimentare la loro paura per un evento oscuro del quale non ricevono spiegazione alcuna, ma solo vaghe risposte inquietanti.
Ma se morire è l’unica cosa che tocca a tutti, l’unica giustizia che non prevede raccomandazioni o scappatoie... per nessuno (da leggere la bellissima poesia di Totò “A livella” ) io credo che la morte non  debba spaventare.
L’essere umano, come tutte le creature viventi, muore da sempre, dopo un ciclo di vita più o meno lungo… e allora ci sarà una spiegazione per questo e non è detto che sia poi lugubre o terrificante.
Nel caso del piccolo cocomero, si decompone la sua scorza, il suo frutto, i suoi semini, ma il suo cuore sopravvive a dimostrazione che il nostro sé più vero e autentico, cioè la somma dei sentimenti, delle emozioni, dei ricordi, delle esperienze vissute, sopravvive per sempre.



Anche la Storia di Molly, la piccola molletta rossa parla della fine della vita e questa volta, oserei dire, quasi in chiave buddista. Mi viene anche da pensare alla famosa citazione del chimico Lavoiser: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
Credere a qualche forma d’immortalità può forse essere un compromesso per riuscire ad accettare la mortalità?


Molly, la piccola molletta rossa, si trasformerà in un altro oggetto di plastica, quindi anche lei non morirà, ma seguiterà a vivere sotto altra forma esteriore, conservando il suo nucleo di buoni sentimenti e curiosità.
La protagonista del racconto, pur dovendo affrontare la sua inevitabile fine, capisce che non morirà definitivamente, ma diventerà un altro utensile e la sua esperienza continuerà sotto un’ altra forma e questo mi sembra un messaggio positivo che sfronda il morire da ogni comprensibile paura.
Se ci si vuol vedere un pizzico di buddismo… perché no, non è forse una filosofia che può essere letta in chiave positiva molto più di altre pesanti dottrine?  




Hai affermato di aver inventato queste storie per raccontare qualcosa di nuovo alle tue nipotine. Qual è, tra queste, la loro favola preferita e in che modo la racconti?


Ho, infatti, cominciato a inventare storie per le mie nipotine, ma non le preparavo prima né  le scrivevo per poi leggerle, le raccontavo inventandole al momento, magari chiedendo loro quali personaggi  avrebbero dovuto esserci nel nuovo racconto e in quale ambiente avrebbe dovuto svolgersi la nuova storia.
Le raccontavo interpretando con voci diverse i vari personaggi, perché così ho sempre fatto a scuola e quel mio “recitare” più che leggere entusiasmava i bambini.
Le mie due nipotine prediligono, ancora oggi, la storia del cocomero solitario e del cavallino di legno, ma sono anche molto legate ad una "serie" di brevi  storielle, che inventavo all’istante, i cui protagonisti principali erano due: la saggia tartaruga Beba e il vivace e disobbediente coniglietto Fuffi. 



Leggendo i tuoi racconti non si può fare a meno di pensare a come ogni esperienza, anche banale e quotidiana, possa divenire cibo per la fantasia: fare la spesa, andare in campagna, stendere il bucato, riordinare una soffitta, cucinare e così via… Qualsiasi oggetto può animarsi e costituire una parte del, citando nuovamente Rodari, “binomio fantastico”. Questo modo di fantasticare è vicino a quello che Piaget ha definito “animismo infantile”, ovvero la tendenza a considerare le cose come vive e dotate di intenzione.
In che modo le tue storie hanno preso spunto dalla voce dei bambini?


Basta osservare i bambini per capire che, con la loro inesauribile fantasia, riescono ad animare ogni cosa.
I miei alunni, i miei figli, le mie nipotine spesso hanno giocato con cose reperite in casa, oggetti di uso comune e li  hanno resi “vivi e parlanti” divertendosi molto di più che con giocattoli ricercati e costosi.
La mia nipotina aveva una magnifica casa di Barbie a più piani, ma si divertiva tanto a creare una suo piccolo rifugio aprendo le ante degli armadi e legando agli sportelli i miei foulards.




L’editoria per ragazzi è sempre più ricca di proposte e prodotti di ogni tipo, ma non tutto è oro ciò che luccica! Spesso ci troviamo davanti a libri e racconti che, seppur graziosi e attraenti, sono poco “funzionanti”: non sembrano scritti da chi davvero ha esperienza con i bambini e con il loro modo di veder le cose. Inoltre, anche con il totale impegno dell’adulto narratore, non sono in grado di far scaturire quel magico coinvolgimento.
Credi che le case editrici dovrebbero affidarsi maggiormente al supporto di chi per mestiere si occupa di pedagogia?


Ho spesso notato che non sempre i bambini rimangono affascinati e coinvolti da libri molto pubblicizzati; a volte non scatta quel feeling che, invece, può emergere durante la lettura  di testi poco  conosciuti.
L’autore, quando scrive, generalmente lo fa perché segue una sua personalissima ispirazione, ma la vicenda che poi ne scaturisce non è detto che coincida sempre con l’aspettativa che un bambino ha nei confronti della storia che legge.
Anche a noi adulti è capitato, dopo aver letto un’opera di uno scrittore famoso, di chiederci, con una certa perplessità, cosa ci fosse di tanto bello e cosa volesse comunicare veramente l’autore.
Per i bambini la questione è ancora più delicata, perché, se è pur vero che si nasce con il pallino della lettura, è anche vero che molti fanciulli possono essere “avviati” al libro, ma non bisogna sbagliare l’approccio.
Sì, probabilmente, per la letteratura infantile, occorre servirsi di persone vicine al mondo dei piccoli perché hanno un modo diverso di vedere e percepire le cose che ci circondano. 



Da lettrice e da “piccola lettrice” hai un racconto o uno scrittore del cuore? Quale favole o storie hanno accompagnato la tua infanzia, ti hanno ispirata e ricordi, ancora oggi, con affetto?


Sin da bambina ho sempre letto molto, era il mio passatempo preferito perché mi faceva vivere emozioni ed avventure che adesso i nostri bambini, più comodamente e pigramente, vivono davanti ad una storia trasmessa dalla TV.
In questo modo non esercitano la fantasia per immaginare gli ambienti, per “vedere” le sembianze dei vari  personaggi o udirne le voci, perché è tutto lì, sullo schermo, già bello e pronto per l’uso.
Quando si legge, invece, si attiva la creatività, perché devi immaginare tutto, proprio come fanno i nostri bimbi quando giocano con gli oggetti reperiti in casa.
Non uno, ma tanti sono stati i miei libri preferiti, erano i classici della mia epoca e che, comunque, consiglierei ancora: Pinocchio, Piccole Donne, Senza Famiglia ed anche il libro Cuore
Ho amato molto anche le leggende e i miti greci e romani, mi affascinava il mondo degli dei e le loro tempestose relazioni con i comuni mortali.
E  ricordo un libro, che avrò letto decine di volte, di cui non ricordo più l’autore, che si intitolava “Vita di ogni giorno in Roma Antica”
Non ho amato, invece, i libri del grande Giulio Verne, non era il mio genere.



Per concludere, si parla tanto di lettura ad alta voce, lettura per procura e lettura vicariale per indicare l’impegno dei “grandi” nello svelare ai bambini, che ancora non sanno leggere, il piacevole contenuto di un buon libro.
Hai qualche consiglio da dare agli adulti che leggeranno le tue storie ai piccoli ascoltatori?


Sicuramente non limitarsi a leggere le storie, ma sforzarsi di “recitarle” con il cuore, immedesimandosi nelle situazioni presentate dal racconto e utilizzare una voce diversa per ogni personaggio tuffandosi nella storia con l’entusiasmo di…. un bambino.




E. L.



Ecco le 10 favole contenute nell’e-book Anche le cose hanno un’anima (racconti per bambini dai 3 ai 9 anni):

Il Cocomero solitario; Molly, la piccola molletta rossa; La vecchia Graticola; Il Cavallino di legno; Il PC e la Macchina da Scrivere; Bernardo e il suo Amico Celeste; La Stellina curiosa; Le avventure della cagnolina Yoko; Il Quaderno di grammatica; Il Lampione Polifemo.



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