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04/05/14

Le vostre domande: "Come affrontare rimproveri e capricci a 14 mesi?"

capricci
Immagine tratta da cache.magicmaman.com
✎ Buongiorno, il piccolo di 14 mesi strilla disperato se non riesce a fare tutto ciò che gli viene in mente oppure se viene rimproverato per aver fatto qualcosa di sbagliato. 
I nonni sempre (viviamo tutti insieme) e qualche volta la mamma dicono che è piccolo per capire e che ci sarà tempo per insegnare, di conseguenza il pianto viene sempre seguito con apprensione cercando i più disparati stratagemmi affinché cessi al più presto. 
Il papà, o meglio l'orco della situazione, invece il piccoletto non solo lo crede capacissimo di capire ma anzi negli sguardi spesso legge a chiare lettere un atto di sfida nei confronti degli adulti per misurare i loro comportamenti con sfida/effetto e pianto/effetto, una sorta di test psico attitudinale per misurare chi ha intorno, in questa logica il papà vorrebbe che si intervenisse al pianto solo per reali bisogni e non per una bizza, per quest'ultima vorrebbe farsi vedere disinteressato al pianto per vedere se il piccolo ritrova la quiete da solo, ma quando ci prova immediatamente viene rimproverato. 
Si accertano consigli e rimproveri. Il papà.


 Caro papà,
il vostro bambino sta attuando dei comportamenti tipici della sua età e necessari per lo sviluppo e la costruzione della personalità. Per crescere ha bisogno della vostra attenzione e di risposte coerenti. Il fatto che pianga dopo un rimprovero significa che è stato in grado di riceverlo e, il fatto che questo non l'abbia lasciato indifferente, è un bene!
Se fai un passo indietro nel tempo ti ricorderai che durante il primo anno di vita le sue richieste erano perlopiù rivolte a soddisfare bisogni fisiologici (come fame, sonno, pulizia, disagi e dolori fisici...). Dopo un primo momento di rodaggio, forse ora ti sembra che in quel periodo era più semplice sintonizzarti con lui per rispondere adeguatamente alle sue necessità.
Adesso le sue esigenze sono cresciute e si sono diversificate: vi trovate di fronte ad un piccolo individuo attivo, curioso, impulsivo e caparbio che vuole poter toccare tutto, arrampicarsi ovunque, premere i pulsanti di qualsivoglia elettrodomestico, svuotare ogni armadio e cassetto, dimenarsi durante il cambio o la vestizione, rovesciare la pappa o l'acqua, portare il cibo in giro e via dicendo.
Attraverso il vostro diniego, i famosi "no", sta imparando che non tutto ciò che desidera può essergli concesso. Talvolta ciò è per lui causa di rabbia e frustrazione.

Il pianto dopo un rimprovero.
Vorremmo poter risparmiare ai nostri figli qualsiasi tipo di sofferenza ma sappiamo che vivere e affrontare piccole frustrazioni è importante per la loro crescita: è un'opportunità per cercare dentro di sé le risorse necessarie a superare questi momenti di conflitto, potendo comunque contare sull'amore e sul sostegno degli adulti importanti. I grandi svolgono un fondamentale ruolo nell'interpretare la realtà per i loro bambini quando ancora non sono sufficientemente maturi per razionalizzare le sensazioni provate e quando le scorpacciate emotive potrebbero produrre una grande indigestione!

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Immagine tratta da naitreetgrandir.com
I bambini in genere piangono per i seguenti motivi: perché si fanno male (per dolore), perché si spaventano (per paura) e perché vengono rimproverati (per rabbia).
E' interessante osservare come il bambino reagisce in maniera diversa davanti alle diverse cause che generano il pianto. Se piange per dolore o per spavento quasi sicuramente andrà verso l'adulto per ricevere conforto e consolazione. Mentre se piange a causa di un rimprovero, dal momento che il bambino vorrebbe continuare in ciò che stava facendo, in genere si irrigidisce, sta a distanza o schizza via dall'adulto, non vuole essere preso in braccio (riuscendo perfino ad annullare l'esistenza della spina dorsale!), mostra la sua rabbia pestando i piedi, agitando le braccia o buttandosi a terra.
Sta a poco a poco scoprendo che non tutto ciò che desidera (fare o avere) può essergli concesso, anzi, se così fosse, sarebbe per lui davvero dannoso.



Durante una crisi di pianto provocata da una sgridata è assolutamente sconsigliato intervenire nei seguenti modi:
- accontentando comunque il bambino. Significherebbe dirgli "Non voglio che fai così ma se proprio insisti puoi farlo", dunque imparerebbe che per ottenere qualcosa non deve fare altro che strillare, urlare e buttarsi per terra. La situazione diventerebbe sempre meno gestibile; il risultato sarebbe: un piccolo despota in casa. Come hai ben intuito, anche se è ancora piccolo è in grado di capire molto del suo ambiente e delle persone che gli stanno attorno;
- sculacciando, punendo o lasciando solo il bambino. Sono azioni compiute quando non si è più in grado di gestire l'impulso di rabbia, di nervosismo e di impazienza che può suscitare nell'adulto il capriccio di un bambino. E' meglio fare un bel respiro e cercare altre risorse.
- spiegando e cercando di ragionare con lui durante la reazione di rabbia. E' inutile in questi casi dire troppe parole: il bambino ha bisogno di buttar fuori l'energia. Si può ritornare sull'argomento quando si sarà calmato, dicendogli ad esempio: "Al papà non piace quando ti arrabbi e ti butti per terra, se ti dico di no voglio che mi ascolti, ora vieni che ti do un abbraccio...".

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Immagine tratta da bebe.enventeprivee.com
La cosa migliore da fare in questa situazione è lasciare che gli passi, restandogli vicino, senza cercare di distrarlo o di fermarlo. Dategli il tempo necessario per calmarsi e vedrete che sarà lui a venire da voi. La minacciosa tempesta scompare all'improvviso. Poco per volta comprenderà che questo tipo di protesta è perfettamente inutile per ottenere ciò che desidera e si abituerà ad ascoltare le regole che avete stabilito e ad avere fiducia in voi.

Qualche giorno fa uscendo dal supermercato mi è capitato di assistere ad una scena interessante.
Un bambino di circa 1 anno e mezzo strillava così tanto da far girare l'intero negozio. Lui e il suo papà erano già oltre le casse e, non so per quale motivo, il bambino non aveva nessuna intenzione di seguire il padre: rimaneva fermo nella sua posizione, piangendo e pestando i piedi sul pavimento. 
Il padre è rimasto per tutto il tempo appoggiato al carrello, ha continuato a guardarlo, a mantenere il contatto visivo con lui e, in tutta calma, gli diceva: "Dai su vieni che il papà ti aspetta". Ha atteso  qualche minuto sopportando gli sguardi dei passanti, poi, come per magia, il bambino ha smesso di piangere e ha seguito il suo papà.


Il dialogo tra mamma e papà.
E' impossibile dare risposte coerenti a vostro figlio se non riuscite a mettervi d'accordo tra di voi. Se vi rimproverate davanti al bambino sui metodi educativi adottati egli non può far altro che ricevere un'immagine confusa di quelli che dovrebbero essere i limiti al suo comportamento.
Non esistono genitori perfetti, ma genitori che vanno avanti per prove ed errori allo scopo di scoprire il metodo più efficace. Si tratta di una continua ricerca di un'equilibrio tra la comprensione del punto di vista del bambino e il fare ciò che è meglio per lui.
Il vostro disaccordo genera malessere in tutti i componenti del nucleo familiare ma, chi ci rimette maggiormente è senza dubbio il bambino, il quale, per poter superare questa fase, ha bisogno di poter contare su una base sicura e che non si contraddice continuamente.
La coppia mamma e papà deve necessariamente dialogare (in separata sede) per condividere uno stile educativo genitoriale. In presenza del bambino è importante non criticare mai l'intervento dell'altro coniuge, anche se non pienamente condiviso (se ne potrà discutere in un altro momento).
  • Rinforzate il vostro intervento con frasi reciproche: "Il papà ti ha sgridato perché hai fatto una cosa sbagliata", "Ora sei arrabbiato ma il papà e la mamma sono qui che aspettano che ti calmi", "Se la mamma (o papà) ti ha detto no, è no anche per il papà (o la mamma)!"... 
  • Parlatevi e ascoltatevi! Entrambi siete stati figli e avete immaginato di essere genitori ancor prima di diventarlo realmente. Dovete avere fiducia nelle vostre competenze educative. Se sarete coesi gli altri membri della famiglia non potranno fare a meno di accorgersene e saranno meno propensi ad interferire. La presenza dei nonni è importante e arricchisce l'esperienza del bambino, ma ognuno ha il suo ruolo e non bisogno interferire o sostituirsi ai genitori. Chiarite insieme questa situazione. I nonni possono dare il loro prezioso supporto pur rimanendo sullo sfondo della triade mamma-papà-figlio.
  • Focalizzate l'attenzione sul bambino, anziché su chi ha ragione o torto. Cercate di capire insieme se ci sono dei momenti della giornata più difficili da gestire, se piuttosto che sgridarlo è possibile dargli un'alternativa, se è necessario fermarlo immediatamente (ad esempio c'è differenza se svuota un cassetto pieno di contenitori di plastica o uno pieno di coltelli), se si tratta di un'esigenza esplorativa e di scoperta, oppure vuole mettere alla prova la vostra pazienza, se la situazione degenera quando è annoiato ed ha quindi bisogno di essere coinvolto di più, o ancora se è il pianto ad essere il problema o se è piuttosto l'ansia o il disagio che provoca in noi adulti.


sportello pedagogico
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