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29/09/14

I giorni dell'ambientamento

"A più tardi!", J. Ashbé, Babalibri, 2007
Da tempo volevamo affrontare un argomento che in questo periodo sta sicuramente coinvolgendo parecchie famiglie con figli piccoli: l'inserimento al nido o alla materna. 
Poi ci capita sottomano l'articolo della giornalista Vera Schiavazzi apparso su Repubblica 25 settembre u. s.:

Non capiamo ancora come un quotidiano di tale portata abbia potuto pubblicare qualcosa che anziché essere una notizia, sembra un'accozzaglia di frasi polemiche rubate in un bar frequentato da mamme stanche e male informate.
L'articolo é un pugno allo stomaco per tutti coloro che si occupano d'infanzia, sia che si tratti di pratica educativa o di ricerca, ed anche per quei genitori o figure parentali che hanno compreso e creduto nell'importanza che ha questo momento nel favorire l'ingresso del loro bambino/a in un ambiente extra domestico, come quello dell'asilo.
Vorremmo chiarire (se davvero fosse necessario farlo) che l'inserimento non è un capriccio di educatori e maestri, come vuol far intendere il titolo stesso dell'articolo di Repubblica. Rappresenta il momento nel quale famiglia e istituzione educativa entrano in contatto e creano le basi per la successiva collaborazione nella cura e nell'educazione del bambino/a.
La gradualità con la quale il piccolo inizia la frequenza in una struttura per l'infanzia è una conquista di pensiero che ha superato le pratiche utilizzate in passato: "il passaggio brusco e crudele che avveniva nei vecchi nidi, quando il bambino veniva spogliato all'arrivo e passato nudo all'educatrice pronto a essere rivestito con i panni dell'istituzione" (Mantovani, Saitta, Bove, 2003).

Tale gradualità offre quindi al bambino la possibilità di elaborare il distacco dal genitore in un ambiente che diventa via via sempre più familiare. Questo percorso lo aiuterà a superare una possibile ansia di separazione dalla madre o dalla figura parentale.




I giorni dedicati all'inserimento sono organizzati dalla struttura dell'infanzia e vengono descritti nella programmazione pedagogica. Tale periodo, quindi, non è stabilito da norme che provengono dall'esterno del servizio stesso, ad esempio da regolamenti comunali, poiché ha un'origine strettamente pedagogica: trae fondamento dalle numerose ricerche sulla relazione mamma-bambino (genitore-bambino) e socializzazione del bambino; e dalla ricerca-azione svolta sul campo all'interno di strutture per l'infanzia.

Ogni bambino è diverso, così come ogni famiglia è diversa. Per questo motivo il momento dedicato all'inserimento presume sempre una certa flessibilità, nell'intento di garantire al bambino un'esperienza serena e fiduciosa.

L'eventuale necessità di variare il calendario dell'inserimento è valutata in collegio dall'équipe educativa e proposta alla famiglia, sempre nell'ottica di collaborare insieme e di sostenere il bambino in questo delicato passaggio.


Inserimento o ambientamento? 

La ciliegina sulla torta è un aspetto positivo e non una semplice complicazione terminologica!

Scrive Susanna Mantovani (2003, p. 20): "Quello che chiamiamo inserimento ha assunto in diversi tempi, in diversi luoghi e in testi diversi altri nomi: accoglienza per marcare l'apertura sollecita del nido o della scuola per l'infanzia, ambientamento per marcare la posizione attiva dei piccoli e il ruolo di mediazione delle figure adulte". 

Dunque, con il termine ambientamento, si vuole evidenziare la competenza del bambino nell'esplorare un nuovo ambiente ed entrare a farne positivamente parte. Viene così superata l'immagine di un bambino portato all'asilo e inserito passivamente nel nuovo contesto.


L'inserimento è davvero un momento tanto stressante per le famiglie?

Quando è vissuto nel modo giusto anche i genitori traggono beneficio dal periodo di ambientamento. Non è solo un investimento per il buon inizio dell'esperienza fuori casa del proprio figlio/a ma significa anche poter condividere con altri genitori i sentimenti legati al distacco; avere l'opportunità di creare nuove conoscenze e di formare reti sociali che agevolano nella gestione dei figli (ad esempio una mamma può essere disponibile a prendere altri bambini oltre al proprio); poter approfondire la conoscenza con il personale educativo, esporre dubbi e domande sull'educazione, confrontare il proprio stile educativo e osservare in prima persona gli spazi nei quali il loro bambino/a trascorrerà parte della giornata.



Approfondimenti bibliografici:

- AA.VV., Entrare al nido a piccoli passi. Strategie per l'ambientamento, edizioni Junior, Parma, 2001.
















2 commenti:

  1. Trovo il vosto blog/sito molto bello. ben costruito e pieno di utili informazioni per mamme, papà e bambini.
    Solo brevemente volevo dire la mia sull'inserimento/accoglienza. Ebben sì, per molte (non alcune) famiglie è veramente stressante. Ho tre figli, tranquilli amorevoli e sereni. Per me l'inserimento è una fonte di stress che alla fine trasmetto pure a loro. Essere costretta a prendermi dei giorni di ferie o permessi che il capo mi concede a denti stretti non è proprio una bella esperienza. Preferirei di gran lunga sfruttare quelle giornate per godermi pienamente i momenti con i miei figli. Se inserisco il mio ultimo al nido e sono con lui al nido significa che non posso essere il primo giorno di scuola con la piccola che inizia la scuola primaria, ad esempio. Sinceramente, un paio di giornate per accompagnare i miei bimbi le ho trovare più che sufficienti, tutto il resto è stato tempo per me sprecato e alla fine non guadagnato per stare con i miei figlio. Tanto più che ora ho meno giorni di ferie.
    Dico solo che nessuno è detentore della conoscenza (sempre che non siate figli del divino) per cui ho accolto favorevolmente l'articolo apparso sul quotidiano.

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    1. Grazie per il commento e per aver condiviso la vostra esperienza sul blog!
      Sicuramente l'ambientamento è un periodo intenso sotto vari aspetti: si entra in relazione con il personale del nido, è necessario organizzare gli impegni lavorativi e familiari e, soprattutto, bisogna sostenere il proprio bambino/a in questa esperienza.
      Non tutti i genitori hanno datori di lavoro comprensivi o possono facilmente interrompere la propria attività e sappiamo quanto tali fattori rappresentino difficoltà concrete nel vivere questo periodo con la tranquillità necessaria.
      Ad ogni modo è necessario precisare che, durante l'inserimento, rimane parecchio tempo della giornata da poter passare con i propri figli se si pensa che, ad esempio, durante i primi giorni la frequenza richiesta è di solo un'ora (in genere dalle 10 alle 11).
      Inoltre (dovrebbe essere sempre così!) il personale educativo, in un'ottica di sostegno alla famiglia, ascolta le esigenze dei genitori e propone alternative. Nel suo caso, ad esempio, credo si possa trovare una soluzione per poter accompagnare sia la bambina al primo giorno di scuola, sia il piccolo al nido per l'inserimento: l'orario d'ingresso all'asilo può essere posticipato, ci si può assentare per quel giorno, soprattutto in una situazione in cui il bambino non mostra particolari difficoltà nella separazione, il bimbo può essere accompagnato da una seconda figura familiare, ecc.
      Tutto qui! l'ambientamento non dovrebbe essere considerato come un periodo rigido e dittatoriale come voleva far intendere l'articolo. E' il diritto dei bambini di porte vivere con serenità e fiducia il distacco dalla propria famiglia.
      Nessuno è detentore della conoscenza assoluta, è vero, ma l'esperienza è sicuramente un'ottima alleata per comprendere e prendere la scelta più adatta alla singola situazione.
      E questa stessa esperienza ci ha insegnato che il "prendersi tempo" non è mai sprecato: purtroppo non sempre le emozioni si manifestano immediatamente!

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