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25/02/15

Le vostre domande: "Cosa fare se mio figlio piange con chiunque si avvicina?"

Immagine tratta da les-super-parents.com
✎ Buongiorno,
Sono la mamma di un bimbo di un anno appena compiuto e vi scrivo per chiedervi alcuni consigli su come comportarmi di fronte ad alcune situazioni.
Il mio bimbo da quando è nato ha sempre avuto un piccolo problema, piangere con chiunque si avvicinasse per parlargli.
E' sempre stato molto attaccato a me e non va in braccio a nessuno, se non suo papà e i nonni che vede spesso.
Gli altri che vede meno, incluso parenti e amici, non possono neanche parlargli, si gira dall'altra parte e guai se lo prendono in braccio.
Socializza solo con i bambini e, ultimamente, se viene rimproverato a volte scoppia in una crisi di pianto.
Non so come comportarmi soprattutto quando siamo con altre persone che vorrebbero interagire con lui ma sanno già che finirà in pianto! (L'altra sera dopo tre giorni al mare in una casa diversa dove è stato praticamente la mia ombra, è arrivato mio fratello ed è scoppiato a piangere con crisi e singhiozzi, perché oltre a non piacergli le persone che vede poco, non parliamo dei luoghi in cui non è mai stato, una tragedia!)
Vi prego datemi alcuni consigli e pareri soprattutto, perché all'inizio pensavo che fosse un po' il carattere introverso ereditato dal padre, ma ora inizio a preoccuparmi! Grazie mille.

 Cara mamma, 
grazie per averci scritto, ponendo interessanti questioni.
Dalle tue richieste, ci è sembrato di poter cogliere due domande fondamentali: 
  • come mai il mio bambino non è sereno nell'approccio con gli estranei,
  • perché il mio bambino mal sopporta di essere rimproverato.



Cominciamo rassicurandoti del fatto che i bambini intorno agli 8-12 mesi possono manifestare una fisiologica "paura" dell'estraneo.
Alcuni autori (in primis lo psicoanalista René Spitz) hanno teorizzato l'esistenza della cosiddetta "angoscia dell'ottavo mese" durante la quale il bambino rifiuta la presenza di persone non familiari, attaccandosi se possibile ancor di più alle figure conosciute (in genere mamma e papà). 
Ad oggi queste teorie sono state rivisitate alla luce degli studi di Daniel Stern e della Infant Research, che hanno posto l'accento sull'importanza della relazione tra mamma e bambino - papà e bambino, come figure di riferimento attraverso cui il piccolo, che ancora non sa utilizzare il canale verbale, può regolare la propria emotività e le proprie intenzioni.

Con molta probabilità, in questo momento il tuo bambino sta facendo i primi tentativi per imparare a camminare, o magari già cammina spedito. Se pensiamo che fino a poco fa i suoi spostamenti erano limitati nello spazio e che ora si trova invece a esplorare l'ambiente da una diversa prospettiva, possiamo comprendere come questo sia per lui una vera rivoluzione. Questo cambiamento porta con sé una forte spinta all'autonomia  (ad esempio il piacere di giocare con i coetanei), ma risulta anche essere fonte di ansia (luoghi nuovi e sconosciuti come la casa al mare), non solo per il bambino ma anche per i genitori, i quali temono di perdere di vista il pargoletto o che questo, con la sua andatura traballante, possa andare incontro a qualche pericolo, oppure semplicemente sentono che il loro piccolo, fino a quel momento completamente dipendente da mamma e papà, sta crescendo.
Per questo può capitare che mamma (o papà) e bambino ritornino a vivere una modalità relazionale più stretta e fisica (stare in braccio, coccole, necessità di continua vicinanza), è una maniera per rassicurarsi di esserci ancora l'uno/a per l'altra/o.
In questo momento il tuo bambino non è ancora certo di poter lasciare il suo nido sicuro - la sua mamma e il suo papà - e forse anche voi siete più tranquilli sapendolo al riparo fra le vostre braccia.
Dunque è necessario tutto il vostro impegno per sostenere il vostro bambino nel suo percorso di crescita e per far si che possa accrescere il sentimento di fiducia verso il mondo esterno.

Ecco alcuni suggerimenti per favorire un distacco sereno:
Immagine tratta da Solutions-Sante.net
  • Prendetevi del tempo per prepararlo alle novità e agli spostamenti. Nei giorni che precedono l'avvenimento raccontategli cosa sta per succedere utilizzando un tono di voce allegro e complice: "Si va al mare tutti insieme, che bello!", "Sta arrivando lo zio, così potrete giocare insieme!", "Stasera verranno a trovarci questi cari amici che vogliono stare un po' con te!". I bambini sono davvero sensibili al nostro tono di voce e al nostro entusiasmo.
  • Fate in modo di essere voi ad accompagnarlo verso gli altri, evitate quindi il contrario e che siano gli altri a prenderlo in braccio quando ancora non è pronto. Ciò gli darà sicurezza e gli consentirà di poter controllare e gestire la situazione. Avrà bisogno del suo tempo per incuriosirsi, avvicinarsi e intraprendere relazioni con i grandi.
  • Non negategli il contatto fisico (come l'essere preso in braccio) quando ve lo chiede, perché probabilmente si sta trovando in una situazione di angoscia che ancora non riesce a gestire. Rassicuratelo, sostenetelo e fategli presente che potrà sempre contare sul vostro appoggio: "Ora la mamma ti prende ma puoi stare tranquillo anche quando non sei in braccio, mamma e papà sono sempre con te".
  • Quando siete in un posto per lui nuovo prendetelo per mano e, camminando insieme, fategli fare un bel giro turistico, raccontandogli i luoghi e gli ambienti che incontrate: "Ecco la cucina dove in questi giorni ci prepareremo da mangiare, qui c'è il bagno...".
  • Portate con voi un oggetto al quale è legato: una foto, un giocattolo, un peluche, un oggetto di casa, ecc...

Il secondo interrogativo si ricollega a quanto detto sopra. Il tuo bambino infatti, attraverso la tua mimica o il tono della voce, potrebbe leggere la sgridata come un modo per allontanarlo da te (in effetti dopo il rimprovero si crea una piccola frattura necessaria per mostrare al bambino che non tutto gli è concesso, ed egli si trova a fare i conti con i propri sentimenti, rabbia e frustrazione o preoccupazione di avere deluso mamma e papà). Le crisi di pianto che racconti potrebbero essere un modo per esprimere l'amarezza provata, la rabbia o la paura di potervi allontanare o essere allontanato.
Queste modalità relazionali sono sicuramente piuttosto comuni e da rileggere come momenti di passaggio verso una fiducia e un'apertura al mondo che solo voi genitori con le vostre qualità e risorse potete infondere nel vostro bambino.

Sperando di averti dato alcuni utili spunti da cui partire, non esitare a scriverci ancora se senti la necessità di approfondire le tue domande.



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