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22/03/15

Le vostre domande: "Questi comportamenti possono essere sintomo di autismo?"

Immagine tratta da Pregnancy&Newborn
✎ Buonasera,
Ho colto subito il vostro invito a scrivervi di nuovo perché da qualche giorno ho un tarlo nella testa che non mi lascia quasi dormire, e ho bisogno del parere diretto di esperti come voi, o almeno di consigli su come comportarmi.
Vi avevo già esposto le mie preoccupazioni riguardo alla timidezza del mio bimbo verso gli adulti, e navigando qua e là, sono finita sui siti dedicati ai problemi sull'autismo, ahimè, non ho più dormito!
Perché proprio uno dei sintomi di cui parlano é la paura dell'estraneo, addirittura evitare gli sguardi degli adulti, proprio come fa mio figlio, e di conseguenza l'eccessivo attaccamento a me. Così mi sono messa ad osservare morbosamente mio figlio, e ho notato che ha altri di quei comportamenti che vengono descritti come sintomi, per esempio: se afferra un oggetto lo tiene in mano stretto e guai a levarglielo, oppure ogni tanto mentre gioca con qualche cosa fa un giro su stesso da seduto e posa l'oggetto per terra piagandosi lentamente, per poi ripetere lo stesso movimento; poi a volte scoppia a piangere terrorizzato mentre lo cambio e gli canto una canzone che forse non gli piace, come se vedesse un fantasma! Non so cosa pensare, perché è un bambino sveglissimo, e per il resto è normalissimo, solo che dopo aver letto tutte quelle cose mi sono preoccupata, soprattutto per questo problema della gente, nonostante mia suocera continui a ripetere che anche suo figlio era così!
Sto pensando di fare un colloquio con uno psicologo, datemi il vostro parere, vi ringrazio davvero!


✎ Cara mamma,
vorremmo provare a rispondere ai tuoi dubbi con quelle che sono le nostre esperienze e professionalità in ambito 0-3, proponendoti un'analisi pedagogica e psicologica.



Ci racconti che il tuo bambino sembra manifestare dei segnali predittivi di autismo, come ad esempio il timore verso gli estranei, alcuni particolari movimenti e comportamenti e un pianto apparentemente immotivato.
Nello specifico, il primo sintomo che ci riporti (relativo alla relazione con gli altri) è proprio di una fase di crescita in cui il bambino, imparando a camminare e quindi a spostarsi e allontanarsi dalle figure significative, si trova, a volte, a fare marcia indietro, cercando le braccia di mamma e papà, quando non si sente sicuro. Gli amici e i familiari hanno volti noti per voi ma non per il vostro piccolo, che considera realmente sicuro solo ciò che è immediatamente riconosciuto (il profumo del papà, gli occhi della mamma). Possiamo trovare in letteratura numerose conferme del fatto che questi comportamenti sono derivati da un fattore innato di conservazione della specie, osservabili soprattutto negli animali, per cui l'attaccamento alle figure parentali è condizione necessaria per la sopravvivenza dai predatori.
Ci domandi poi se l'afferrare oggetti tenendoli stretti sia un comportamento comune. Nella nostra esperienza questo atteggiamento è osservabile in tutti i bambini di quest'età: è sempre poco produttivo togliere di mano un oggetto che il bambino sta utilizzando con interesse (se non in caso di reale pericolo). È sempre meglio chiedere e attendere che apra la mano spontaneamente, magari proponendogli un'alternativa. A un anno il tuo bimbo è in piena fase esplorativa e sicuramente non intende cedere facilmente ciò che l'ha tanto incuriosito!
Il primo anno di vita porta con sé molti cambiamenti, il più eclatante è sicuramente il passaggio dallo stare seduto al camminare. La prospettiva del bambino cambia completamente, il suo mondo assume connotazioni, sfumature e orizzonti diversi. Si trova quindi a dovere riorganizzare e ricalibrare ma anche a scoprire quello che è il suo corpo in azione. Ecco quindi quei movimenti che sembrano così particolari, il piegarsi lentamente, fare dei giri su se stesso, ma anche assumere buffe posizioni: si tratta di sperimentare la coordinazione motoria, affinando le competenze già acquisite o imparandone altre.
Per ultimo, il pianto durante il cambio del pannolino. Nel tuo racconto non è specificato se il tuo bambino soffra di irritazioni da pannolino o magari sta mettendo qualche dentino che porta a scaricarsi male. Non dimentichiamo che la pelle dei bimbi è estremamente delicata e può irritarsi facilmente. Il pianto "terrorizzato" può essere il risultato di un dolore, oppure di disappunto per averlo portato a cambiarsi mentre stava giocando. I bambini non hanno mezze misure per esprimere le loro sensazioni, quello che a noi sembra un pianto disperato può per il bambino essere un modo per comunicare anche un piccolo disagio.
Continua, come stai facendo, a cercare la collaborazione dei familiari anche mostrandogli le manifestazioni di quei comportamenti che ti preoccupano in modo che possano comprendere a cosa ti riferisci. Chiedi alle altre persone (papà, nonni, educatrice del nido e pediatra) se hanno notato la  stessa cosa. Domanda sempre al bambino cos'è che lo disturba e lo spaventa. Quando sembra non apprezzare una proposta di gioco/interazione (come nel caso della canzoncina) rivolgiti a lui con dolcezza, dicendogli: "Non ti piace? Vuoi che ne cantiamo un'altra?". Poniti sempre in un atteggiamento di reale ascolto e attendi i suoi tempi di risposta che potrebbero essere più lunghi delle nostre aspettative.

Vorremmo, per concludere, dare a te e alle altre famiglie che portano preoccupazioni simili, alcune indicazioni su come osservare i propri bambini al fine di valutare obiettivamente eventuali atipie comportamentali e decidere se è il caso di consultare uno specialista per poter effettuare una diagnosi precoce1 (fatta prima dei 3 anni) dei disturbi dello spettro autistico2.
Siamo convinti che le preoccupazioni dei genitori non debbano mai essere trascurate, soprattutto quando si tratta di deficit che possono apparire "normali" ma, al contempo, "disarmonici". Sottolineiamo ad ogni modo come il concentrarsi unicamente su ciò che non va, manifestando un'eccessiva e ossessiva preoccupazione, potrebbe riflettersi e trasferirsi negativamente nella relazione col piccolo. Ti invitiamo quindi a mantenere sempre un atteggiamento capace di accogliere i molteplici stati d'animo e turbamenti del tuo bambino. Le nostre paure e ansie possono togliere spazio a ciò che di positivo c'è!

Ecco alcuni quesiti che non hanno alcuna pretesa diagnostica ma possono servirti a fare un po' di chiarezza nelle tue sensazioni:

Relativamente alla relazione con gli altri e all'interazione sociale:

- E' presente (a partire dal 2°-3° mese di vita) il sorriso intenzionale come risposta al sorriso dell'altro?
- Lo sguardo sfuggente è un atteggiamento generalizzato oppure si manifesta solo verso adulti-estranei? Lo sguardo è invece presente con le figure affettive - papà, mamma, nonni - e con gli altri bambini?
- E' interessato e curioso nei confronti degli altri bambini (si dovrà tener conto che nel primo triennio di vita il gioco è di tipo "solitario", per diventare poi "parallelo" - a 1/3 anni, quando presenta aiuti reciproci ma resta un'attività essenzialmente individuale - e solo successivamente l'interazione sarà "sociale").
- Comprende quando viene chiamato? Si gira verso l'interlocutore?
- Distingue i familiari dagli estranei?
Saluta con la manina e non è indifferente alla separazione dal genitore (saluto, pianto, ecc...)?

Sulle competenze di comunicazione (tenendo conto dell'epoca evolutiva):

- Sono presenti produzioni pre-linguistiche (come la lallazione, ovvero l'emissione di suoni sotto forma di sillabe: ma-ma, ta-ta, da-da...)? Ha iniziato a dire le prime parole (mamma, papà, pappa, ciao...)?
- Quando vuole mostrarvi qualcosa/qualcuno, indica con il dito?

Riguardo al comportamento:

- I gesti o movimenti stereotipati, ovvero ripetitivi sono "a sé stanti", completamente staccati dal contesto ludico oppure riferiti alle emozioni legate al gioco?
- Il comportamento ritenuto anomalo si manifesta costantemente (con quale frequenza)? Posso provare ad associarlo a qualcosa che è successo recentemente?

Per evitare proprio il prolungarsi di questo stato di incertezza e preoccupazione ti consigliamo, pur pensando che la situazione che ci hai descritto rientri in un percorso di crescita del tutto normale, di rivolgerti al pediatra che, se riterrà opportuno, richiederà una visita specialistica.
Ovviamente rinnoviamo l'invito a scriverci per aggiornarci sulla situazione e approfondire l'osservazione.


Note:
1. Secondo le raccomandazioni della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'adolescenza (SINPIA), Linee guida per l'autismo. Raccomandazioni tecniche-operative per i servizi di neuropsichiatria dell'età evolutiva e le classificazioni internazionali DSM IV e V (classificazione diagnostica a cura dell'American Psychiatric Association) e ICD10 (International Classification of Disease stilata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità).
2. Considerata l'estrema molteplicità di manifestazioni individuali dell'autismo, si parla oggi di "autismi" al plurale o di spettro autistico (Autism Spectrum Disorders, ASD).

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