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08/03/15

L'esperimento del Marshmallow ovvero: "Come resistere alla tentazione?"

marshmello test
Immagine tratta da Garcìa Media
Oggi vi presentiamo un esperimento condotto negli anni '70 dallo psicologo Walter Mischel presso la Stanford University (California, USA). Si tratta di uno studio sulla gratificazione differita (delayed gratification) che si propose di indagare la capacità dei bambini, dai 3 anni in su, di attendere e contemporaneamente resistere ad un desiderio immediato e impulsivo, per ottenere in un secondo momento una maggiore ricompensa.

marshmello test
Immagine tratta da seriouseat.com
Vediamo nello specifico come si svolse l'esperimento.
In una stanza priva di elementi possibilmente distraenti, il bambino veniva fatto accomodare su una sedia e aveva davanti a sé un tavolo e un piatto nel quale, lo sperimentatore aveva messo un Marshmallow (una caramella morbida e zuccherosa, molto invitante per i piccoli!) dando semplici ma chiare istruzioni: "Se aspetterai e non mangerai la caramella finché non rientro nella stanza, ne avrai un'altra al mio ritorno". Una telecamera nascosta riprese il comportamento dei bambini, a questo punto soli con il proprio contrasto interiore: aspettare e averne due, o mangiare subito il goloso dolcetto?

the marshmallow test
Immagine tratta da Daylimail
Fu davvero interessante e anche divertente osservare le reazioni di ognuno di loro: nei movimenti, nella mimica facciale e nelle parole si leggeva chiaramente il grande dilemma emotivo e cognitivo che stavano vivendo. Mischel, nell'esperimento originale, osservò come i bambini misero in atto diverse strategie per superare la prova: qualcuno allontanava il piatto da sė, qualcuno si copriva gli occhi con le mani e qualcuno invece decideva di mangiare immediatamente la morbida caramella!
Solo un terzo dei seicento bambini che parteciparono all’esperimento riuscì a resistere alla tentazione durante i quindici lunghissimi minuti in cui lo sperimentatore si assentava, ricevendo quindi il secondo Marshmallow promesso.
I risultati iniziali della ricerca rivelarono che ad un'età più elevata poteva corrispondere una maggiore capacità di controllo e di attesa (l'esperimento originario è stato svolto in una scuola materna, coinvolgendo bambini di 3-6 anni).



Sedici anni dopo questa prima osservazione, uno studio longitudinale fece emergere nuove e interessanti conclusioni. Attraverso la raccolta di follow-up effettuati nel 1988 e nel 1990, il ricercatore ebbe modo di monitorare i partecipanti dell'indagine originaria, ormai adolescenti e giovani adulti, somministrando loro alcuni questionari allo scopo di valutare i vari aspetti del loro carattere e la loro carriera scolastica.
Emerse che, coloro che erano stati capaci di esercitare un controllo sugli impulsi immediati, ottenevano risultati scolastici migliori e venivano descritti dai familiari come individui maturi e responsabili.
L’esperimento, opportunamente modificato, è stato riproposto agli stessi soggetti, ormai quarantenni, nel 2011. Questa volta i ricercatori si sono domandati se la capacità di autocontrollo fosse una caratteristica individuale, quindi innata, o potesse invece essere appresa.
Indagarono inoltre su come la capacità di differire l'impulso immediato si poteva esprimere in termini di differenze neurobiologiche. I risultati dimostrarono che i soggetti che da bambini non furono in grado di controllare l’impulso, da adulti ripresentavano la medesima tendenza.
Questi dati misero dunque in luce come la capacità di controllare gli impulsi corrisponda ad una caratteristica individuale relativamente stabile negli anni.

Quali riflessioni sulla quotidianità con i nostri piccoli possiamo trarre da questa ricerca?
Le mamme sanno bene cosa significa avere a che fare con la richiesta insistente e incessante del proprio bambino quando sembra non riuscire a fare a meno di manifestare il suo bisogno in quel preciso momento: anche una semplice spesa al supermercato può essere vissuta come un'impresa titanica!
Come dimostra l'esperimento di Mischel, alcuni individui sono dotati di una minore capacità di autocontrollo ma, all'interno di un percorso educativo, ció non significa certo assecondare questa tendenza con un atteggiamento di rassegnazione assoluta.
È dimostrato infatti che i bambini possono imparare a posticipare le gratificazioni e a gestire la frustrazione che ne consegue, a patto che vi sia un adulto in relazione, capace di collaborare nell'offrire immagini e soluzioni alternative, create su misura per la situazione.
Non dobbiamo dimenticare che ogni bambino è unico, così come uniche sono le risorse e le strategie che mette in atto per superare un determinato problema.
Pensiamo allora che, per esempio, fare la spesa al supermercato potrebbe trasformarsi da "momento in cui il bambino pretende e afferra tutto ciò che lo invoglia" con conseguente perdita di pazienza e arrabbiatura da parte di mamma o papà, a "modalità di interazione fra genitori e bambino" dove il dialogo e l'aver stabilito chiare regole e limiti fanno in modo che bambino e genitore possano autoregolarsi stando insieme.
Porre le basi per una relazione rispettosa dei desideri di ciascun membro della relazione, anche del bambino/a, aiuta a superare la modalità "premio-punizione" ("se fai il bravo te lo compro!") che altro non fa se non alimentare la brama di possesso dell'oggetto materiale, oltre a rinforzare comportamenti impulsivi.
Il piacere di stare insieme, di condividere, di partecipare, di collaborare (ognuno con le proprie capacità) alle attività del quotidiano con mamma e papà, di raccontarsi e di ascoltarsi, dona l'esperienza del continuo scambio amorevole con l'altro e permette ai bambini di confrontarsi con i propri limiti, salvaguardando la loro autostima e fiducia.



Fonti:
Mischel W.; Ebbesen, Ebbe B.; Raskoff Zeiss, Antonette (1972). "Cognitive and attentional mechanisms in relax of gratification" Journal of Personality and Social Psychology.



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