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20/04/15

Diventare nonni tra gioie e conflitti: la relazione con i neo-genitori

diventare nonni
Immagine tratta da Maman pour la vie
Siete papà e mamma da molti anni quando, i vostri figli, ormai cresciuti, lasciano il nido di provenienza per dare inizio a una nuova, altra, famiglia.
A un certo punto il nido, quello ricreato dalla giovane coppia, sta per ospitare una piccola vita. I figli diventano genitori, come voi.
La relazione tra neo-genitori e genitori “senior” è ora da considerarsi simmetrica e non più subordinata: è un rapporto alla pari tra genitori e genitori.
L’aver appreso l’arrivo di un nipotino rappresenta soltanto il primo minuscolo scalino dell’intero percorso.
Occorrerà una certa dose di sensibilità per garantire la reciproca comprensione e collaborazione e per ripensare a un nuovo equilibrio familiare in grado di considerare con adeguato rispetto ciascun membro.



Scrive Grazia Honeggher Fresco (1995): «Quando nasce un bambino, nasce una coppia di genitori. Nascono anche quattro nonni».

Di nonni impegnati con i loro nipotini se ne vedono molti: al parco, davanti alle scuole, in giro per la città, … tanto che due sociologhe francesi (Attias-Donfut, Segalen, 2015) hanno ribattezzato  il nuovo millennio come “Il secolo dei nonni”, definizione che segue quella de “Il secolo del fanciullo” (il Novecento) che diede la scrittrice Ellen Key per evidenziare la riscoperta e valorizzazione pedagogica-sociale del bambino.
Una premessa è doverosa per non cadere in inutili generalizzazioni. Crediamo fermamente che ogni bambino/a sia unico, che ogni genitore abbia uno stile e una storia del tutto personale, che ogni famiglia sia quindi irripetibile, così come ogni nonno (e nonna) sia nonno/nonna a modo proprio.
Sappiamo anche che la cosiddetta nonnità è sicuramente influenzata dal contesto storico culturale nella quale si esprime: vi è certamente stato un considerevole cambiamento tra i nonni di ieri - perlopiù autoritari, distaccati, duri conservatori dell’ordine morale - e i nonni di oggi, appartenenti alla cosiddetta “generazione fortunata” (Vegetti Finzi, 2008, p. 49), quella che ha vissuto il “boom economico”, quindi mediamente più benestante, che ha potuto beneficiare dei progressi in ambito medico e dell’aumento della prospettiva di vita. I nonni di oggi fanno parte inoltre di una generazione che ha sicuramente concorso - direttamente o indirettamente - al processo di modernizzazione della collettività, attivando la graduale conquista di nuovi valori sociali e culturali (pensiamo ad esempio al movimento femminista, all’accettazione pubblica di alcune questioni relative a scelte personali quali il divorzio, l’aborto e così via…). E’ stato osservato come, i nonni di questa generazione, siano mediamente più disponibili, comprensivi, flessibili, teneri e affettuosi nel relazionarsi con i loro nipoti.

Un aspetto da non sottovalutare riguarda il fatto che, mentre si può decidere e programmare (grossomodo) se è quando diventare genitori, ciò non è possibile nel caso dei nonni: lo si diviene a partire da un annuncio, che lo si sia desiderato oppure no. Possiamo ora immaginare due situazioni estreme, quella di nonni assenti, che non si preoccupano dei nipoti e si dedicano totalmente alla loro vita, condizione che, seppure fatta nella libertà di scelta, esclude certamente l’opportunità di sperimentare l’importante condivisione intergenerazionale; l’altra, di nonni super sfruttati o super invadenti, i quali si occupano totalmente o quasi dei nipoti rischiando di confondere il loro ruolo con quello spettante invece ai genitori e creando disagi nella struttura familiare, oltre che disequilibri nella crescita dei nipoti.
La situazione ideale è rappresentata dai nonni "sufficientemente adeguati", presenti, disponibili ma non invadenti e giudicanti. Purtroppo non sempre è automatico o innato saper agire nel modo più opportuno.
Scrive Giuseppe Zanniello (2013, p. 27): «I nonni capaci di aiutare efficacemente le nuove famiglie, non si ritengono indispensabili, ma si limitano ad essere affettuosi e interessati; si mostrano sempre disponibili, se sollecitati dalla giovane coppia – quando è conveniente e necessario -, ad aiutarla nel risolvere un problema, con generosità, affetto e comprensione, rispettando la loro indipendenza, senza intromettersi nella loro vita, muovendosi sempre con discrezione».
Capita invece che, vuoi per l'entusiasmo di rivivere l'esperienza di una nuova vita (appartenente tra l'altro alla propria filiazione), vuoi per sottolineare la propria competenza genitoriale ("ci sono passato/a prima di te"), alcuni nonni dimenticano un concetto fondamentale: i primi responsabili verso i figli sono i loro genitori. (vedi articolo su nonni-nipoti)
D'altra parte, la "generazione di mezzo", ha il dovere di riflettere e considerare l’importanza della nonnità nel vissuto dei figli-nipoti e di non escluderla; semmai, quando occorre, si preoccupa di sottolineare il proprio diritto alla responsabilità primaria di cura e di scelta educativa. I nonni, invece, anche quando non condividono pienamente tali scelte dovranno considerare il loro ruolo come complementare - e non principale - eviteranno, così, molti di quei conflitti e malumori che certo non fanno mai bene a nessuno. In n contesto del genere i nonni diventano una reale risorsa per genitori e nipoti. Cito il professor Enzo Catarsi (2008, p. 128): «L’esperienza dimostra che nonni e genitori costituiscono per il bambino due realtà diverse e complementari, entrambe necessarie alla sua crescita».
Dunque, se la presenza dei nonni nella vita e nell'educazione dei nipoti è certamente importante, quella dei genitori è fondamentale (ovviamente sono escluse in questo ambito le situazioni estreme, ad esempio quando uno o entrambi i genitori non svolgono il loro compito nel pieno interesse del minore).

✎ Ci scrive una mamma: «E' giusto che i nonni in presenza dei genitori o almeno di uno dei due, rimproverino il bambino di 16 mesi dicendo: "No! Non si fa" con un tono deciso e il genitore non ha nemmeno il tempo di rispondere o intervenire?».
Sicuramente no se questi si muovono "al posto" dei genitori, la risposta dipenderà ad ogni modo da "cosa" il rimprovero fa riferimento.
Se il bambino, ad esempio, è in prossimità di uno dei due nonni e sta per afferrare un oggetto pericoloso, bollente, tagliente, insomma è a repentaglio (reale) la sua incolumità, certo non si potrà attendere. L'intervento dell'adulto, anche se non è il genitore, deve essere immediato e guidato dal buon senso.
Altra questione è invece se la regola o il divieto stabilito dai nonni non tiene conto di quello prescritto e deciso dai genitori. Per fare un esempio: la mamma o il papà credono sia un bene che il proprio figlio possa muoversi ed esplorare l'ambiente in autonomia e decidono, quindi, di intervenire solo quando è strettamente necessario. Certamente non potranno accettare che uno o entrambi i nonni vietino questa libertà motoria, mossi probabilmente dall'ansia verso eventuali pericoli di cadute e ruzzoloni. In una situazione del genere, comunque, anziché chiedersi se sia giusto oppure no l'intervento dei nonni, sarebbe opportuno lasciare spazio al dialogo, allo scopo di far comprendere le motivazioni delle proprie scelte pedagogiche.
Soprattutto in presenza di un neonato capita che, quando piange, la mamma (del genitore) o la suocera parta in "missione consolatoria" prima che lo possa fare la mamma o il papà del piccolo. Anche in situazioni simili è sempre meglio parlare e spiegare, anziché offendersi, arrabbiarsi ed entrare in un circuito di rifiuto/negazione dell'altro. Chiedere sinceramente e in maniera esplicita di attendere che siano loro, i genitori, a intervenire, è la scelta migliore ed è mossa semplicemente dal bisogno - e diritto - di sintonizzarsi con il bambino/a in tutta serenità.
Dai primi giorni si pongono le basi per una futura collaborazione interfamiliare e lo si fa per il bene dei bambini, ai quali sicuramente non interessano le competizioni fra persone tanto (e tutte) importanti. Bisogna fare in modo che le divergenze non diventino conflitti:  i genitori non pretendono che i nonni si comportino esattamente come vogliono loro e i nonni non agiscono con troppa invadenza nel nucleo familiare creato dalla giovane coppia e mantengono invece la bonne distance (Mietkiewicz, Schneider, 2013 p. 9).

Si dice comunemente che i nonni concedono qualche vizio ai loro nipoti, talvolta trasgredendo alcune regole genitoriali. Una sincera collaborazione educativa nonni-genitori richiede invece il rinforzo da parte dei primi delle indicazioni disciplinari che i genitori vorrebbero per i loro figli. I nonni dovrebbero cercare di evitare il più possibile le contraddizioni pedagogiche (ad esempio, se al bambino/a viene richiesto di mangiare seduto a tavola e non altrove, tale regola sarà rispettata anche a casa dei nonni) e permettere quel continuum educativo capace di sostenere e orientare il piccolo durante la sua formazione. È importante inoltre che, qualora non fossero d’accordo con le scelte dei genitori, anziché criticarli in presenza dei nipoti, cerchino il confronto in separata sede. Questo vale certamente anche per nuore, generi e figli.

"Cara? No... tutto bene... Volevo solo una conferma... Può giocare con lo spago a casa vostra?"

Dal canto loro, i genitori, dovrebbero impegnarsi a stabilire poche regole, semplici e realmente necessarie, rendendo in tal modo possibile la condivisione e il confronto anziché avanzare ansie sulla cura del bambino o sull'educazione desiderata. Le preoccupazioni eccessive, altro non fanno che minare la spontaneità del rapporto nonni-nipoti.
I nonni sono figure importanti, rinforzano il senso di appartenenza e svolgono un ruolo affettivo fondamentale: «Sociologicamente ed eticamente, i nonni non hanno la responsabilità dell’educazione e della formazione dei nipoti, però non sono esentati da una responsabilità affettiva, che li porta a dare loro buon esempio, indicazioni e incoraggiamenti» (Di Sandro 2013, p. 94).

Bibliografia:

Attias-Donfut C., Segalen M. (a cura di), Il secolo dei nonni. La rivalutazione di un ruolo, Armando ed., Roma 2005.
- Biagi R. (a cura di), Al nido arrivano le nonne e i nonni, in “Bambini” anno XXIX n. 1, pp. 42-45, ed. Junior, Bergamo 2014.
Bottigli L., Le storie dei nonni e delle nonne, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 79-85.
Corica F., Nonni. Istruzioni per l'uso, Sovera ed., Roma 2010.
Catarsi E., Pedagogia della famiglia, Carocci editore, Roma 2008.
Di Sandro E., Nonni e nipoti oggi. Una ricerca nell’Empolese Valdesia, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 87-102.
Dozza L., Frabboni F., Lo sguardo dei nonni. Ritratti generazionali, Franco Angeli, Milano 2012.
Iozzelli S., Essere nonni: una presenza di cura, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 69-78.
Lo Sapio G., Lei c'era. Il rapporto insostituibile tra nonni e nipoti, Armando Editore, Roma 2007.
Macario G., Quando nasce un bambino… nascono anche quattro nonni, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 103-110.
Mietkiewicz M-C., Schneider B., Des «nouveaux grand-parents» et grand-parentalité: entre prescriptions normative set ouvertures, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 7-20.
Sarsini D., Essere nonni oggi: uno sguardo pedagogico, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 63-67.
Stramaglia M., La nonnità in una prospettiva di genere maschile, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 35-52.
Vegetti Finzi S., Nuovi nonni per nuovi nipoti. La gioia di un incontro, Mondadori, Milano 2008.
Winnicott D. W., Il bambino, la famiglia e il mondo esterno (trad. it.), Ed. Scientifiche MA.GI, Roma 2005.
Zanniello G., La funzione educativa dei nonni, Rivista Italiana di Educazione Familiare, n. 2-2013, pp. 21-33.

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