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11/05/15

Le vostre domande: "Quando smettere di allattare?"

Quando smettere di allattare
Immagine tratta da BioBimbi.com
✎ Buonasera,
Rieccomi qua per avere di nuovo qualche consiglio utile da parte vostra; questa volta vi scrivo per la questione "seno di mamma"! Il mio bimbo ha adesso 14 mesi e per addormentarsi si attacca ancora al seno, a me non da fastidio, anzi oltre ad essere utile quando non sta bene è un momento di coccole tutto nostro che condividiamo volentieri, ma mi rendo conto che prima o poi verrà il momento di toglierlo.
L'altra sera dopo un morso improvviso che mi ha fatto saltare dal letto ho deciso che era arrivato il momento, ma non ce l'ho fatta! Ha pianto per quasi un’ora, era in piena crisi di astinenza, e ho ceduto!

Volevo chiedervi secondo voi qual è il metodo migliore, visto che la maggior parte delle persone che sento sono state molto più forti di me e non hanno avuto problemi a farli piangere per qualche notte, altre dicono che si sono staccati da soli pian pianino, non è troppo traumatico fargli venire crisi di pianto?
Grazie ancora per i consigli.

✎ Cara mamma,
Rispondiamo molto volentieri alla tua domanda sulla conclusione dell’allattamento, una questione davvero importante.
Tra gli innumerevoli significati di questa pratica, ve n’è certamente uno che viene spesso sottovalutato: durante l’allattamento si creano le basi del rapporto affettivo-educativo tra genitore e figlio. Infatti, oltre a fornire il necessario nutrimento, si realizza quella particolare “relazione” che si completa negli sguardi, nel contatto fisico, nelle richieste ricevute e nelle risposte date. In tutto ciò il bambino trova conforto alle sue frustrazioni (angosce) arcaiche e fonda la propria autostima e sicurezza.



La tua situazione è molto comune: quando inizia lo svezzamento (meglio definito: alimentazione complementare, per sottolineare il suo affiancamento all’assunzione del latte), il bambino riduce via via il bisogno di attaccarsi al seno. Le poppate diminuiscono fino a limitarsi alla “coccola” serale dove, nel conforto ricavato dalla suzione, il piccolo ritrova alcuni processi di rassicurazione profonda.
E’ del tutto naturale, a un certo punto, chiedersi se sia arrivato il momento di smettere di allattare. La risposta andrebbe però cercata nello stesso bambino, anziché nelle pressioni esterne che certo non valutano il bisogno del piccolo. Non si sa perché ma la nostra cultura tende a disapprovare l’allattamento prolungato (dopo l’anno) quando, in realtà, non esiste nessuna controindicazione scientificamente provata su questa scelta.

La fine dell’allattamento andrebbe vissuta come un percorso, parte anch’esso della crescita del bambino, da affrontare in tutta serenità e naturalezza.
Non è possibile stabilire a priori quando il bambino sarà pronto, proprio perché, come per altri aspetti relativi all’età evolutiva, non esistono ricette valide e in grado di essere applicate in tutte le situazioni.
Ad ogni modo, togliere il seno in modo brusco e improvviso non è mai la scelta migliore.
Certo, molte madri si dicono in grado di sopportare le crisi di pianto del figlio e definiscono questo metodo come l’unico realmente efficace e rapido.
Letteratura ed esperienza diretta con i piccoli concordano invece sul fatto che affrontare le fasi di crescita attraverso un momento traumatico non è certamente il metodo che può garantire il benessere dei bambini.
Spesso infatti una madre è influenzata dai pregiudizi esterni (pareri di conoscenti, familiari o anche pediatri), perlopiù derivanti da credenze e da errate convinzioni sull’infanzia: “Ormai è grande, devi staccarlo”; “Chiede il seno? E tu non darglielo più!” “Lascia che piange per un po’, se ne farà una ragione”, e così via.
E queste mamme si sentono fragili, in colpa e sempre più insicure: anziché relazionarsi con il piccolo si perdono nei pareri degli adulti. Così, turbate dalle reazioni del bambino, reagiscono in modo contraddittorio, come, ad esempio, negando il seno e poi, davanti a un pianto prolungato, ritornare indietro. Aumenta in tal modo la complessità del distacco.

Solo tu e tuo figlio potete trovare tempi modalità di distacco che meglio rispondono alle vostre esigenze. Se si rimane nell’ottica di affrontare questa esperienza come un percorso, anziché come un episodio repentino, il bambino potrà essere messo nella condizione di riuscire ad accettare e a interiorizzare il cambiamento.
Il passaggio dall’oggetto d’amore (il seno materno) – che, come insegna la psicologia, ha significato per lungo tempo tutto il mondo del neonato -, all’autonomia (nel tuo caso quella relativa all’addormentamento), va sostenuto con affetto e comprensione.
L’atteggiamento auspicabile è quello che considera il bambino competente nel riuscire a superare questa fase. Forse non lo farà immediatamente, ma comunque accadrà presto. Dobbiamo dargli fiducia anche quando i suoi segnali discordano del tutto con la possibilità di un imminente distacco e probabilmente vorrà attaccarsi con più insistenza. Ma presto il tuo bambino saprà fare a meno della poppata serale e sarà in grado di addormentarsi in tutta tranquillità (così come del resto abbiamo fatto noi a nostro tempo).

Puoi adottare alcuni rituali per sostenere il bambino durante questo periodo di transizione: gli permetteranno di interiorizzare il cambiamento, fino al completo abbandono della prima abitudine (la poppata serale).
Per fare un esempio; durante le prime sere, quando metti a letto il tuo bambino, prima dell’allattamento introduci la lettura di un libro (scelto tra quelli che ama particolarmente), oppure una canzoncina, o un momento di cura tutto vostro (bagnetto, massaggio, coccole con la crema…). Sarà il vostro rituale di passaggio. Coinvolgi il papà durante questi momenti, in questo modo, quando il bambino non penserà più al seno, accetterà senza difficoltà di essere addormentato da entrambi.

Considerata l’età, immagino che tuo figlio faccia ancora uno o più sonnellini durante il giorno. Potrebbe essere utile ridurre, anche di poco, la durata di una di queste nanne in modo che la sera la stanchezza prendi il sopravvento e sia più propenso ad addormentarsi. Ciò vale anche se il bambino gioca spesso all’aria aperta, sicuramente la sera si addormenterà con più facilità.

Immagine tratta da Naître et grandir



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