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22/07/15

Quei pannolini che fanno la differenza (di genere)

genere
In una scuola per l'infanzia è il giorno dedicato all'open day.
Invitati dalle maestre ad esplorare la sezione, i bambini si sparpagliano immediatamente nei vari spazi di gioco, con i genitori a seguito. C'è l'angolo dell'infilo, del simbolico allestito come una casetta, delle costruzioni, delle macchinine e così via...
C'è anche il gioco delle bambole. Un bambino afferra una carrozzina e comincia a passeggiare lungo l'aula. Quando sua madre se ne accorge lascia trapelare un leggero imbarazzo prima di rivolgersi al figlio: "E tu che ci fai con quel passeggino?".
Il piccolo inizia a correre all'impazzata fino a quando, ad un certo punto, porta il passeggino a sbattere contro un mobile divisore. Ora la donna è sollevata, cerca la complicità nello sguardo degli altri adulti e dice al bambino: "Ah ecco, Lo volevi parcheggiare! Vieni di là che ci sono le macchinine!"




Alcuni genitori sono tutt'oggi sospettosi verso determinati giochi proposti all'asilo. Nel loro profondo non li considerano "neutri", cioè adatti ai bambini di entrambi i sessi.
Troviamo spesso le maestre mettere le mani avanti e giustificare le motivazioni della proposta ludica, anziché tentare di spiegarle: "State tranquilli, a questa età non c'è ancora differenza tra giochi per maschi e per femmine". Certo, poi ci pensiamo noi adulti ad influenzare le loro scelte.
Ha probabilmente ragione Elena Gianini Belotti quando afferma che: "Neppure il genitore più ansioso di seguire le inclinazioni e i desideri del figlio nella scelta dei giocattoli acconsentirà, nel caso che questi glielo chiedesse, ad acquistare un fucile mitragliatore per la bambina o un servizio di piatti e bicchieri per il maschietto. Gli sarà impossibile, lo vivrà come un sacrilegio" (in "Dalla parte delle bambine").

Vogliamo realmente continuare a formare individui preconfezionati? Non dovremmo piuttosto garantire ad ogni nuovo nato e nuova nata, la possibilità di crescere e vivere nel modo che più gli appartiene e che più desidera?

D'altronde non è semplice liberarsi dagli stereotipi culturali quando i messaggi mediatici continuano a riproporli più o meno subdolamente.
E' il caso del nuovo spot lanciato dalla Huggies. La nota azienda di pannolini ha recentemente promosso un prodotto innovativo: due linee distinte per lui e per lei.
Già è discutibile la tesi sulla necessità di avere un pannolino diverso a seconda che la pipì fuoriesca da un pisellino o da una patatina. Personalmente avrei preferito che un'azienda tanto nota investisse su una più necessaria gamma di pannolini biodegradabili a un prezzo accessibile.
In realtà la polemica nata dai consumatori e dagli ascoltatori è rivolta più allo spot che al prodotto, incolpato di diffondere un messaggio che altro non fa che rinforzare gli stereotipi di genere, nonostante gli innumerevoli sforzi fatti per superarli. Il messaggio recitato nella pubblicità confonde differenze anatomiche e culturali, offrendo nient'altro che un accumulo di pregiudizi.
"Lei penserà a farsi bella, lui a fare goal. Lei cercherà tenerezza, lui avventure. Lei si farà correre dietro, lui invece ti cercherà. Così piccoli e già così diversi e allora perché usare gli stessi pannolini?".

E. L.




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