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21/01/16

Bambina in crisi durante i momenti di passaggio al nido

bimba asilo piange
Immagine tratta da Firstcry.com
Salve, sono un'educatrice di un nido e mi occupo della sezione dei medi. 
Ho un nuovo quesito da porvi: mi occupo di una bimba che urla e piange, si aggrappa fortemente nel momento di passaggio dalle routine dei pasti al gioco ed altre attività. Nel corso della giornata tuttavia è serena, seppur cerca il contatto con entrambe le educatrici.
Non si rasserena neppure vendendoci e continua a nominarci piangendo disperatamente nonostante siamo nelle sue vicinanze. 
Durante il sonno lamenta, richiede la nostra presenza e se non soddisfiamo il suo bisogno salta, chiacchiera, canta insomma ogni pretesto pur di catalizzare la nostra attenzione. 
Al risveglio piange e urla anche se siamo al suo fianco. Come posso aiutarla e a cosa è dovuto questo?

Il sentimento di confusione provato nei momenti di passaggio da un'attività ad un'altra è molto comune nei bambini che frequentano il nido. In linea generale, a inserimento avvenuto, è raro che si manifesti un disagio tanto evidente e ripetuto, poiché il bambino dovrebbe avere interiorizzato la "giornata tipo" nel proprio percorso di esperienze. Questo significa che, avendo acquisito fiducia nell'ambiente e nelle persone che si occupano di lui, non si sentirà più sopraffatto da quel sentimento di angoscia tipico del distacco, anche nei momenti in cui la presenza della figura di riferimento è vissuta come più distante.




Il lasso di tempo che intercorre tra un'attività (di cura, di gioco,...) e quella seguente, diventa critico se trascurato nella gestione e organizzazione del quotidiano. E' quindi importante non perdere il contatto con i bambini anche al termine delle attività. Durante questi minuti di passaggio le energie e le attenzioni dell'adulto si dirigono spesso verso la riorganizzazione, lo spostamento da un luogo all'altro, il riordino, i passaggi di consegne tra colleghi e via dicendo.
Sono istanti delicati dove il bambino/a, non sentendosi più "il centro", può rivivere l'esperienza dolorosa della separazione dall'adulto di riferimento.

La bambina in questione cerca la vostra attenzione per ricevere rassicurazioni e certezze durante uno stato di disorientamento capace di mandarla in crisi.
L'adulto, in questo caso l'educatore, sostiene i sentimenti immaturi del bambino operando una sorta "prestito psichico", poiché durante i primi anni di vita egli non è in grado di operare l'autoregolazione emotiva. Ha bisogno della mediazione delle persone di cui si fida.
La bambina trascorre serenamente i momenti dedicati alle routine e al gioco poiché, trattandosi di situazioni guidate dall'educatrice, rievocano in lei la relazione di attaccamento primario.
Quasi sicuramente, anche a casa tende a cercare di continuo la presenza e l'interazione del genitore mentre gioca (sarebbe interessante da verificare in sede di colloquio con la famiglia).
E' molto probabile quindi che la bambina si senta disorientata e insicura quando non è impegnata in un'attività guidata dall'adulto.
Prima che abbia ormai raggiunto l'apice della disperazione, il punto in cui si rende più difficile il ritorno, è utile cercare di anticipare la sua possibile reazione attraverso la proposta di alcuni rituali di passaggio. Per esempio:
    lacrime che volano via
  • Preparandola in anticipo a quello che sta per succedere: "Dopo che avremo riordinato il gioco, andremo a sederci in salone".
  • Verbalizzando sempre ciò che ci attendiamo da lei: "Ora andiamo a prepararci per la pappa. Voglio che provi a metterti qui accanto mentre mi occupo anche degli altri bambini, anziché aggrapparti".
  • Individuando la strategia utilizzata dai familiari nel rispondere a una crisi emotiva della bambina. A tal proposito risulta utile ripercorrere la sua esperienza dal momento in cui è entrata al nido, consultando la verifica post inserimento, le osservazioni fatte sul tipo di legame di attaccamento con la figura genitoriale, la modalità di interazione. Questo vi servirà per offrirle una continuità con l'esperienza di relazione di attaccamento primario e per potervi porre come base sicura dalla quale la bambina si sentirà libera di "allontanarsi" in quanto ha fiducia di poter tornare.
  • Proponendo un oggetto transizionale da tenere durante le situazioni critiche e il momento della nanna. Sarebbe utile parlarne con i genitori per individuare insieme un oggetto, magari proveniente da casa, al quale la bambina è particolarmente affezionata.
  • Progettando attività specifiche per il gruppo di bambini nel quale la bimba è inserita, in modo da sostenere e generalizzare questo tipo di sentimenti. Ad esempio realizzando alcuni libretti/album di foto (insieme ai loro genitori, fratelli, nonni, ecc...) da guardare durante i momenti di passaggio, oppure attraverso momenti di lettura di alcuni libri a tema come ad esempio Lacrime che volano via (S. de Greef, Babalibri), un racconto molto azzeccato che parla ai bambini dei dispiaceri e di come allontanarli.
  • Offrendo il proprio tramite psichico anche attraverso il contatto fisico, l'abbraccio, il prendere per mano, l'accompagnare. La vicinanza del corpo è essenziale per accogliere i bambini piccoli e poterli guidare verso qualcos'altro (giochi, compagni, momenti specifici).

Anche la nanna rappresenta una situazione altrettanto delicata poiché è il momento in cui rifioriscono i sentimenti legati all'attaccamento e alla separazione ed è tradizionalmente legato ai classici riti materni che portano il bambino ad abbandonarsi al sonno.
Il comportamento messo in atto, il fatto che disturba gli altri e che non risponde alla richiesta: "E' il momento di fare la nanna", rappresenta un rifiuto al lasciarsi andare. Anche qui è probabilmente presente l'angoscia di rivivere il dolore del distacco (abbandonandosi al sonno) legato all'incertezza che l'adulto rimanga lì accanto a lei.
E' necessario, almeno nei primi periodi, che un'educatrice rimanga accanto alla sua brandina/lettino durante l'addormentamento, la contenga fisicamente ad esempio tenendole la mano ed emotivamente, cantandole una ninna nanna.

Concludo con un passo tratto dal libro I bambini che si perdono nel bosco (Andrea Canevaro, La nuova Italia, Firenze 1976).
Quando un bambino va a scuola e come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da saper trovare la strada di casa, anche di notte, alla luce della luna. Ma ci sono bambini che non riescono a fare provviste di sassolini, e lasciano delle briciole di pane secco come tracce per tornare a casa. E' una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non sanno più tornare a casa.



Photo Credits: web


 

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