“Quando arriva la mia mamma?”, Isabella Paglia, Chiara Gobbo, ed. Arka 2016

Il tempo senza la mamma

TRAMA: E’ il momento di alzarsi. Nico lascia il suo morbido letto e, con l’aiuto della mamma, inizia a prepararsi.
Dopo aver fatto una golosa colazione i due escono di casa.
Sono diretti verso l’asilo, quando Nico diventa improvvisamente triste al pensiero che, per un po’, non staranno insieme.
Vedrai il tempo passa in fretta, lo rassicura la sua mamma, ti divertirai e poi sarò nuovamente con te.
Nico ha appena salutato la mamma ed è nuovamente malinconico. Vorrebbe già rivederla!
Così la maestra intraprende un dolce e rassicurante dialogo sullo scorrere del tempo, utilizzando un linguaggio “a misura di bambino”.
In compagnia degli altri bambini, Nico partecipa con entusiasmo alle proposte dalla maestra. Tra un’attività e l’altra però non dimentica mai di chiederle la fatidica domanda: “Quando arriva la mia mamma?”. Poi, senza quasi accorgersene, eccola apparire accanto a lui.

Quando arriva la mia mamma?

Quando arriva la mia mamma?

È una domanda davvero comune fra i bambini che vivono le prime esperienze di distacco dalle figure familiari. Diventa il titolo del racconto di Isabella Paglia, una storia piacevole e lineare che affronta il tema della separazione fra mamma e bambino.

Per molti bambini

l’ingresso in una struttura per l’infanzia rappresenta una delle prime esperienze di socializzazione fuori dall’ambiente di casa. Frequentare il nido o la scuola dell’infanzia significa entrare a far parte di un contesto estraneo nel quale ci si trova a condividere tempi e spazi con altri coetanei (e altri adulti) e a instaurare nuovi legami.

A partire dall’ambientamento

i bambini iniziano a riporre la loro fiducia nell’educatore che li accompagna in questa esperienza.
La possibilità di vivere una relazione soddisfacente e significativa con l’adulto di riferimento agevola il bambino a tollerare la provvisoria assenza della mamma.

Il sentimento di fiducia dei bambini

è strettamente correlato, come suggeriva Erikson, a quello di speranza. Si tratta della speranza che la mamma ritorni. Un equilibrio di sensazioni (fiducia, sfiducia, speranza) che serve al bambino per affrontare un’eventuale frustrazione e delusione. Un graduale percorso che lo aiuterà a comprendere, integrare e ricostruire il mondo che lo circonda, potendo così vivere serenamente l’esperienza della separazione.

Quando arriva la mia mamma?

Un libro che offre al piccolo lettore un’immagine molto simile a quella della sua quotidianità: dal risveglio, la colazione, l’accoglienza all’asilo, il saluto, le attività di gioco, la lettura di storie, le canzoncine, il pranzo, la nanna, il gioco libero, fino al momento del ricongiungimento con l’arrivo della mamma. Il piccolo lettore inoltre troverà facile immedesimarsi in Nico, nei suoi giochi, nelle sue espressioni, nei suoi sorrisi e nelle sue angosce. Ascolta le parole che probabilmente avrebbe voluto dire lui stesso. Il racconto offre così una rassicurante restituzione dei suoi vissuti.

Quando arriva la mia mamma?

Durante l’esperienza del distacco

il concetto di tempo inizia a diventare significativo per gestire i turbamenti legati all’assenza della figura parentale. In questa fase dell’età evolutiva ci troviamo davanti a un primo abbozzo di rappresentazione mentale del tempo che scorre, relativo soprattutto alla comprensione del prima e del dopo (cosa avviene prima e cosa succede dopo).

Il susseguirsi delle routine 

– momenti della giornata che si ripetono costantemente, nello stesso ordine e propongono esperienze legate al gioco, alla socializzazione, alla cura e al riposo – agevola il bambino a comprendere le prime nozioni legate al tempo.

Quando arriva la mia mamma?

Alla domanda: Quando arriva la mia mamma? sappiamo che risposte come “tra poco”, “alle quattro”, “quando è ora”, ecc… non hanno alcun senso per un bambino molto piccolo che sta esprimendo in realtà un bisogno più profondo, ovvero quello di essere rassicurato dall’adulto nel quale ha riposto la sua fiducia e che lo supporta durante l’esperienza vissuta fuori casa.

La narrazione suggerisce una possibile strategia educativa: la maestra accoglie il sentimento di Nico e gli offre risposte che lo aiutano a “misurare” il tempo attraverso il susseguirsi delle routine. Il tempo che lo separa dalla mamma è semplicemente quello che gli serve, ad esempio, per disegnare e colorare e… qualcosina in più!

Quando arriva la mia mamma?

L’orologio delle routine

da appendere alla parete a portata dei bambini, nel quale al posto dei numeri ci saranno alcune immagini che rappresentano i momenti della giornata.
Così, durante il passaggio da un’attività all’altra si gioca a spostare le lancette sulle figure: “Adesso stiamo per fare, per andare…”.

Quando arriva la mia mamma?

Quando arriva la mia mamma? è un racconto da leggere e rileggere ai bambini che vivono il momento dell’inserimento all’asilo.

Quando arriva la mia mamma?

Photo Credits: ed. Arka

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