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20/11/16

Le vostre domande: "Come faccio se il mio bambino non mangia tutto?"

prime pappe vitazerotre✎ Buongiorno,
ho bisogno del vostro aiuto. Sono mamma di M., 15 mesi e mezzo, un bambino molto vivace, attivo e allegro ma altrettanto caparbio e ostinato.
C’è sempre stata una buona intesa tra di noi e lui ha sempre avuto un buon rapporto col cibo, ha sempre mangiato tutto in due secondi e ha sempre accettato di tutto.
Da un po’ di tempo, invece, specialmente durante i pasti, facciamo delle gran “litigate”. Per esempio si ostina a non voler assaggiare le cose che gli risultano nuove e si impunta come se non gli piacessero. Io cerco di convincerlo in ogni modo, a volte gli struscio il cucchiaio sulle labbra e lui per riflesso le lecca e assaggia e dopo mangia tutto. Altre volte, presa dalla disperazione, gli ho infilato il pezzetto in bocca e dopo ha mangiato. Ovviamente nel momento in cui lo forzo si arrabbia e piange, ma poi si calma e assaggia e mangia.
Fosse per lui mangerebbe sempre formaggio parmigiano, prosciutto e pasta al pomodoro, ma ovviamente non posso permettere che mangi così ogni giorno. Inoltre quando si arrabbia, spesso, sparecchia tutto ciò che è sul seggiolone con grande prepotenza e urlando forte e piangendo (o, se non è sul seggiolone e si arrabbia per altre cose, sbatte a terra ciò che ha in mano con forza, oppure si dimena dicendo no no no no no no e piangendo). Io non riesco a tollerare questo atteggiamento, è più forte di me, è un atteggiamento che mi sa di prepotenza allo stato puro e spesso, anche se so che non dovrei, mi esce l’urlo o la manata sulle mani, e dopo mi sento uno schifo.
Lui non sa come gestire le sue emozioni, e io non so come gestire le sue e le mie. Così non si va da nessuna parte. Ho paura di sbagliare, di fargli del male al carattere, di ottenere il contrario di ciò che vorrei. Ma non ho idea di come devo reagire per fargli capire che non si fa, senza ricorrere a urli e altro. Ho provato anche a lasciarlo stare e non dire niente, ma lui non si calma, anzi, fa sempre peggio e alla fine io sbotto inevitabilmente. Per favore datemi un consiglio.


✎ Cara mamma,



per il bambino il cibo non ha soltanto una valenza legata al nutrimento ma rappresenta un'esperienza fondamentale che egli deve poter vivere in un clima sereno, comprensivo e affettuoso.
Durante la crescita i bambini cambiano frequentemente idee e abitudini in fatto di alimentazione. Sentiamo spesso genitori pronunciare frasi del tipo: "Mangiava di più quando era più piccolo", "Prima gli piaceva, invece ora non più", "Sta cambiando gusti"... Questo ci aiuta a capire come nell'infanzia non ci sia mai nulla di scritto o di etichettabile: il bambino costruisce la sua identità un po' alla volta, misurandosi attraverso le risposte che riceve dal suo ambiente e dagli adulti che si occupano di lui.

Le emozioni che stai provando sono del tutto lecite e comprensibili: ti preoccupa il fatto che tuo figlio non mangi abbastanza da coprire il suo fabbisogno energetico e, nello stesso tempo, ti senti priva di risorse e non sai come convincere il tuo bambino ad accettare il cibo che ha sul piatto.
Proverò a darti una diversa chiave di lettura del comportamento di tuo figlio, apparentemente prepotente e ostinato.

Intorno al quindicesimo mese di età il bambino è sufficientemente indipendente in fatto di alimentazione: è in grado di operare delle scelte, di esprimere le sue preferenze e di dire "no" oppure "si" a seconda del cibo offerto o del suo senso di fame, è attivo e volenteroso di essere autonomo.
Nell'occuparci dei nostri bambini, non dobbiamo dimenticare di metterci in atteggiamento di ascolto e di fidarci della loro capacità di auto-regolarsi e di comunicare le proprie sensazioni. Capita infatti, non di rado, che il rifiuto di mangiare da parte di un bambino venga interpretato come capriccio, per poi scoprire che si trattava di un segnale di malessere fisico.
Nel relazionarci con loro, i bambini sentono la nostra tensione o la nostra tranquillità e reagiscono di conseguenza.

Nel momento in cui ti siedi a tavola con tuo figlio prova a:
  • Non mostrarti troppo preoccupata;
  • Non essere assillante o insistente;
  • Non essere iperattiva.
Prepara in anticipo tutto l'occorrente e organizzalo vicino a te in modo da averlo a portata di mano (bavaglia, tovaglioli, posate, piatto, tazza, bicchiere, beccuccio...). Il fatto di non doversi continuamente alzare farà la differenza sul clima del pasto.

Incoraggia il ruolo attivo del bambino in questo modo:
  • Dandogli un cucchiaino a disposizione. Lasciaglielo tenere anche se lo utilizza solo per agitarlo anziché per prendere il cibo. Si tratta di un'esperienza propedeutica all'acquisizione della capacità di servirsene nel modo corretto. Un po' come se gli dicessi "Ho fiducia in te e so che presto saprai usarlo da solo".
  • Permettendogli di toccare il cibo. La manipolazione diretta è un'esperienza fondamentale che il bambino ha bisogno di compiere per imparare a mangiare con piacere e competenza. Disponi davanti a lui un piattino o una scodella contenente una piccola quantità di cibo (un cucchiaino) oppure alcuni pezzettini. Sarà una grande soddisfazione vederlo diventare sempre più autonomo nel coordinare le mani. 
  • Consentendogli di prendere i pezzi di cibo con le dita. Questo passaggio sostiene il suo desiderio di sentirsi attivo, consentendogli di non dover per forza attendere l'aiuto dell'adulto per assaggiare il cibo. Inoltre ha in tal modo la possibilità di vivere un'importante esperienza tattile.
  • Attendendo che sia lui a iniziare a mangiare. Quando il piatto è in tavola gli adulti sono abituati a cominciare subito ma i bambini non si comportano allo stesso modo. Prima di imboccarlo aspetta che si interessi al cibo. Attendi anche se ci vorranno alcuni minuti.
  • Intervenendo il meno possibile. Cito le parole di Brazelton, noto pediatra statunitense: "La maggior garanzia per non creare e per non continuare ad avere problemi alimentari è intervenire il meno possibile e lasciare fare al bambino. Lui saprà trovare sicuramente il suo equilibrio e nel contempo avrà conservato la sua indipendenza".
  • Imboccandolo solo nel momento in cui dà cenno di essere pronto a ricevere dell'altro cibo (ad esempio apre la bocca). Se si volta o serra le labbra non insistere e non forzarlo. Anche se talvolta può sembrarti che alla fine accetti il cibo, in realtà, costringere un bambino a mangiare è per lui fonte di stress. Oltre a non fare altro che provocare o aumentare il suo rifiuto, così facendo si entra in un circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscirne. Bisogna superare la necessità di "riempire un vaso vuoto" per costruire un percorso di educazione alimentare che comprenda, oltre al nutrimento, anche la relazione e la scoperta.
  • Stabilendo quali alimenti fanno parte di quel determinato pasto (primo, secondo, contorno e pane). Quando rifiuta di mangiare o assaggiare ciò che hai preparato, non concedergli cibi alternativi. Mangerà sicuramente qualcosa al successivo pasto. Abbiamo la fortuna di vivere in un contesto sociale dove la fame non rappresenta un problema di mortalità.
prime pappe vitazerotre


E' proprio tra il primo e il secondo anno di vita che il bambino impara gradualmente a mangiare senza l'aiuto dell'adulto, percorrendo generalmente questa linea di esperienze:

In un primo momento il bambino è prevalentemente imboccato dall'adulto. Inizia a scoprire il cibo con le mani se ha a disposizione una piccola quantità da manipolare. A poco a poco comincia a utilizzare le dita per afferrare alcuni piccoli pezzetti di cibo e portarli spontaneamente alla bocca. L'adulto offre un secondo cucchiaino al bambino. Con questo oggetto tra le mani il bambino abbozza alcuni possibili utilizzi. Pasto dopo pasto compie diversi esercizi, prove ed esperimenti: porta, in un primo momento, il cibo dal piatto al cucchiaio poi, dal cucchiaio alla bocca. In seguito, sostenuto dall'adulto, impara a usare il cucchiaio per raccogliere il cibo dal piatto e portarlo alla bocca. Al compimento del secondo anno di vita il movimento di rotazione del polso si completa, il bambino è ora perfettamente in grado di fare da solo.

Se dovessi avere ulteriori dubbi o difficoltà non esitare a ricontattarci.




E. L.


Photo Credits: www.vitazerotre.com (tutti i diritti riservati)




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