“Quellilà”, D. Movarelli, M. Rocchetti, EDT-Giralangolo, 2017

«Quand il n’y a pas de différences visibles, on les invente.» (D. Schnapper, S. Allemand, Questionner le racisme)

TRAMA: L’anziano Marricordo era l’unico che, anni addietro, avesse incontrato i misteriosi Quellilà. Al di fuori di lui nessun altro sapeva come fossero fatti. Si mormorava avessero un terribile aspetto e un’indole cattiva ma le sole fonti di queste diffuse opinioni erano i confusi ricordi del vecchio saggio uniti alla fantasia della gente. Nessuno era mai andato dall’altra parte per scoprire chi fossero realmente i tanto temuti QuellilàQuando iniziò a circolare la notizia che i Quellilà erano in procinto di attaccare la città, il re ordinò di aumentare le difese alle mura di cinta. Una lunga notte trascorse ma dei Quellilà non se ne vide nemmeno l’ombra.

Nei giorni seguenti i mormorii su improbabili attacchi alla città si fecero sempre più intensi e fantasiosi. Fu paventato un attacco dall’alto, così, sotto imposizione del re, i cittadini raccolsero i loro oggetti per erigere un’altissima torre. La popolazione attese lungamente, arrampicata sulla torre, fino a quando, finalmente, qualcuno scorse qualcosa. C’era, dall’altra parte, un’altra torre, fatta anch’essa di cumuli di cianfrusaglie. Sopra si trovavano i tanto temuti Quellilà.
Fu così che scoprirono che si trattava di persone fatte proprio come loro.

Il piccolo lettore lo sente subito: questo è un racconto misterioso… e spaventoso.
La narrazione inizia fin dalla copertina, dove dallo sfondo nero emergono due grandi occhi che guardano con sospetto intorno a loro. Sopra questi echeggia un’unica parola, Quellilà, coniata per esprimere – con sorprendente efficacia – i sentimenti legati al fuorviante pregiudizio. Si tratta di quelle credenze che portano a produrre meccanismi di diffidenza verso il prossimo, ad annullare la conoscenza reciproca e la possibilità di costruire un vicendevole dialogo.

Una storia davvero originale, scritta dal blogger Daniele Movarelli, che affronta un argomento sempre più importante. I dialoghi affiancano una serie di scene enigmatiche e conducono il giovane lettore alla base dei discorsi sull’alterità.

L’invito è esplicito: solo la la disponibilità a conoscere l’altro può liberare la mente dalle credenze e dagli stereotipi.

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Quellilà è una lettura sottilmente ironica che offre la possibilità di aprirsi a una visione più profonda della realtà e a una maggiore tolleranza verso il prossimo.

Quellilà movarelli rocchetti edtUn’abitudine al dialogo che porta a scoprire come, i Quellilà, non siano poi così diversi da noi, i Questiqua.

Le illustrazioni di Michele Rocchetti ripercorrono il racconto in maniera figurata, lasciando spazio all’immaginario e alle sensazioni che la narrazione produce nel piccolo lettore.

L’età di lettura è consigliata a partire dai quattro anni. Alcune immagini incuriosiscono particolarmente il piccolo lettore: probabilmente esprimerà il suo desiderio di poterle rivedere ancora. In particolare, la rappresentazione – immaginata e in ombra – dei Quellilà come dei terribili mostri, accompagnata dalla loro descrizione testuale («Marricordo diceva che avessero un milione di denti, una pancia enorme e le gambe corte. – Sono pelosissimi hanno le orecchie a punta e pattini a rotelle al posto dei piedi»).

 

 

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«Quando non ci sono differenze visibili, le si inventano.»
 

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