“Giallo Max”, T. Porcella, L. Mattioli, EDT-Giralangolo, 2018

La città di Brix “contiene” la casa di Max

TRAMA: La prima pagina del racconto apre su uno scenario domestico. Il bambino Max è comodamente seduto sulla poltrona, celato dal giornalino che sta leggendo. Sotto di lui, tra i giochi e gli oggetti sparsi sul tappeto, si muove un cagnolone dal pelo lungo di nome Felix. Ed è proprio quel pelo a far da casa alla pulce Alix. Ma basta voltare pagina che…
Alix saltella, è un’artista di circo. Si muove sotto la guida del domatore di pulci Sprix. Il tendone del circo Minimax è allestito nel centro della brulicante città di Brix, la stessa di Felix e Max. 
Intanto all’aeroporto di Brix è appena atterrato un aereo. Scende la sera. Il pilota Diego, arrivato nella città di Brix, quella del circo Minimax, torna a casa da suo figlio… che è proprio il piccolo Max.
 

Quando abbiamo letto per la prima volta Giallo Max, ad ogni pagina aspettavamo che succedesse qualcosa all’improvviso.
Probabilmente è per via della parola “Giallo” che riconduce a un mistero da risolvere, o forse è per lo stile dinamico delle illustrazioni che ricorda quei giornalini di un tempo… o magari è a causa delle inquadrature aperte, alternate a zoomature su dettagli.

Sarà… poi arriva l’ultima pagina, l’epilogo. Fuori da ogni aspettativa, questo ha rivelato invece la circolarità che caratterizza il racconto. Si ritorna al punto di partenza, la casa di Max. Un po’ di stupore su alcuni elementi e il bisogno di iniziare nuovamente a leggere dal principio la storia.
Eh si, perché i lettori, grandi e piccoli, vanno adesso a ritroso per riscoprire i dettagli tralasciati, quelli che rivelano il senso del racconto, quelli maestralmente disseminati lungo le pagine dalla complicità tra autrice e illustratrice.

 

giallo max

 

Giallo Max si palesa per quello che è: una lettura giocosa, puro divertissement narrativo, senza pretese di messaggi o insegnamenti.

In realtà ci si trova realmente in un giallo, un mistero la cui soluzione non è tanto nella vicenda ma nella costruzione narrativa.

I paragrafi del racconto entrano o escono l’uno dall’altro come se fossero contenitori e contenuti. Un ripetuto gioco di scatole cinesi che crea una filastrocca che cresce e ritorna, dove ogni elemento è collegato all’altro.

 

La città di Brix “contiene” la casa di Max. La stessa è anche “contenuta”, come si scopre nei giochi e negli oggetti sparsi sul tappeto del salotto.
Così l’aeroporto, reale e mastodontico, diventa piccolo e simbolico tra le mani giocose del bambino.
Teresa Porcella, l’autrice, descrive la storia sui social come “un giallo in cui il giallo guida alla risoluzione del giallo”.

Ok, ora che avete le idee ben confuse non vi resta che scoprire da voi questa sorprendente e imperdibile lettura!

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