“Il signor Fortunato”, D. Movarelli, A. Coppini, Edt-Giralangolo, 2018

TRAMA: Era proprio fortunato il Signor Fortunato! Aveva tutto ciò che l’inimmaginabile potesse pensare. Nella sua maestosa casa c’erano opere d’arte, mobili di valore, zoo, orchestre sinfoniche, impianti sciistici e persino una brulicante giungla in soffitta! Possedeva talmente tante cose che a farne un elenco ci vorrebbe un’intera vita.
Era così fiero dei suoi possedimenti. Poi un giorno (uno di quei giorni qualunque) mentre era lontano da casa, il vento gli fece volare via il cappello dalla testa. Fortunato corse a perdifiato per riprenderselo ma si perse e si addormentò sul prato.
Il risveglio fu a dir poco sorprendente: sulla schiena gli era spuntato un gigantesco guscio di lumaca. Con l’enorme protuberanza non riuscì ad entrare nell’auto, quindi si mise lentamente in cammino verso casa.
Arrivato alla sua dimora si accorse di non riuscire nemmeno a passare dalle porte e dalle finestre. In questa condizione non poteva più raggiungere le tanto amate cose.
Così si sedette su una panchina e si mise ad osservare… Fu in quell’attimo che si accorse delle persone e della vita.
Iniziò a piovere e la gente scappò via. Il Signor Fortunato, senza quasi pensarci, si ritirò dentro al guscio. Comprese che lì c’era tutto ciò di cui aveva bisogno: se stesso.

signor fortunato

Chissà quanti Signor Fortunato esistono al mondo!
Ho avuto il piacere di parlare con Daniele Movarelli, l’autore del libro, già precedentemente apprezzato con l’albo Quellilà.
Quella che doveva essere un’intervista si è poi trasformata in uno scambio di suggestioni intorno al protagonista e alla sua buffa vicenda.

Il racconto di Movarelli descrive fondamentalmente il rapporto tra l’uomo e le cose materiali. Il Signor Fortunato è una figura ricorrente in ambito narrativo. E’ l’immagine di un uomo attempato, dall’aspetto vintage, straordinariamente ricco, che col tempo ha perso il valore delle cose. Un archètipo già noto, spiega l’autore.

Fortunato vanta già alcuni accostamenti a personaggi del calibro di Charles Foster Kane (Orson Welles, “Quarto potere”) e Gregor Samsa (Franz Kafka, “La metamorfosi”). Il primo lo ricorda per la ricchezza e l’immensa dimora, il secondo invece per lo stesso inaspettato risveglio. Ma diversamente da questi, l’autore, che ha in mente la storia già da alcuni anni, vuole dare al suo personaggio una connotazione positiva. Un racconto spensierato e fanciullesco che avvicina il giovane lettore al concetto di felicità e di essenzialità.

signor fortunato

Un messaggio tanto importante quanto complesso da sviluppare, soprattutto se si considera il limite di pagine previsto per un illustrato. Ed è proprio la svolta, l’effetto “wow”, il risveglio lumachesco, ad agevolare l’obiettivo di racchiudere in un racconto per bambini un concetto tanto ampio.

Il ritmo narrativo è valorizzato dalle tavole di Alice Coppini giovane illustratrice di Novara. I suoi disegni, oltre ad aggiungere humor alla sceneggiatura, donano ai lettori alcune “preziose” citazioni artistiche: la Nike di Samotracia, La Guernica di Picasso, la Venere di Botticelli e altre ancora da scovare tra le pagine.

I due autori sviluppano in maniera comica, dinamica e mai drammatica una storia sul senso della vita. Il Signor Fortunato fa quasi tenerezza. Accumula il bello, gli piace il bello ma quando è solo con se stesso dentro la chiocciola, si addormenta con la serenità e il sorriso beato di un piccolo fanciullo.

 

signor fortunato

 

 

Photo Credits: EDT-Giralangolo

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