“Questo posto è mio!”, C. Garralon, Sinnos, 2019

“Oh! Come carino questo posto”

TRAMA: Quel vasto laghetto azzurro è un luogo proprio attraente per un piccolo papero giallo! Infatti, ancor prima di tuffarsi dentro esclama: “Questo posto è mio!”.
Nuota beato in lungo e in largo quando arriva un altro papero, tutto bianco, con la medesima brama di possesso del primo. I due, dopo un breve battibecco, decidono di dividersi il lago a metà.

Poco dopo, arrivano uno alla volta: un papero rosso, uno verde, uno viola e molti altri di diverso colore. Per ogni papero che si aggiunge viene nuovamente suddiviso lo specchio d’acqua. 
E’ un papero nero l’ultimo ad arrivare ed è l’unico non intenzionato a chiedere un pezzo per sé. Ciò che desidera è solo poter entrare, nuotare e divertirsi nell’acqua.
Divertirsi? E come? Nessuno dei paperi si sta divertendo! Sono tutti così impegnati a fare la guardia al propio pezzetto che in realtà si stanno persino annoiando.
Il papero nero suggerisce allora di rendere l’intero laghetto di tutti. Gli altri paperi accolgono la proposta e, finalmente, iniziano a giocare, nuotare, entrare, uscire, fare posto agli altri e… divertirsi!
Tutto sembra ora sistemato finché un grosso ippopotamo arriva per avanzare la sua pretesa di possesso del lago. Per via della sua evidente mole le papere colorate sono costrette ad uscire dall’acqua. Ma il grosso ippopotamo dovrà fare i conti con un altro grosso ippopotamo desideroso anch’egli di avere il lago tutto per sé…

questo posto è mio

Al nido d’infanzia nel quale lavoro si sono recentemente innescate alcune dinamiche simili a quelle narrate da Claire Garralon nel suo ultimo racconto. L’oggetto di contesa non è un lago ma una panchina o, per meglio dire, sono i posti a sedere sopra di questa.

La panchina in questione può ospitare quattro, cinque bambini al massimo. Ecco, inevitabilmente, tutti bambini vogliono sedersi sopra nello stesso momento!

C’è chi cerca di arrivare prima degli altri, c’è chi con la mano tiene il posto al bambino che in quel momento considera l’amico del cuore e c’è chi si sdraia per occupare più sedute.

Proprio come i paperi del racconto, l’obiettivo diventa preservare la proprietà del diritto di seduta. I bambini hanno un fare così determinato da sembrare piccole sentinelle. Eppure, così facendo, non colgono le occasioni di gioco ben più divertenti. Il desiderio di ottenere un posto nella panchina è fonte di pianto per chi non riesce a sedersi e di comportamenti prepotenti da parte di chi vorrebbe conquistare un posto o di coloro che non lo abbandonano per nessuna ragione.

Nell’arbitrare la situazione fra i piccoli duenni ho assunto le parti del papero nero. “Perché non fate un po’ per uno?”, provo a proporre. L’intento è il medesimo: sostenere una condivisione più fluida dell’oggetto di contesa, suggerendo di impiegare al meglio il tempo dell’attesa.

Ho scoperto Questo posto è mio! e l’ho letto in sezione. Il libro ha colto immediatamente l’attenzione dei bambini. L’intonazione dei dialoghi è molto vicina all’interloquire di un bambino di due anni. Dopo aver ascoltato la storia, i piccoli hanno giocato ad indicare i colori delle papere.

L’autrice racconta la vicenda attraverso un linguaggio semplice e immediato, la struttura narrativa comprende la ripetizione degli eventi fino ad arrivare a un doppio epilogo. Il primo è la soluzione ideale, il lieto fine. Il secondo è un nuovo avvenimento che ri-scompone la vicenda.

questo posto è mio

 

Claire Garralon è solita a presentare i suoi libri illustrati ai piccoli lettori, incontrandoli nelle scuole, nei nidi, nelle librerie e nelle biblioteche, forse questo ha avvicinato la sua arte al loro mondo.

Nei suoi racconti emerge spesso il dialogo filosofico sui principi dell’alterità e della relazione con l’altro. Messaggi profondi scritti attraverso un linguaggio semplice e capace di arrivare al pubblico, evitando moralismi e accogliendo invece un delicato umorismo.

 

Photo credits: Sinnos editore

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