“La porta”, Ji Hyeon Lee, Orecchio acerbo, 2018

“Quando accettiamo la differenza, impariamo a costruire un ponte per fidarci e comunicare”*

TRAMA: Esiste una vecchia porta ricoperta di ragnatele, è chiusa da un grosso lucchetto. Sembra sia stata dimenticata.
Al di qua della porta le persone hanno il viso costantemente arrabbiato. È gente grigia che appare come circondata da uno scudo che tiene alla larga dal prossimo. Tra di loro c’è un ragazzo la cui espressione è meno grave.
Questo ragazzo trova una chiave e la raccoglie. Vede una porta, medita un po’, si fa coraggio, la apre. Un insetto rosso entra in volata prima di lui.
Il ragazzo varca la porta. Perplesso, si guarda indietro mentre cammina, scontra uno strano signore. Imbarazzato e impaurito, si nasconde dietro un albero. Quell’individuo intanto pronuncia qualcosa di incomprensibile, eppure non sembra aggressivo.

La porta silent book

Il ragazzo fa un nuovo incontro, potrebbe essere una bambina come lui. Questa lo conduce fra la sua gente.

Sono tutti calmi e accoglienti

Lo invitano al goloso pic nic, a giocare sulle altalene, a fare una passeggiata, a un matrimonio, alla festa… Poco alla volta il ragazzo riprende colore.
In questo mondo parallelo si aprono altre porte. Arriva gente da ogni parte, esseri diversi con la stessa voglia di condividere del tempo insieme. Le porte hanno dettagli e decorazioni che richiamano il mondo dal quale provengono.
È il momento di ritornare indietro. Questa esperienza ha cambiato profondamente il ragazzo che lascia socchiusa la porta alle sue spalle.

La porta silent book

I silent book della coreana Ji Hyeon Lee mi fanno parlare tantissimo. Dal momento che rischio di essere prolissa e perdermi in lunghi papiri, ne presenterò uno per volta. Comincio dal più recente, La porta.
Frugo nel blog dell’autrice, trovo finalmente La porta e la apro.

Like my author’s other work ‘Pool’, this book is a picture book with no text, leaving young readers to fill in the blank with their imagination.

“Come l’altro mio lavoro, questo libro é senza testo, ciò consente ai giovani lettori di riempire gli spazi vuoti con la loro immaginazione.” (J. H. L.)

Un osservatore attento affermerebbe che non è un silent al 100%. Assolutamente d’accordo. Infatti non lo è per chi conosce le lingue dei mondi paralleli, i bambini ad esempio ne sono grandi cultori. Arrivano a leggere con senso ciò che l’autrice riporta nei fumetti posti sopra le teste della strana gente.

La porta silent book

Il tratto delicato di questa autrice diplomata alla Kaywon University of Art & Design (Uiwang – Corea del Sud) e laureata alla Hills School, restituisce nobiltà alla riempitura fatta con le matite colorate.

Così nasce un albo pieno di dettagli e significati. La porta, il soggetto principale, è sia luogo di confine sia di passaggio. È la visione antropologica di soglia, dove l’interiorità dell’individuo si trova nel liminale, che rappresenta, secondo Turner, la zona di confine in cui potrebbe nascere il rinnovamento creativo e culturale.

La porta silent book

Un formato importante per questo splendido albo che invita a osservare e a raccontare senza sosta.

fonte blog naver

Photo Credits: Orecchio acerbo editore

Booktrailer

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