“La storia di Pik Badaluk”, Grete Meuche, Emme edizioni, 2010

TRAMA: Il recinto intorno alla casa protegge la famiglia dei Badaluk dalle belve feroci che abitano la foresta.
Nonostante le continue raccomandazioni ricevute dalla mamma, quando il giovane Pik trova il cancello aperto, non riesce a non disobbedire.
Si ritrova presto nella selva, faccia a faccia con il feroce leone.
Pik si arrampica veloce sopra un albero di mele dove non può essere raggiunto dall’animale. Inizia a farsi beffa del leone sputandogli sulla testa i semi dei frutti mangiati. Nel frattempo il suo papà chiama a sé gli uomini del villaggio.
Gli uomini armati arrivano nella foresta e combattono il feroce animale.

Pik badaluk

Questa è l’avvenura del bambino Pik. È una storia davvero piacevole da leggere e da raccontare perché scorre come un’opera teatrale. La storia di Pik Badaluk accompagna il piccolo lettore in un villaggio africano di altri tempi. È un’Africa immaginata e stereotipata quella di Grete Meuche, con alberi di mele per rifugiarsi e capanne con recinto e giardino. Due caratteristiche queste, i frutteti e il recinto, consone ai paesaggi tedeschi, ossia ai luoghi dove la storia di Pik ha avuto origine.

“Il bambino scappa, inseguito da un leone, e si rifugia… sopra un albero di mele! Basterebbe questo per far capire l’ingenuità della storia, e contemporaneamente la sua provenienza, il libro originale, infatti, era tedesco, e come si sa la Germania è terra di frutteti, dove basta allontanarsi dalle ultime case del villaggio per trovare degli alberi di mele”  (Gianni Stavro Santarosa, prefazione all’edizione italiana).

É un racconto di inizio secolo, pubblicato nel 1922, quando le idee sull’alterità erano differenti dalle odierni riflessioni. I bambini di oggi non tarderanno a domandare: “cos’è un moro?”, riferendosi alla descrizione del giovane protagonista.

È la narrazione dei bambini. Appartiene a loro, al loro animo che, come quello di Pik, è irrequieto. È di quei bambini che non sempre ascoltano le raccomandazioni dei grandi.

Pik badaluk

Una storia che, se ben integrata nella progettualità educativa, può dar spazio alle questioni sulla multicultura, ai discorsi sulla diversità e ai concetti dicotomici di distanza e vicinanza geografica.
Al di lá del discorso etnico, la morale educativa dell’avventura di Pik è comune a molti racconti per l’infanzia. Il bambino disobbedisce alle regole di casa trovandosi così in una situazione di pericolo dove deve cavarsela per sopravvivere. Gli adulti del villaggio salvano il giovane Pik uccidendo il leone.

Pik badaluk

La morte del leone è una parte del racconto che stupisce i piccoli ascoltatori. Qui il dramma diventa poesia. C’è sempre un attimo di silenzio durante la lettura di questo pezzo, come un volersi raccogliere intorno al defunto. Succede che i bambini mostrano la necessità di ripetere la scena dell’uccisione durante il gioco, come a esorcizzare un evento difficile da comprendere.
Poi la storia riprende. Si rassicura il bambino che vede Pik tornare dalla mamma, più saggio di prima. Per questo e per il ritmo narrativo, la storia di Pik Badaluk si presta ad essere rappresentata in recita.
Ma ora basta chiacchiere! Caliamoci nella parte e ascoltiamo. Inizia, per tutti, La storia di Pik Badaluk.

Photo Credits: Emme Edizioni 

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