Giocare con i propri figli. Il gioco di fantasia

Una mamma chiede come proporre un gioco che sia interessante per una bambina di 5 anni.

Volevo chiederti un’indicazione su alcuni aspetti del gioco della mia bimba di 5 anni appena compiuti. In questo Natale e compleanno mi sono trovata in difficoltà nel pensare a regali per lei.
Questa difficoltà è partita da un’osservazione del suo modo di giocare a casa. Nel disegnare e ritagliare è molto autonoma. Mi propone, a volte, di giocare con bambolotti a mamma e figlia o alla scuola dove ripropone scene sue quotidiane e lei interpreta una delle sue maestre.
Vedo che con le Barbie o bambole che ha non gioca molto a creare storie o altro. Non che debba farlo per forza ma mi chiedevo se dovessi mettermi a giocare con lei “stimolandole” questa modalità di gioco.

La tua lettera apre un’interessante riflessione sul gioco dei bambini di oggi, ai quali sicuramente non mancano gli stimoli; eppure, si ha comunque l’impressione che non siano per loro abbastanza. Tra le tue richieste hai toccato molti aspetti che caratterizzano il modo di giocare di una bambina/o in età prescolare. Indubbiamente c’è la dimensione simbolica. Dal suo esordio nella primissima infanzia, quest’attitudine prosegue diventando poi più sofisticata, strutturata e dialogata.
Il dialogo presente nel gioco simbolico (è il gioco del “far finta di”, quando ad esempio tua figlia interpreta le scene vissute alla scuola dell’infanzia) è soprattutto un discorso con se stessi, con i propri pensieri e con le proprie immagini mentali. All’età di tua figlia la “drammatizzazione” è più astratta rispetto alla fase precedente (non riguarda soltanto le esperienze di vita sperimentate in maniera diretta) ed è un momento importante per la formazione del pensiero creativo. Difficilmente questo gioco può essere “suggerito” al bambino in quanto si manifesta spontaneamente durante la progressione dell’attività ludica seguendo lo sviluppo cognitivo. È spesso un gioco socializzato, ovvero condiviso con i pari. I bambini concordano fra di loro parti, dialoghi e azioni. Difficilmente riesce ad esistere con la stessa sincerità in compagnia dell’adulto.

Il gioco di fantasia parte dal bisogno del bambino di esprimere le sue emozioni, esperienze, astrazioni e immagini mentali nel contesto ludico.

È un’attitudine spontanea e per questo non dovrebbe essere condotta dall’adulto.
Un giorno, durante il lockdown del 2020, mio figlio di 5 anni mi ha chiesto di giocare con lui ai Playmobil. Armata di tutta la buona volontà, ho messo un personaggio su una costruzione dicendo: – “Guarda come navigo veloce!”. Lui mi ha ripresa immediatamente: – “Quella non va così, non è una barchetta!”. Allora ho rincalzato: – “Volo nello spazio, sono una navicella spaziale”. A un certo punto si è alzato impettito ed è corso via offeso, dicendo: – “Mamma stai giocando malissimo”.

Ho così capito quanto ai bambini, da una certa età in poi, arrivi tutto il nostro “essere” adulto.

Sicuramente tua figlia giocherà molto con gli altri bambini, all’asilo o in altre occasioni. Quello che puoi fare per lei, più che interagire nel dialogo simbolico, è collaborare per realizzare un ambiente di gioco stimolante e creativo. Ciò non significa procurare nuovi giochi ma, ad esempio, offrire materiale diverso, anche già presente in casa, che possa essere utile a “nutrire” la simbolizzazione del gioco e diventi accessorio ai suoi giocattoli.

Una scatola di metallo capovolta può essere il tavolino del salotto delle Barbie, un feltrino rotondo può diventare un sottopentola, una scatola delle caramelle può trasformarsi in un televisore, un centrino è un perfetto copriletto, con le capsule del caffè si possono realizzare delle pentoline e così via.

In questo modo sarete insieme coinvolte nelle attività di progettazione, costruzione, ritaglio, incollo e via dicendo… Da qui lei sarà facilitata, se lo vorrà, a continuare nel proprio gioco di fantasia.

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