Crescere senza plastica

Cose di plastica destinate ai bambini, che provo a limitare.

Ci sono tanti piccoli gesti che se fatti in tanti piccoli posti da tante piccole (e grandi) persone, possono davvero fare la differenza.

Alcune decine di anni fa é partito l’uso smodato della plastica. Oggi questo materiale è ovunque, difficilmente evitabile. Eppure non si può più restare indifferenti ai danni ambientali che contribuisce a creare.
Qualche anno fa, una cuoca di un asilo in cui lavoravo e che già allora usava bottiglie di vetro per bere l’acqua fuori casa, mi disse questa frase:

Il paradosso è che utilizziamo come “usa e getta” un materiale che poi impiega moltissimi anni a degradarsi.

Da quel momento ho iniziato a chiedermi:

Come posso fare per usare meno plastica?

Il primo doveroso passo per qualsiasi cambiamento è questo: PRENDERE COSCIENZA del problema.
Allora si inizia a ragionare, a comprenderne la portata, a cercare e sperimentare soluzioni alternative, a eliminare il superfluo.

Quando ero bambina ricordo che non era insolito vedere qualcuno gettare roba a terra senza ricevere alcun disappunto. Sono stata piccola negli anni ‘80.
Il pacchetto di sigarette, l’involucro della merendina, il biglietto dell’autobus, lo scontrino… Le persone si liberavano dell’inutile mentre camminavano, guidavano e, perfino, durante la tratta in treno.
Un’estate ero in viaggio con la famiglia verso il sud Italia. Seduta in carrozza guardavo una signora che mangiava e gettava una marea di rifiuti dal finestrino del treno. Ho davvero temuto che finissero in faccia ad un eventuale passeggero seduto nel vagone successivo.

Per fortuna ora queste azioni sono condannate da molte più persone. Ma c’è ancora chi non se ne cura e di paesaggi deturpati dai rifiuti non se ne può davvero più.
Ho sempre pensato quanto fosse utile sensibilizzare Claudio e Fabio sull’argomento fin da piccolissimi. Trovare così tanto sporco nella natura, durante una normale passeggiata, ci crea un senso di vera angoscia.

Da dove si può iniziare per cambiare qualcosa?

Faccio un piccolo elenco. Ho individuato 3 oggetti molto comuni che contribuiscono a lasciare, in poco tempo, una fraccata di inutile plastica.

Gli ovetti di cioccolato con sorpresa.

Dopo l’ennesimo “no” al supermercato, Fabio mi dice: – “Almeno l’ovetto posso mamma?”.
Almeno l’ovetto. Ma sì dai (cedo) un euro o poco più e lo faccio contento.
Ci sono sempre, in giro per casa, diversi pezzetti colorati che presumo appartenessero a qualche sorpresina. Una zampina, un braccio, una ruota, una specie di trampolino, cose così insomma. Per non parlare del guscio di plastica che puoi riusare al massimo per realizzare un esercito di Minions.
Chiamati a raccolta, ho detto ai miei figli quanto stessimo contribuendo a sporcare il mondo di plastica inutile e quanto sarebbe meglio evitare.
Staremo a vedere ciò che succederà al supermercato…

Sul tema della… come dire… INSISTENZA dei fanciulli, c’è un albo molto simpatico nel quale un papà riesce a non desistere, dicendo un incisivo “no” a tutti i colori dei capricci del suo bambino.

Gelato!”, Elisabetta Pica e Silvia Borando, ed. Minibombo

Le macchinette con le sorprese.

Avete presente quelle macchinette ciuccia monete che si trovano nei parchi, nei centri commerciali e nei bar?
Apro il portafoglio pensando “ma si dai per questa volta ve lo siete meritati”.
Uno o due euro, ehi aspettate, dobbiamo farceli cambiare. Mettiamo la moneta, “faccio io!”, ok fai tu, gira bene la maniglia. Tric, truc, trac.
Esce dal buco una palla di plastica metà trasparente e metà colorata che si apre soltanto saltandoci sopra con forza. Dentro c’è un involucro di plastica (e siamo a due) che avvolge un foglio di istruzioni e un gioco, solitamente appiccicoso, oppure un anello delle Winx quando tuo figlio ambiva al mini-fuoristrada verde.

Il fatto è che raramente ci si porta la palla e il contenuto a casa per gettarli nella raccolta differenziata. Più facile liberarsene buttando il tutto nel primo cestino dei rifiuti disponibile.

I pennarelli.

Su questo ho un grande, grande, grande cruccio. Un’infanzia senza pennarelli… Ma che infanzia è?!
Fatto sta che per fortuna non è l’unico modo per colorare un disegno. Anzi, è probabilmente quello artisticamente più limitante.
Quando ho chiesto a Claudio di iniziare a disegnare con la matita anziché con i pennarelli, i suoi soggetti sono diventati sempre più curati.

Però i pennarelli sono immediati, pratici e facilmente trasportabili. Inoltre sono parte del materiale richiesto dalla scuola.
Il fatto è che una volta consumati (e l’azzurro finisce sempre così in fretta!) vanno gettati senza alcuna, a mia saputa, possibilità di riciclo.
Tempo fa ho provato a capire se si potevano restituire alle aziende produttrici, tipo vuoto a rendere. A quanto ne so, l’unico modo per eliminarli resta il sacco del grigio.

Per ora non ci resta che attendere che venga realizzata una versione ecologica del classico pennarello.


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