Le fiabe classiche raccontate da Michelangelo Rossato

Da Andersen ai fratelli Grimm, le fiabe immortali.

Le fiabe tradizionali, quelle che hanno accompagnato l’infanzia di milioni e milioni di bambini, continuano a ispirare gli autori e a incantare chi le ascolta. Potremmo dire che sono più immortali dei personaggi che talvolta descrivono; e questo è un bene. Nel corso della storia c’è sempre stato qualcuno impegnato a preservare i racconti del folclore dall’oblio del tempo. I fratelli Grimm ad esempio, studiosi della lingua e della cultura tedesca, raccolsero e riscrissero le storie e i miti raccontati dalla gente, fin lì tramandati soltanto oralmente, nel tentativo (riuscito) di definire una veste all’identità culturale tedesca di quei tempi.

Se esistono fiabe (e favole) che hanno raggiunto l’immortalità, appassionando anche le nuove generazioni di lettori, certamente ve ne saranno altre cadute nel dimenticatoio. Non posso per questo fare a meno di ammirare l’impegno artistico e di ricerca degli autori che, con i loro lavori, ci consentono di continuare ad amare le fiabe classiche, quelle che riescono a sembrare remote ed anche attuali. Opere, quelle recenti, che offrono l’opportunità di riflettere la tradizione attraverso nuovi punti di vista e nuove interpretazioni.

Questa premessa mi serviva per introdurvi due indimenticabili fiabe nuovamente scritte da Michelangelo Rossato, talento veneto di cui potete trovare traccia tra le recensioni del blog (La sirenetta, Frida Kahlo nella sua casa Azul, Il bambino di colore). “Eccellenza italiana” presente fra i venti giovani illustratori nostrani scelti per la mostra dell’edizione 2021 della Bologna Children’s Book Fair, Rossato ha una formazione universitaria sulle fiabe classiche e ha maturato una grande esperienza nella loro riscoperta linguistica e iconografica. Oltre a pubblicare i suoi libri, l’autore è impegnato in percorsi e progetti didattici sul libro illustrato e lettura ad alta voce nelle scuole, insegna illustrazione per Ars in Fabula e Università Popolare F. Petrarca ed è formatore in corsi e workshop per insegnanti, educatori, genitori e amanti della letteratura illustrata. Ma veniamo alle fiabe…

“Biancaneve”, Michelangelo Rossato, edizioni Arka 2021.

L’albo d’esordio di Michelangelo Rossato, pubblicato nel 2015, è stato proprio Biancaneve, una tra le più celebri fiabe raccolte dai fratelli Grimm (1812). Alla principessa candida, l’artista ha dedicato un minuzioso lavoro di ricerca e di ritorno all’origine, liberando il racconto dalle immagini stereotipate che ha accumulato sopra di sé nel corso del tempo. Un lavoro complesso che ha portato all’analisi dei riferimenti culturali richiamati nella storia (come gli antichi riti di iniziazione femminile) e al dimenticarsi delle rappresentazioni (ad esempio disneyane) che hanno dato popolarità alla fiaba. Si ritorna alle voci originali nelle quali, a ben leggere, non c’è molta corrispondenza con le descrizioni operate in seguito.

I disegni che accompagnano la narrazione raccolgono il lavoro di ricerca e interpretazione antropologica di Michelangelo. Cogliendo gli aspetti della società matriarcale raccontati nella versione definitiva dei fratelli Grimm (1857), l’artista li descrive, disseminandoli nelle tavole. Nelle illustrazioni possiamo trovare messaggi diversi, archetipi e riferimenti alle tradizioni popolari di un tempo. Alcuni di questi: i 7 nani sono rappresentati come spiriti della Natura piuttosto che come piccoli uomini, Biancaneve ha la chioma nera come l’ebano acconciata secondo la tradizione matriarcale della popolazione amerinda degli Hopi, i tre colori dell’incipit (rosso, bianco e nero) hanno un significato simbolico nel percorso di crescita della protagonista e diventano le tonalità fondamentali delle illustrazioni.

Uno studio così profondo e importante del dietro le quinte della fiaba che non poteva rimanere chiuso in un cassetto. Lo scorso tre marzo è uscita una nuova edizione dell’albo illustrato arricchita di contenuti aggiuntivi, delle analisi sulla fiaba e sulla sua simbologia, dei bozzetti dell’autore che ne raccontano il lungo percorso creativo. Inoltre è stata aggiunta un’illustrazione non inserita nella prima edizione, quella della matrigna intenta a sfamarsi con i polmoni e il fegato che crede essere di Biancaneve.

“I vestiti nuovi dell’imperatore”, fiaba di H. C. Andersen illustrata da Adriana Liuzzi e raccontata da Michelangelo Rossato, edizioni Arka 2021.

Come ho già scritto (qui), questa è in assoluto una delle mie fiabe preferite. Alla narrazione sono attribuibili molteplici significati ma, a mio avviso, quello più rilevante (e direi attuale) è la dimostrazione di quanto la paura del giudizio altrui possa renderci ciechi anche davanti alla realtà più evidente. Emblematico è il fatto che Andersen abbia assegnato a un ragazzino il ruolo di svelare la verità che nessuno osa pronunciare. Questo la esprime con ovvietà, senza filtri, senza illusioni, senza la paura di risultare sciocco, insomma, senza tutto ciò che appesantisce la vita degli adulti.

La nuova versione della fiaba, in libreria dal 10 marzo 2021, raccoglie le illustrazioni realizzate da Adriana Luzzi per il progetto curato da edizioni Arka durante il percorso del Master di Ars in Fabula – Scuola di Illustrazione. I personaggi antropomorfi ripercorrono la fiaba classica, riscritta da Michelangelo Rossato in una versione che sembra più immediata, decisamente accessibile a un bambino che intraprende le prime letture autonome. Il testo è intrecciato di giochi di parole e di modi di dire che fanno riferimento ai personaggi e alle loro sembianze animalesche:

“Che allocco di ministro!” risero i due appena si allontanò.

Quando dell’uccello rapace il ministro ne ha persino l’aspetto. L’imperatore è un signore vanitoso, tronfio e talmente pieno di sé che gonfia il petto come un rospo. L’inganno che i due furfanti hanno in mente spera nell’attitudine conformista del sovrano e dei sudditi. Si fingeranno raffinati sarti alle prese con una stoffa magica, visibile solo a coloro che non sono sciocchi.

I due c’hanno “visto” bene. Dal momento che nessuno vuole passare per stupido, s’innesca una menzogna a catena con la quale si crede di dar prova della propria sofisticatezza. I vari personaggi si complimentano del lavoro con i sarti, inventano dettagli durante i discorsi, impostano facce stupite e nascondono un imbarazzo difficile da contenere.

Nel frattempo che i finti sarti appaiono indaffarati nello svolgere l’incarico, il lettore inizia a sudar freddo e a pensare: “Ma non ci cascheranno mica per davvero? Non possono far uscire l’imperatore nudo in mezzo alla gente!”. Invece questo si mostra proprio vestito di niente davanti alla folla (e per fortuna a quei tempi l’essere nudo corrispondeva all’indossare i mutandoni dell’intimo). Tra la gente, come sappiamo, solo una bambina (Michelangelo Rossato assegna il compito a un personaggio femminile) sarà in grado di ammettere ciò che realmente vede.

Photo Credits: edizioni Arka (Collana di Perle Classiche)

Approfondimenti:

Biancaneve. Una fiaba dei fratelli Grimm“, grimmstories.

Biancaneve di Michelangelo Rossato“, Me Magazine, 5 febbraio 2017.

Biancaneve di Michelangelo Rossato (+ intervista)“, Farfalle eterne, 15 aprile 2016.

I vestiti nuovi dell’imperatore“, andersenstories.

Il re è nudo! La capacità di vedere coi propri occhi“, Marilena Cremaschini, 1 febbraio 2017.

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