Individuazione e identificazione in un albo illustrato per l’adolescenza

Un racconto sulla ricerca del proprio Sé.

“Io e gli altri”, Amanda Cley, Cecilia Ferri, Kite Edizioni 2020

Ho davanti a me un libro piuttosto insolito. Racconta di noi e della nostra personale evoluzione (o involuzione) nel rapporto con gli altri. Parla dunque a me, a te e a tutti coloro che si fermeranno a leggerlo. La narrazione ripercorre il percorso mentale che emerge durante l’adolescenza e che riguarda la differenziazione del sé, quel processo inconscio che prevede il contrapporsi di due forze psichiche differenti: l’identificazione con il gruppo v/so l’individuazione del proprio io. Gustav Jung a tal proposito scrisse in “L’io e l’inconscio“:

«Individuarsi significa diventare un essere singolo e, intendendo noi per individualità la nostra più intima, ultima, incomparabile e singolare peculiarità, diventare se stessi, attuare il proprio Sé. “Individuazione” potrebbe dunque essere tradotto anche con “l’attuazione del proprio Sé” o “realizzazione del Sé”».

  • io e gli altri
  • io e gli altri
  • io e gli altri

A questo insolito libro piace travestirsi. Lui stesso, l’oggetto libro, è camuffato. Appare infatti come un albo per bambini: tante le illustrazioni, poche invece le parole. Ma non fatevi ingannare, i contenuti narrati appartengono ai lettori più grandi, di 12 anni almeno. Anzi, l’editore è stato ancora più cauto indicando “15 anni” come età di lettura consigliata.

Il breve testo e le illustrazioni allegoriche prendono per mano i ragazzi in crescita – durante la difficile transizione verso l’età adulta – nel momento in cui sperimentano la necessità di essere accettati dal gruppo e, in antitesi, il bisogno di esprimere la propria soggettività. Come disse il poeta Cummings: «La più grande battaglia che abbiamo di fronte come esseri umani è la battaglia per proteggere il nostro vero sé dal sé che il mondo vuole che diventiamo»Eppure di questo mondo, inteso come relazioni e senso di appartenenza, abbiamo pur bisogno. I legami, la protezione e l’affetto ci nutrono e confortano. Per questo la riflessione raggiunge un livello più alto: qual è il compromesso che un dato gruppo sociale impone a chi vuole sentirsi incluso?

Riprendendo invece il discorso sul travestimento, scopriamo che questo è contenuto anche nei significati del racconto: un altro particolare che indica come il libro non sia stato pensato per i lettori più piccoli, i quali non amano i volti mascherati e gli occhi vuoti. I personaggi indossano una maschera sociale che appare indispensabile per poter esistere in mezzo agli altri. Volendo analizzare, si può individuare un’interessante trasposizione di significati assegnata da Cecilia Ferri nelle sue illustrazioni. La massa, tradizionalmente rappresentata dalle pecore bianche, è qui interpretata, almeno nel gruppo dei pari, da lupi neri. Sappiamo che nelle favole classiche questi personaggi sono tipicamente aggressivi e prepotenti.

«Ciò che il gregge odia di più è chi la pensa diversamente; non è tanto l’opinione in sé ma l’audacia di pensare a sé, qualcosa che non sanno fare» (Arthur Schopenhauer).

La pecora nera, che generalmente indica colui che va controcorrente, corrisponde qui al ragazzo travestito da lupo bianco. Il colore della sua pelliccia emerge nella cupa folla, fatta di individui che indossano costumi grotteschi. Dalla lettura delle immagini traspaiono le emozioni del protagonista, il senso di alienazione e l’oppressione di cui è capace un ottuso conformismo. La bravura di Cecilia Ferri affiora nella complessa unione tra reale e surreale e nelle atmosfere teatrali che avvolgono le tavole illustrate. Uno stile “graffiato” dove anche i graffi posti sopra al colore sembrano voler dire la loro.

Arrivano come graffi anche le parole scritte da Amanda Cley, incisive, fugaci e sospirate. Raccontano ma non giudicano. Descrivono una realtà distopica e un’auspicabile scelta che diventa la via di fuga. Ripercorrono anche alcune dinamiche del conformismo presente negli ambienti scolastici, del bullismo e dell’atteggiamento di chiusura manifestato da alcuni insegnanti. Le prime pagine dell’albo mi hanno ricondotto al prezioso pensiero del linguista Noam Chomsky, nel momento in cui disse: «La vera istruzione è insegnare alla gente a pensare da sola». Non dimentichiamolo mai.

Photo Credits: Kite Edizioni.

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