Ecco Crocrò, il piccolo “diversamente coniglio” di Stéphane Servant

Un nuovo titolo si aggiunge alla collana Orango Rosa, dedicata ai temi sociali e di attualità.

“Crocrò”, Stéphane Servant, ill. Simone Rea, La Margherita Edizioni 2021.

Sapete quanti racconti illustrati sono stati finora scritti sul tema della diversità? Mi è sufficiente pensarci un attimo per riuscire a elencare un folto numero di titoli: Piccolo blu e piccolo giallo, Bice speciale, Elmer l’elefante variopinto, Il pentolino di Antonino, Oh, che uovo!, Dieci dita alle mani, dieci dita ai piedini, Dov’è la mia mamma?, I cinque malfatti, Ada al contrario, Il richiamo della palude. Eppure queste sono solo alcune delle tante storie presenti sull’argomento, quelle che da tempo accompagnano l’esperienza di lettura dei bambini piccoli.

Voi, invece, a quali racconti sulla diversità avete pensato?

Se l’elenco si allunga ulteriormente non può che suggerire come “la diversità“, nelle sue tante declinazioni, sia un argomento decisamente presente nella letteratura per l’infanzia. Un tema che è stato presentato, dagli autori ai bambini, utilizzando le più fantasiose strutture narrative e i tanti possibili sviluppi di trama. I contesti e i personaggi raccontati sono stati talvolta realistici, altre volte simbolici o comunque vicini alle ambientazioni tipiche delle favole classiche. In generale, queste letture innescano il sincero trasporto dei piccoli lettori che, immersi nel loro giovane percorso, cominciano a osservare, a immaginare e a fare congetture sulle tante sfumature della realtà.

Accanto a questi racconti speciali ecco ora aggiungersi Crocrò, il piccolo protagonista narrato da Stéphane Servant (autore francese di numerosi romanzi e albi illustrati) in un albo pubblicato l’8 settembre u. s., per l’Italia, da La Margherita Edizioni. La versione originale è francese, intitolata Gronouyot, ed è del 2017, edita da Didier Jeunesse.

Proprio come molte di quelle che trattano il medesimo genere, è anch’essa una storia ricca di quei tanti possibili messaggi che coinvolgono l’essere o il sentirsi diversi. Un racconto dunque che offre, attraverso la magia della narrazione, una possibilità ai bambini, quella di sentirsi accolti nella precoce esigenza di rivivere se stessi e di riflettere sugli altri.

A dare un volto al piccolo Crocrò , o potremmo piuttosto dire un drôle de tête, è il talento italiano Simone Rea, pittore e illustratore che ha già ricevuto diversi premi e riconoscimenti, tra i quali la mostra “Figures Future 2006″ a Montreuil, il premio The Plaque of the BIB 2011 nell’ambito della biennale di illustrazione di Bratislava e il secondo premio a “Ilustrarte 2012”, nel contesto della Biennale di illustrazione di Lisbona (Fonte: Il bambino natutale).

L’interpretazione grafica di Simone Rea è toccante. Delicata nelle linee, nei colori e, soprattutto, nel susseguirsi delle espressioni dei personaggi. Mimica, posture e sguardi conducono il lettore nei momenti più commoventi del racconto, arrivando a rappresentare, in modo fantastico, alcune vicende facilmente riferibili al quotidiano. Simone Rea esprime una dedica all’inizio dell’albo, ancor prima che il lettore si sia addentrato nei contenuti.

Per coloro che si sentono diversi.
Per coloro che si sentono normali.
Per colui che giudica.

Iniziamo. Appare fin dal principio la famiglia di Crocrò. Questo, ancora piccolino, è già evidentemente diverso dai suoi parenti (i genitori e i fratelli). Quel suo gracidante nome, Crocrò, deriva dall’unico suono che è capace di pronunciare. Eppure il piccolo appare come un qualunque neonato: sorridente, curioso, allegro e giocoso.

Alla nascita, papà Coniglio aveva sgranato gli occhi nel vedere la strana faccia del nuovo arrivato. Ma chi decide come sarà la faccia di un figlio? In ogni caso, difficilmente tocca ai genitori. Papà Coniglio, però, ci mise un attimo ad amare il suo Crocrò così com’era.

Queste poche righe hanno il potere di riversare un messaggio forte rivolto alla genitorialità e a quell’amore incondizionato di cui, la prima, dovrebbe essere capace, superando le aspettative e i sensi di colpa. Ma arrivano presto le altre persone, quelle che guardano, che sbirciano dentro la carrozzina, che si straniscono, che chiedono, che commentano, che ignorano… Papà e mamma, pur con tutta la risolutezza data dal loro senso di protezione, non possono evitare il giudizio altrui.

Intanto Crocrò cresce e arriva anche per lui il momento di andare a scuola. Sa dire ancora quella sola parola: “Crocrò” e, nonostante la sua aria accogliente e genuina, viene presto preso di mira dal gruppo di compagni:

All’intervallo i compagni gli chiedevano, “Chi è il Coniglio più brutto del mondo?” “Crocrò!” rispondeva Crocrò. “E il più strano? E il più bislacco? E il più…” “Crocrò!”. “Crocrò!”, “Crocrò!”.

Proprio in questo momento della lettura, ho sentito il senso di commozione salire con prepotenza dal torace alle guance. Gli occhi di Crocrò ora appaiono cambiati e la sua espressione incupita. Questo a discapito della sua allegria e fiduciosa spontaneità. Allora penso ai tanti Crocrò… così come lui. Considero quanto gli autori abbiano saputo rendere quello che potrebbe essere un comune episodio di bullismo, troppo spesso taciuto, nella sua manifestazione consueta, inconsapevole e, nondimeno, spietata.

A volte, la notte, Crocrò si guardava allo specchio.
Era vero, la sua faccia buffa non assomigliava a quella di un coniglio.

Ma a lui piaceva la sua faccia da… Crocrò.
Quando gli altri ridevano, però, Crocrò s’intristiva
perché era chiaro che non ridevano con lui.

Piuttosto, ridevano di lui.

Comincia ora – magnificamente – il percorso introspettivo del protagonista. Come spesso accade, il cammino debutta con il desiderio di sentirsi come gli altri e, dunque, con il (sempre fallimentare) tentativo di omologarsi. Crocrò ci prova, cerca soluzioni. La mamma e il papà lo accompagnano dal medico, anzi, seguendo un contesto di tipo fiabesco, dal Potente Mago del Piccolo Bosco. Vi si recano per ricevere un rimedio. Trattandosi dopotutto di una rana, altra soluzione non gli si poteva prospettare se non quella di cercare e ricevere il bacio di una principessa.

Solo così, forse, potrà riappropriarsi del suo aspetto da coniglio.

Sarebbe stato così semplice! Proprio per questo non funzionò. Te pareva. Meglio così, si direbbe a posteriori. Dopotutto, citando il drammaturgo inglese Benjamin Jonson: “Chi non ha affrontato le difficoltà, non conosce la propria forza”.

Ed ecco la sera in cui quella forza – quella di Crocrò – finalmente arriva, illuminata dal chiarore della luna.

Ora mi fermo, non svelo di più. Mi tocca resistere poiché l’epilogo, per il mio privato, è davvero speciale.

In conclusione, vorrei fare un veloce approfondimento in merito alla collana Orango Rosa edita da La Margherita e inaugurata il 12 giugno 2019 in occasione della pubblicazione dei primi due albi illustrati Il mio filo rosso e I due papà di Fiammetta, recensiti anche tra le pagine del blog. Il progetto dell’Orango Rosa nasce con l’intento di proporre letture su argomenti “ritenuti di fondamentale importanza nel percorso di crescita e di formazione dei lettori più piccoli” quali “temi sociali e di attualità, tra cui parità di genere, famiglie allargate, omogenitorialità, guerra, accoglienza, integrazione, comprensione della diversità e questioni ambientali”. L’Orango Rosa, inteso come l’immagine della scimmia che strilla al megafono, rappresenta il logo della collana attraverso cui l’editore ha voluto sintetizzare i valori di questa proposta letteraria:

  • La scelta dell’orango. Si tratta del mammifero che allatta più a lungo i suoi cuccioli e con una capacità materna di adattamento, sacrificio e protezione dei piccoli anche in condizioni ambientali difficili. La decisione è ricaduta su questo esemplare per il fatto di essere: “un esempio di profondo amore materno, di attaccamento alla vita, di protezione, ma anche un emblema della fragilità del nostro pianeta. L’orango trascorre infatti sugli alberi il 90% della propria vita e la deforestazione in corso in molte aree del pianeta rappresenta una minaccia concreta alla sua sopravvivenza.”
  • Il fatto che l’orango stringa un megafono nella zampa non è casuale. Un elemento che segna la diversità di questo animale dagli altri esemplari della sua specie, dal momento che veicola, attraverso una voce fuori dal coro, quei messaggi di cui la collana si fa carico.
  • Infine, la scelta del colore rosa. Scrive l’editore: “un colore che richiama il concetto di legame affettivo alla base del rapporto tra genitori e figli. In questo caso però, ancora una volta, riconduce anche a questioni sociali molto attuali, come la marcia delle donne su Washington del gennaio 2017, in cui centinaia di migliaia di persone hanno sfilato pacificamente dopo la cerimonia di insediamento del neopresidente USA Donald Trump. Un messaggio forte in difesa dei diritti umani, un richiamo al rispetto e alla civiltà nel confronto tra individui, non solo in ambito politico.

Ed ora non mi resta che dirvi una sola parola… “Crocrò!”

Photo Credits: La Margherita Edizioni.

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