Era l’anno 2021. Quando arrivò settembre, a scuola si tenne la consueta riunione con le famiglie. A quei tempi le persone si potevano incontrare soltanto in digitale distanza. Furono fatte molte domande alle insegnanti. La preside si premurò di tranquillizzare i genitori in merito al fatto che i loro figli avrebbero dovuto indossare una mascherina da infermiere, sopra al naso e alla bocca, per l’intero tempo delle lezioni. Lodando la capacità dei bambini di adattarsi all’uso prolungato di quella sorta di bavaglio sanitario, pareva che la soluzione al problema risiedesse nel far tacere le loro lamentele piuttosto che nell’evitargli un probabile malessere causato dal respiro ostacolato.

Così, quei bambini chiamati a trascorrere otto ore al giorno con la copertura nella parte bassa della faccia e a non potersi – mai e poi mai – avvicinare ai propri compagni, si adattarono ad ascoltare lezioni che provenivano da visi senza naso e senza bocca. Appresero inoltre a riconoscere l’ansia ancor prima delle parole che non volevano la Q. Esisteva qualcuno, tra quegli infanti, che ogni tanto osava abbassare la stoffa portandola sopra al mento. Non si vedeva, invece, alcun esemplare d’insegnante disposto a tollerare una tale disobbedienza. Questo accadeva per colpa dei Giovannini, bambini che quando ritornavano a casa denunciavano il fatto alla loro mamma: “Lo sai che però oggi Antonietto si è abbassato la mascherina così, e lo sai che la maestra nemmeno lo ha sgridato?”. Immediatamente, quella mamma armava le dita e apriva la chat nel telefono alla voce ‘gruppo classe’. Gridava allo scandalo usando solo le maiuscole: “NON È POSSIBILE, COSÌ CI FARANNO MORIRE TUTTI.” All’unisono, le altre genitrici le rispondevano: “L’insegnante non deve permettersi di mettere tutti noi in un tale rischio”. Una timida voce fuori dal coro, provando a dire che forse quel bambino voleva solo respirare un po’, veniva subito accusata di essere una ‘no’ qualcosa.

mascherina scuola

I mesi scorrevano piuttosto velocemente e arrivò speranzoso il 2022. I bambini si abituarono a fornire di gomma o di altra cancelleria quel compagno che l’aveva accidentalmente dimenticata, facendo ben attenzione a non farsi scoprire. Non potete immaginare la sorte di quel bambino qualora la maestra lo avesse colto nel passaggio clandestino. Si sarebbe trovato a trascorrere l’intera giornata fermo a fissare le venature della fòrmica di cui era fatto il banco. “Se vi dimenticate il materiale sono fatti vostri, le disposizioni dicono che non si può ricevere nulla in prestito”, strillavano dalla cattedra le voci senza naso né bocca. Le disposizioni dicevano solo cose brutte. Non puoi fare quello, non puoi fare questo e bla bla bla.

Un giorno, successe che Marisetta starnutì potentemente. Fu immediatamente spedita a casa sua. Poi capitò a Paoletto, a seguire a Lunetta e a tutti gli altri. Qualcuno disse: “Questo non è per nulla solo un semplice starnuto”. Pensarono che fosse certamente più sicuro infilare ai bambini un bastoncino lungo l’intera cavità del naso. Prima di rivedere la luce, il bastoncino faceva un rapido saluto al cervello. Dopo aver viaggiato di naso in naso, concluse: “Questa è una pandemia!”

A causa di quella sentenza i bambini si ritrovarono tutti a far lezione dalle loro camerette. Davanti allo schermo di un computer scoprirono com’erano fatte le loro bocche e i loro nasi. Che brutto che sei! Ma guardati tu!
Rimanendo spesso delusi nello scoprirsi, compresero come la fantasia fosse sempre meglio della realtà.

Quella prigionia durò dieci giorni. A scuola si poté rientrare solo indossando una tuta ermetica omologata per adulti. Sia mai che ci riprendiamo la pandemia, non dobbiamo rischiare, così non c’impestiamo… si mormorava.
Una mamma, prendendo coraggio, disse davanti alla scuola: “Questo è troppo! La tuta ermetica lo farà morire di caldo il mio Antonietto”.
“Mi dispiace signora, queste sono le disposizioni. Non dipende da noi, siamo solo esecutrici”, risposero in coro due di quelle voci senza naso né bocca, né occhi, né cuore.
In quel momento fu chiusa la porta della scuola, proprio davanti alla mamma e al bambino che non indossava la tuta ermetica omologata.

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