Alla fine di gennaio, una fitta nebbia ci ha completamente avvolto per diversi giorni. Guidare nella foschia è, per me, al pari di un’esperienza mistica. Le strade comuni diventano ignote e ci sono momenti (parecchi) in cui non sono poi così convinta di trovarmi nel posto giusto. In quel disorientamento ho l’impressione di poter essere il qualunque posto del mondo tranne lì, dove dovrei essere. L’ansia sale finché, finalmente, avvisto un particolare familiare. In quei momenti sono in totale sintonia con Marcovaldo, il personaggio di Calvino.

Nelle ore in cui era restato là dentro la nebbia aveva invaso la città, una nebbia spessa, opaca, che involgeva le cose e i rumori, spiaccicava le distanze in un spazio senza dimensioni, mescolava le luci dentro il buio trasformandole in bagliori senza forma né luogo.

Italo Calvino, La nebbia

Un tardo pomeriggio guidavo nella nebbia. I bambini, finalmente silenziosi nei sedili posteriori, mi lasciavano immergere nei miei pensieri. C’era un susseguirsi di banchi e riuscivo a conquistare solo pochi metri di visibilità alla volta. Ho sempre odiato guidare tra le nuvole a raso terra ma se vivi in Lombardia ti ci devi per forza di cose adattare. Negli ultimi mesi sono diventate così anche le nostre vite: strade da conquistare un metro alla volta. Ci si adegua a vivere la giornata senza preoccuparsi troppo di cosa ci sia nell’orizzonte più lontano. Forse è la migliore strategia per andare avanti.

Le tante persone che, nonostante il periodo nebbioso, vivono assumendo un totale adattamento a qualunque richiesta arrivi dall’alto, come fosse la cosa più normale del mondo, mi lasciano perplessa. Tutto prosegue, pure se in modo malandato o maldestro. Il susseguirsi delle stagioni, il corso degli eventi, le ricorrenze e anche un certo andirivieni delle “giornate internazionali di qualcosa”. La giornata dei calzini spaiati, l’iniziativa nata in ambiente scolastico e volta a omaggiare la diversità, è una di queste.

Ho fatto un respiro. Ho ascoltato una lezione in didattica a distanza della quarta elementare del 4 febbraio. Ho sbirciato alcuni post condivisi sui social per l’occasione. Ho letto le recensioni dei racconti a tema. Nella maggioranza dei casi, le argomentazioni sul diritto alla diversità portate ai bambini passano attraverso il piano dell’esteriorità. Il messaggio è, in sintesi, questo: abbiamo tutti caratteristiche fisiche (evidenti) che ci differenziano l’uno dall’altro ma che non devono precludere il diritto di ognuno di essere proprio così come è.

Mi sono fermata. Quest’anno più che mai fatico a trovare l’entusiasmo per occuparmi delle proposte di libri per bambini che parlano di diversità. Quest’anno più che mai ho bisogno di ascoltare parole che abbiano realmente un senso. Parole rivolte al reale più che all’ideale. Il contesto sociale che stiamo vivendo, del resto, mi ha inevitabilmente portata a percepire ogni giornata celebrativa come se fosse caduta in una sorta di vuoto cosmico. Difficile per me ritrovare il senso e la coerenza tra ciò che viene detto verso ciò che viene fatto.

Così mi trovo a rileggere ogni aspetto come se fossi appena uscita dal regno del mago di Oz. Anche la strada intrapresa dalla maggior parte degli autori di libri per bambini per esprimere il diritto alla diversità pare essere principalmente quella legata alle caratteristiche esteriori dei soggetti. Penso, ad esempio, a “Oh che uovo!”, dove c’è un unico uovo in un nido ad avere delle macchie, “La cosa più importante”, in cui ogni animale avanza la priorità delle caratteristiche della propria specie, “Elmer, l’elefante variopinto”, dove il protagonista è l’unico pachiderma colorato del branco. Solo per citarne qualcuno. Sono racconti speciali, con una grande forza narrativa. Mi offrono ora lo spunto per questa riflessione.

Oggi, come in passato, c’è un aspetto delle “diversità” che ha urgenza di ritrovare il suo stato di diritto: la diversità di pensiero. Saper stare con gli altri, riuscire a convivere in maniera pacifica pur avendo e producendo idee diverse, legittimare l’esistenza di opinioni divergenti dal pensiero di maggioranza. In Costituzione, nell’articolo 3, la “diversità” che deriva da un fattore meno visibile viene compresa in due dei termini dell’elenco e sostenuta anche nell’art. 21.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Art. 3 Costituzione Italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Art. 21 Costituzione Italiana

Da qui l’importanza di eliminare ogni etichetta, che sia indotta da una caratteristica esteriore o dalla condizione di salute, ma anche che sia attribuita sopra le scelte di vita e le opinioni. Le idee tra l’altro, proprio come la cultura, non sono immutabili ma in continua contaminazione. Provate ora a chiedere ai vostri bambini cosa significa per loro difendere la libertà di pensiero. Ho interpellato Fabio (6 anni) per domandargli che cosa volesse dire per lui avere idee diverse.

Ci sono due persone che… una sta pensando a un’idea, l’altro a un’altra e se le possono raccontare.

Fabio

Per concludere, ecco quale sarebbe stata la mia scelta di racconti, tra quelli già incontrati nel blog, per le letture da proporre bambini e ai ragazzi in occasione della giornata dei Calzini Spaiati anno 2022:

“Quellilà”, Daniele Movarelli, Michele Rocchetti, EDT-Giralangolo 2017

“Io e gli altri”, Amanda Cley, Cecilia Ferri, Kite Edizioni 2020

“La strana storia di Cappuccetto Blu”, Guia Risari, Clémence Pollet, Settenove 2020