Se nella vita di ciascuno di noi esistono delle presenze costanti, la mia di certo corrisponde alla voglia di disegnare. Ma è da sempre un amore piuttosto complicato. Once upon a time… io, all’asilo. Intenta a disegnare la solita casetta munita di caminetto fumante e di albero a lato, m’immaginavo di realizzare opere di straordinaria bellezza. Quindi, sempre nei miei pensieri, arrivava la maestra che, folgorata dal mio foglio, andava a chiamare tutti quanti per celebrare il mio momento di gloria: – Guardate qui, che roba impressionante!
Il livello invece era medio, comune a tutti i bambini che si dedicano naturalmente al disegno e alla riempitura. Ricordo che qualche anno dopo, alle elementari, m’impegnai oltremodo a riportare su carta tutti i dettagli della gita scolastica trascorsa in un parco-museo di Torino. Completamente dedita al mio disegno, non mi ero accorta dei tanti colori che nel frattempo si erano depositati lungo il lato della mano destra. Il foglio si stava impiastricciando, la maestra passava tra i banchi. Quando guardò il mio lavoro esclamò senza alcun tatto:- Che brutto! È tutto da rifare.
Mi sono sentita così umiliata! Eppure non ho demorso. Disegnare è diventata un’esigenza mai pienamente soddisfatta. Per cui ho cannato completamente il percorso di studi, seguendo il “fai questo così lavori”, per contro raccoglievo sul banco pile di diari con annesse richieste di disegni. Sono passati molti anni da allora e mi accorgo di non aver mai abbandonato del tutto questo bisogno innato. Credo sia diventato un antidoto contro la follia e, dal momento che in questo mondo si rischia davvero grosso, me lo tengo stretto. Disegnando perdo il senso del tempo e faccio riposare i pensieri.
Ora vi faccio una confessione. Tutto questo preambolo è stato solo la scusa per presentarvi alcuni dei libri che accompagnano i miei intervalli artistici. Seguite ancora un po’, ci siamo.

Il nuovo Disegnare con la parte destra del cervello

Il manuale di Betty Edwards, insegnante di disegno e scrittrice, è stato pubblicato per la prima volta nel 1979 e, a distanza di anni, è stato riedito con i nuovi aggiornamenti dell’autrice. Un’opera che raccoglie le ricerche e gli insegnamenti di tutta una vita sulla capacità di disegnare. Il disegno è definito dalla Edwards come “la quintaessenza dell’attività umana”. Il presupposto di partenza è che chiunque è in grado di vedere, possiede un buon coordinamento oculo manuale (qui si potrebbe obiettare con i casi di persone non vedenti che hanno maturato grandiose capacità grafiche), può acquisire la capacità di disegnare. Ma il “vedere” non è inteso nel significato comune. Imparare a disegnare è, secondo l’autrice, “passare a un particolare modo di vedere”, ovvero a uno stato di coscienza lievemente alterato.

(…) Forse pensate che il vostro modo di vedere vada bene e che il difficile sia disegnare. Ma è vero il contrario, e gli esercizi che troverete in questo libro hanno lo scopo di aiutarvi a compiere quel passaggio mentale con due vantaggi: Il primo, quello di entrare in contatto, mediante un atto di volontà cosciente, con la funzione visivo-percettiva del pensiero; li secondo, quello di vedere le cose in un modo diverso. Solo sviluppando queste due capacità imparerete a disegnare.

Betty Edwards, Longanesi 2011 p. 26
acquista libro

Sono interessanti, nella prima parte del testo, le riflessioni dell’autrice sulle funzioni cognitive che definiscono la potenziale capacità di disegnare posseduta dalle persone. Attraverso il lavoro dello psicobiologo Roger W. Sperry sulle funzioni degli emisferi del cervello umano, è possibile comprendere come, attraverso una serie di esercizi, si possa accedere alla facoltà visiva e percettiva dell’emisfero destro e, dunque, controllare l’inganno razionale dell’emisfero sinistro, dominato dal linguaggio. Il discorso viene approfondito nel capitolo quarto dove sono illustrati gli esercizi che facilitano il passaggio dalla funzione S alla funzione D.

Il libro è ricco di citazioni trascritte, come appunti, nella colonna posta alla sinistra del paragrafo principale. A partire dalle basi scientifiche con cui ha sviluppato i suoi insegnamenti, Betty Edwards condivide gli esercizi proposti agli allievi durante i suoi corsi di disegno, indicando le finalità, lo svolgimento e il materiale occorrente. Un volume prezioso, nel quale la teoria e la pratica del disegno s’incontrano di continuo.

Della stessa autrice segnalo anche “Disegnare con l’occhio dominante. Decodificare il modo in cui percepiamo, creiamo e apprendiamo”, “Disegnare ascoltando l’artista che è in noi” e “L’arte del colore. Guida pratica all’uso dei colori”.

Imparo a disegnare. Corso professionale completo per aspiranti artisti

Il testo di Barrington Barber (all’origine grafico pubblicitario, poi illustratore, artista e insegnante) invita a intraprendere un percorso di pratica costante e ripetizione regolare degli esercizi dove gli ingredienti principali per migliorare nel disegno sono la voglia di disegnare, la tenacia, lo spirito di osservazione e la capacità di far tesoro di ogni errore. L’autore propone un approccio pratico. Il materiale occorrente è minimale e viene spiegato come dev’essere utilizzato. Si comincia dalle basi del disegno artistico, ovvero, le forme, la tridimensionalità, la composizione, le fonti luminose, il tratteggio, l’ombreggiatura, la prospettiva semplice e aerea, il paesaggio, l’anatomia umana e il punto di osservazione per misurare il soggetto da ritrarre.

acquista libro

Poi le tecniche vengono approfondite nei capitoli successivi al primo. L’autore spiega il disegno di oggetti e la natura morta, la prospettiva, la rappresentazione del mondo naturale (le piante, gli alberi, i panorami e gli animali), la complicata raffigurazione dell’anatomia umana e del ritratto, la composizione dell’immagine e, infine, lo studio delle tecniche e dei loro effetti sul disegno.

Le ultime pagine del libro sono lasciate appositamente bianche per essere utilizzate dal lettore per i suoi esercizi di disegno.

Imparare a disegnare non è difficile. Tutti imparano in età precoce a camminare e a parlare, e poi a leggere e scrivere: imparare a disegnare presenta ancor meno difficoltà. Disegnare non significa altro che tracciare su un foglio segni che rappresentano esperienze visive.

Barrington Barber, Antonio Vallardi Editore 2014, p. 5

Atlante sentimentale dei colori

Se i primi due testi che ho scelto per questa rassegna sono dedicati all’apprendimento del disegno, il terzo è puro divertissement del colore. Ma lo trovo così straordinariamente interessante e inedito che non potevo che citarlo. Kassia St Clair propone un intenso viaggio nel mondo del colore descrivendo le tante tonalità e tenendo conto del loro relativismo storico e culturale.

Abbiamo una struttura biologica che ci permette di distinguere la luce dal buio e un colore scuro da uno chiaro, ma il modo in cui interpretiamo questi fatti non è universale, e ci sono tantissimi modi diversi di definire una sfumatura che ci pare inequivocabilmente tale. La lingua si mette di mezzo e quel porpora che per noi è un rosso per gli inglesi è un viola; per noi il carne appartiene alla famiglia dei rosa mentre in questo volume l’autrice lo inserisce tra gli arancioni.

Claudia Durastanti, traduttrice del libro (Utet 2019)

acquista libro

“L’atlante sentimentale dei colori” è un bestseller tradotto in venti lingue. L’autrice è Kassia St Clair, scrittrice e storica culturale che ha pubblicato articoli e recensioni per riviste note come The Economist, Telegraph, Architectural Digest, TLS e Wired. Il libro nasce quasi per caso, scrive l’autrice “mi sono innamorata dei colori nel modo in cui si innamorano tutti: mentre stavo pensando ad altro”. Quando stava seguendo alcune ricerche sulla moda femminile del Settecento, fu colpita dalle descrizioni dei nomi dei colori dei vestiti. Da qui l’idea di scrivere una rubrica sui colori per la rivista British Elle Decoration e, successivamente, la realizzazione di questo libro che raccoglie “la vita” di 75 colori. L’espediente è che il colore non è considerato come entità astratta e universalmente riconosciuta ma come protagonista di percorsi artistici, storici e culturali ricercati e raccontati dall’autrice.

Ora non ci resta che tornare a disegnare come si faceva da piccoli.