Sapete che i pirati sono fatti a forma di pirati? Lilla invece, la protagonista del racconto, è fatta a forma di bambina. Certo, una bambina molto bizzarra. Si esprime utilizzando continuamente il gergo piratesco: “Corpo di mille cannoni!”, “Per tutte le balene imbizzarrite!”, “Che mi mastichi uno squalo!”. Anche il suo comportamento è un po’ strano. Quando è al parco, sale in cima all’albero più alto per scrutare l’orizzonte con il binocolo. Se si trova sulla spiaggia, scava la sabbia dorata alla ricerca del tesoro perduto. É convinta che quando lo avrà ritrovato la sua ciurma tornerà a riprenderla.
Un giorno la spiaggia era talmente sporca da rendere davvero difficile l’impresa di Lilla. La puzza e tutti quei rifiuti la rendevano PUZZORRIBIVOMITOSA!
A raccontarci tutte queste bizzarrie di Lilla è un ragazzino occhialuto. Quel giorno si trovava sulla spiaggia seduto con un tablet in mano. Irrompendo la sua quiete Lilla ha iniziato ad ordinargli, proprio come un capitano, di aiutarla a scavare nella sabbia. Insieme raccolgono un mucchio di rifiuti, cantano e sudano sotto il sole cocente. Poi, all’improvviso, succede l’inaspettato…

Sono diventata a tutti gli effetti una “Sottosopra addicted“! “Chi trova un tesoro trova un pirata”, il nuovo albo di questa collana dedicata all’identità di genere, è vincitore della II edizione del premio Narrare la Parità, promossa dall’associazione Woman to be. Si tratta di una storia di pirati ma, soprattutto, di una storia di bambini.

premio narrare la parità

Pirati? Che novità!

Dal pioniere Robert Louis Stevenson abbiamo ereditato l’immagine popolare, poi li abbiamo conosciuti e letti in tutte le salse: mappe, tesori, barili di rum, ciurme e isole lontane. A cercare il tesoro dei pirati è ora una bambina. Come tutti i bambini (infatti è a forma di bambina), frequenta la scuola, il parco e anche la spiaggia. Una ragazzina davvero strana: una filibusta patentata, con i capelli rossi legati a treccia e le guance piene di lentiggini. Sapete chi mi ricorda? Proprio lei, la mitica Pippi Calzelunghe del romanzo della svedese Astrid Lindgren. Oltre all’aspetto estetico c’è qualcos’altro che accomuna le due. Entrambe vivono in maniera stravagante e colorano le giornate con i racconti di avventure fantasiose e mozzafiato. Il loro comportamento fermo e risoluto pone il limite tra sincerità e invenzione. Insomma, quando siamo convinti che quei racconti siano solo il frutto di una buona fantasia, diventano reali! Ok, ok sempre all’interno delle pagine del libro. Ma proprio a questo servono i libri: a viaggiare senza comprare alcun biglietto.

“Chi trova un tesoro trova un pirata” debutta con uno stile didascalico e descrittivo. Il narratore introduce la protagonista a partire dalla sua passione per i pirati. Giunti a metà del racconto scopriamo che il narratore è anche il co-protagonista: è infatti il ragazzino con il tablet (un tocco di modernità) che Lilla, l’aspirante pirata, coinvolge nella sua avventura e nomina ammiraglio per sancirne l’amicizia.
Da questo momento il racconto cambia aspetto prendendo le sembianze di un diario nel quale il ragazzo descrive l’incontro con Lilla. Convinti, insieme al narratore, che la protagonista stia solamente interpretando un gioco di ruolo nel quale veste i panni della piratessa, il finale giunge in maniera davvero inaspettata.
Così abbiamo pensato anche di Pippi Calzelunghe quando, solo verso la fine, scopriamo che le storie che andava raccontando ai suoi amici erano reali. Nel racconto, si scopre infine che in quella spiaggia il tesoro esiste realmente. I pirati arrivano davvero a prendere i due ragazzi per portarli a far festa sopra il loro galeone.

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Proposta educativa

Avete notato come la spiaggia del racconto sia, ahimè, molto più reale dei pirati? Quando i due bambini iniziano a scavare delle buche nella sabbia alla ricerca del tesoro, si trovano immersi dai numerosi rifiuti.
La storia, così come le immagini semplici e descrittive, offre sicuramente l’occasione e il punto di partenza per parlare ai bambini di educazione ambientale. Un argomento che può essere approfondito con progetti correlati. Non resta che esclamare: Colpo di mille cannoni!