Quanto mancano gli abbracci ai bambini? Ieri pomeriggio, all’uscita di scuola, una compagna ha salutato mio figlio, poi si sono abbracciati forte. Quel gesto banale mi ha provocato una strana emozione. Il fatto che non si siano disabituati del bisogno di prossimità, nonostante questi ultimi due anni in cui un abbraccio tra coetanei è stato considerato come l’alcool ai tempi del proibizionismo, è rassicurante.

Ci sono poi i bambini all’asilo, che per fortuna sono salvi dal distanziamento e che scelgono dallo scaffale i libri che desiderano ascoltare. Li prendono, me li portano in qualunque angolo dalla sezione io mi trovi, mi dicono “leggi”. Negli ultimi giorni, sembrano diventati i rivelatori di un messaggio in codice. Mi consegnano tre titoli in particolare. Mi cade l’occhio sull’argomento che li accomuna, ovvero la volontà di accogliere il ritorno dei baci, degli abbracci e della vicinanza.

In un abbraccio un bambino si abbandona completamente e si ricarica. E chi lo sa se è così anche per un adulto. Degli abbracci poi se ne sente la mancanza e se ne percepisce l’assenza, un principio valido qualunque sia la condizione in cui si trova chi ne vorrebbe ricevere uno. Anche quando è occultato, nel profondo c’è sempre il desiderio di un abbraccio, lo desidera chi è ricoperto di spine come chi è duro come un sasso. Proprio da questa premessa si sviluppa il geniale racconto di Simona Ciraolo, autrice di origine sarde, approdata a Londra per studiare e lavorare nella televisione, nella pubblicità e nell’illustrazione. Si tratta di “Abbracciami”, pubblicato da Emme Edizioni nel 2018. É un titolo della collana Albumini, insieme a lui, della stessa autrice, c’è il più recente album “Timidi” (2021).

Felipe è un “cucciolo” di cactus in procinto di essere educato dai membri della sua austera famiglia. I cactus adulti, oltre a essere giganteschi, sono molto severi rispetto al protocollo delle piante spinose che impone di mantenere il distanziamento da chiunque. Eppure, il piccolo cactus sente crescere un desiderio che lo porta a essere completamente all’opposto delle aspettative dei suoi simili. Felipe vuole ricevere e dare un abbraccio. Tormentato da quel pensiero, sentendosi completamente incompreso dai suoi familiari, Felipe si allontana. Incontra un palloncino dall’aria arrogante. Le spine del primo si avvicinano eccessivamente alla delicata pelle dell’altro. Questo ovviamente esplode e finisce in ospedale. I giornali gridano allo scandalo e, il piccolo cactus, umiliato da quell’onta, non trova altra soluzione che quella di chiudersi dentro le mura di un’abitazione solitaria. Cerca di ingannarsi e di convincersi di non aver bisogno di nessuno. Ma non essendo la verità, è molto triste. Poi un giorno incontra qualcuno di altrettanto solo e bisognoso di abbracci. Si tratta di un piccolo sasso, per struttura immune alle spine. I due diventano amici del cuore.

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Il secondo albo illustrato che mi segue da qualche giorno insieme al bambino che lo porta con sé è “La macchina degli abbracci” di Scott Campbell (Nord-Sud Edizioni 2016, titolo originale “Hug machine”). Il personaggio principale è questa volta un bambino. La storia è narrata in prima persona. Il protagonista racconta la sua “missione” quotidiana in qualità di dispensatore di abbracci. Le illustrazioni proseguono dal generale al particolare. Troviamo infatti alcune tavole in cui l’autore rappresenta la frenetica attività del bambino, in queste è inquadrato l’intero paesaggio. Nelle altre invece la scena si concentra sul particolare, i singoli personaggi abbracciati e gli ostacoli che il protagonista incontra nel compiere il suo stringente operato. Si nota che, in ogni abbraccio, il bambino è rappresentato con gli occhi chiusi, proprio come se cadesse in quella tipica dimensione rassicurante delle braccia che avvolgono. Alla fine della giornata il piccolo protagonista è completamente sfinito e si ritrova con le braccia molli e flaccide. Gli servirebbe proprio qualcuno che lo abbracciasse! Un libro semplice e piacevole, che ben si adatta alle letture dei più piccoli.

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L’ultimo titolo di questa selezione è “Di che colore è un bacio?” di Rocio Bonilla, autrice originaria di Barcellona, laureata in pedagogia, con un ritorna all’illustrazione in seguito alla prima maternità (Valentina Edizioni, 2017). Minimoni è la piccola Monica, il suo personaggio illustrato, protagonista in diversi racconti. In questa avventura la bambina si presenta e descrive al lettore le cose che più le piacciono. La sua più grande passione è sicuramente la pittura. Colora di tutto ma, quando vuole dipingere un bacio, non riesce proprio a immaginare con quale tinta rappresentarlo. Allora prova a ragionarci su e pensa a come potrebbe essere se utilizzasse le più comuni tonalità. Ma ogni colore le sembra già essere occupato da qualsiasi cosa che non ha nulla a che fare con il bacio. Dopo aver analizzato una vasta gamma di tinte, sentendosi sempre più confusa, interpella la sua mamma che arriva puntale a risolvere ogni dubbio. I baci sono di tutti i colori del mondo. L’albo è arrivato alla quinta ristampa.

di che colore è un bacio
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