Un romanzo di formazione per giovani lettori che amano i racconti vicini alla loro esperienza. L’avventura di Signe, una bambina alla scuola primaria, debutta quando in classe arriva una nuova compagna, si tratta della stravagante Ester.

Alcune notizie intorno al libro

Quante storie iniziano con l’arrivo di un nuovo compagno di classe? Tra queste, il racconto di Anton Bergman, pseudonimo della scrittrice svedese Maria Skymme. “La Ester più Ester del mondo” è un libro per ragazzi pubblicato per la prima volta in Svezia nel 2016 da Hippo Bokförlag, casa editrice avviata nel 2011 dalla stessa autrice e, dunque, editrice.

Non vi nego che, ad attirare la mia attenzione, è stato soprattutto il nome che appare sul titolo (per ben due volte!). Chiamandomi io stessa Ester, e non essendo affatto abituata a sentirlo spesso, mi sono sentita particolarmente coinvolta. Davanti al libro, anche mio figlio Claudio ha manifestato il mio stesso entusiasmo: “Mamma hai visto? Ester, proprio come te!”. Incuriosito, ha iniziato a leggerlo prima di me.

La lettura è coinvolgente e scorre veloce, il testo è stampato con un carattere medio-grande mentre la narrazione predilige azione e dialoghi, pur non mancando le descrizioni dei luoghi e degli stati d’animo della protagonista. I contenuti dei capitoli sono approfonditi dalle divertenti illustrazioni, anche queste hanno attirato la mia attenzione. Sono state realizzate da Emma AdBåge, gemella di Lisen Adbåge, già presentata sul blog in occasione dell’albo illustrato “Qui comandiamo noi” (La Margherita 2020). Emma AdBåge è vincitrice del premio Sven Rydén (2011), del premio Elsa Beskow (2013) e, insieme alla sorella, del premio Lennart Hellsing (2018). Ha ottenuto inoltre il più importante riconoscimento svedese dato ai libri per bambini per l’albo “La buca” (premio August, 2018).

Il racconto di Anton Bergman arriva in Italia lo scorso novembre. É pubblicato da Beisler, casa editrice con sede a Roma, specializzata nell’offerta di libri di provenienza nord-europea. “La Ester più Ester del mondo” è un titolo inserito nella collana “Il serpente a sonagli”, dedicata alla narrativa ragazzi 8-14 anni. La traduttrice è Samanta K. Milton Knowles, già curatrice della versione definitiva di uno dei classici più conosciuti della narrativa svedese, ovvero, “Pippi Calzelunghe” (Salani 2020).

In Svezia, il racconto “Världens mesta Ester” è diventato anche la performance teatrale recitata da Ulrika Mannerfelt e Annika Olsson, con la regia di Anders Alnemark. Sempre in Svezia, è già stato pubblicato il sequel del racconto, intitolato “Verkligen sant Ester?” (che dovrebbe corrispondere a “Davvero, Ester?”). Speriamo che arrivi presto anche qui da noi!

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L’amicizia tra Signe ed Ester

«La Ester più Ester del mondo è un ottimo libro da leggere ad alta voce per bambini di 6-9 anni! C’è molto su cui riflettere e con cui entrare in empatia, mentre il testo fornisce una buona base per le discussioni. Un colpo! » 

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Il racconto è narrato in prima persona, dalla voce di Signe, una bambina tranquilla, educata e rispettosa delle regole. Una vita normale, senza particolari colpi di scena, fino a quando, nella sua classe, arriva una nuova compagna. Si chiama Ester e appare da subito particolarmente esuberante.

Durante l’intervallo Ester si avvicina a Signe per chiederle di diventare sua amica. Si scambiano alcune battute sui loro nomi. Ester e Signe hanno entrambi origine antica, il primo risale al personaggio biblico, il secondo, invece, deriva dalla mitologia norrena, popolare nella Scandinavia medievale.

Oltre al nome (si vedrà presto), le due bambine non hanno molto in comune. Sono proprio una l’opposto dell’altra! Eppure si scelgono, non si sa per quale preciso motivo. Il loro carattere, il loro stile, e le loro vite sono piuttosto agli antipodi. Signe rimane completamente affascinata da Ester, dal suo essere vivace e sicuro. Dal suo canto Ester, fra i compagni, predilige sempre la compagnia della tranquilla Signe e, ben presto, la trascina in esperienze che questa non avrebbe mai compiuto.

Ester va in giro con il cellulare e persino con le chiavi di casa legate al collo. Anche Signe vorrebbe essere indipendente come lei ma i suoi genitori sono di un altro avviso. Frequentando la nuova compagna, scopre che questa vive in un piccolo appartamento e che è quasi sempre da sola. Il padre di Ester, infatti, è spesso assente per lavoro, mentre la madre purtroppo non c’è più. Ciò che le confida l’amica sembra vero, eppure i dubbi tornano quando le racconta che la madre era un’attrice e che si chiamava Greta Garbo.

Signe, al contrario, ha una famiglia molto presente. Nonostante questo, le due bambine continuano a frequentarsi e a sentirsi sempre più coinvolte nella loro amicizia. Le vicende si susseguono una dietro l’altra, capitolo dopo capitolo. Si amplifica la curiosità verso questo personaggio esuberante e fuori dalle righe e verso ciò che capiterà alla protagonista a causa del loro rapporto.

Signe si sente pungolata dalle assidue proposte dell’amica, alle quali è del tutto incapace di dire no. La sua parte più coscienziosa persiste nel suggerirle di non fidarsi completamente. I giorni passano e le due bambine entrano sempre più in confidenza. Ester non sembra essere sempre completamente sincera. Signe è apparentemente più ingenua ed è continuamente indotta a compiere piccole trasgressioni. Un giorno, dopo essere stata convinta da Ester, s’intrufola nella sala delle insegnanti per acciuffare di nascosto due fette di torta (le maestre, nel loro spazio, hanno sempre una gran scorta di dolciumi). Un altro, esce di scuola prima dell’orario per andare con lei a fare merenda nel suo appartamento. Un pomeriggio invece scavalcano la recinzione senza farsi scoprire dagli insegnanti del post. Un’altra volta ancora entrano da sole in un negozio e un signore scopre Ester mettere in tasca delle gomme da masticare. Tutti questi episodi rendono sempre più dubbiosa Signe sul conto dell’amica.

Durante il racconto sono descritti i diversi modi di essere delle due bambine. Entrambe esprimono le emozioni vissute nel periodo pre-adolescenziale, quando il rapporto con i pari innesca inevitabilmente i primi conflitti con le figure genitoriali e quelli esistenziali, gettando le basi della progressiva conquista dell’indipendenza e dell’essere adulti.

Nella vicenda di Signe ed Ester si evince come la presenza strutturata e accogliente dei genitori sia fondamentale per tracciare un percorso di maturazione equilibrato. La famiglia presente e premurosa di Signe porrà anche rimedio nel rapporto fra Ester e un padre eccessivamente assente. La stessa Signe, seppur attratta dalla condotta trasgressiva dell’amica, saprà essere coscienziosa e particolarmente saggia.

«Quella sera mi rimetto la collana di Ester. Sarà un segreto difficile da mantenere. Perché sono abituata a dire quasi tutto a mamma e papà. Però devo. “Su tutti i battiti del mio cuore”, sussurro prima di addormentarmi, e sento il cuore martellarmi in petto.»