Stai vivendo la vita che sognavi? Senti di avere la possibilità di cambiare nel momento in cui diventasse necessario per te? Hai abbastanza coraggio per abbandonare le tue certezze e tuffarti in nuove avventure? Riesci a immaginare un mondo diverso da quello in cui stai vivendo? Chissà in quanti siamo a porci domande simili a queste. Nei libri ho spesso trovato l’ispirazione per intraprendere percorsi introspettivi e di ricerca interiore, e non solo in quelli che hanno un elevato numero di pagine. Vi mostro una selezione di albi illustrati, del catalogo di Kite editore, che si pone un po’ come se fosse il carburante per iniziare a viaggiare alla ricerca di se stessi.

Quello che voglio, Valentina Mai (2018)

Questa è probabilmente una tra le più introspettive raccolte di racconti presenti sul blog. Comincio con un albo scritto e illustrato proprio dall’editore (sorry, editrice) di Kite. Valentina Mai, costantemente alla ricerca di storie capaci di sorprendere ed emozionare il lettore, firma due pubblicazioni come autrice, “Rosso come l’amore” e “Quello che voglio”. Vi racconto proprio quest’ultimo libro dal titolo già piuttosto esplicativo.

Al primo impatto appare come un albo per le prime letture (sotto i tre anni, per intenderci), l’aspetto è quello, testo breve, soggetti chiari. “Quello che voglio” è invece un racconto introspettivo e filosofico, l’età di lettura consigliata è +6 anche se, la stessa autrice, intervistata da “Ad un tratto”, parla di trasversalità degli albi: non riferiti a un target specifico e che possiedono una narrazione capace di far emozionare, riflettere e risuonare nel pensiero lettore, piccolo o grande, in diverso modo.

Di certo è un libro che pone le basi ad alcune domande esistenziali. Quelle che, per qualcuno, diventano talmente pressanti e insistenti fino a portare a riconsiderare e a stravolgere la propria quotidianità, spinti dall’esigenza di poter rispondere affermativamente alla domanda di apertura: “Stai vivendo la vita che volevi?”

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Ci vuole coraggio per ammettere un “no” (arriva sempre in un momento caldo del percorso introspettivo) senza lasciarsi condizionare dalle convinzioni e dalla paura del giudizio esterno. Succede così al personaggio del racconto quando, riflessivo, seduto alla scrivania di un comune ufficio, ripercorre le tappe principali della sua vita. Ripensa alle premure ricevute quando ancora era neonato e a come fossero tutti sinceramente interessati ad accogliere i suoi bisogni. Considera come poi, durante la crescita, le attenzioni fossero cambiate. L’insieme delle aspettative che arrivano dall’esterno (la pressione, anche inconscia, della famiglia e della società) possono annebbiare i desideri più reconditi e trasportare chiunque in un percorso di vita fin troppo delineato, così distante dalla realizzazione del sé.

Alla fine della narrazione, l’autrice offre una chiave sicuramente iniziatica di qualunque percorso di autorealizzazione: trovare il “quello che voglio” è la prima cosa da fare per avviare il cambiamento. Al termine del racconto non perdete il messaggio sulla quarta di copertina (ormai tradizione degli albi pubblicati da Kite).

"Intervista a Valentina Mai", Ad un tratto, Davide Calì, 12 settembre 2018.

Il doppio, Davide Calì, Claudia Palmarucci (2015)

Le questioni del primo albo proposto esplodono in questo secondo racconto più complesso, consigliato per lettori 15+. “Il doppio” presenta una narrazione a dir poco cinematografica e rivela, nel viaggio del protagonista, come potrebbe avvenire una risposta a quelle tante domande esistenziali. La scrittura di Davide Calì incontra l’arte di Claudia Palmarucci per raccontare un episodio fantastico della vita di un ex impiegato di fabbrica.

Un albo ricco di suggestioni. Tra le pagine è palpabile il concetto hegeliano di alienazione, così come venne inteso da Karl Marx nell’ambito del lavoro e dei processi di produzione industriale. Una condizione, quella del lavoro alienante, di cui il lavoratore non si accorge immediatamente. “Comunque non era un brutto lavoro. Solo un po’ stancante, all’inizio”, afferma il protagonista del racconto. A un certo punto l’estraniamento si allarga a macchia d’olio nella sua vita e si ritrova a dover far coincidere il senso del suo esistere con l’efficienza della sua capacità produttiva. Il capo chiede sempre più ore di lavoro ai dipendenti, togliendo drasticamente tempo alla vita privata. Xavier, questo è il nome del protagonista, sentendosi arrivato al limite, decide di parlargli, intenzionato a lasciare il suo lavoro.

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Il signor Chardonnay, apparentemente accogliente e comprensivo, offre al dipendente la possibilità di recarsi in una sorta di salone che scopriremo poi avere finalità ben lontane dal relax e la bellezza. Inizia qui la seconda una parte di un racconto travolgente e completamente surreale. Il titolare aveva in effetti trovato una soluzione efficace e razionale per trattenere i suoi dipendenti sul posto di lavoro e il fatto che questo estraniasse completamente l’essere umano dal suo senso più profondo non pareva essere per lui un problema. Xavier giunge al punto di non riconoscersi più in se stesso, attraversa riflessioni amletiche e arriva a compiere, infine, un’azione concreta e audace. Coglie l’occasione che, seppure in diverso contesto, venne data da Luigi Pirandello al suo personaggio Mattia Pascal.

Le illustrazioni dell’albo sono state selezionate alla Mostra Internazionale “Le immagini della fantasia”, Sàrmede 2015.

Salta, Davide Calì, Adalgisa Masella (2022)

Se nel precedente racconto il punto di svolta del protagonista è definito dall’atteso salto di vita, nell’albo “Salta” è proprio un salto (mi ripeto) ciò che viene richiesto allo scoiattolo volante.
Questo dolce personaggio riempie le pagine di un albo dedicato ai lettori 3+, scritto sempre da Davide Calì e illustrato da Adalgisa Masella, talento esordiente scoperto durante il contest Lucca Junior – premio Livio Sossi. Adalgisa vince il secondo premio e lo storyboard da lei presentato al concorso sarebbe dovuto diventare il soggetto di un racconto scritto da Davide Calì. Invece, succede che durante la premiazione abbia nel portfolio il disegno di uno scoiattolino, che questo non passa inosservato e diventa, quindi, il soggetto dell’albo “Salta”.

Lo stile delle tavole mi ricorda l’audacia dell’illustrazione giapponese, nell’uso dei colori, nelle espressioni, nei soggetti, nei paesaggi e nelle prospettive. Quando, per il piccolo Maicol (lo scoiattolo protagonista) arriva il momento di saltare dal ramo, non riesce a trovare il coraggio per farlo. Convinto che sia un’impresa troppo grande per lui, inizia a investigare ogni cosa che di negativo gli sarebbe potuta capitare (e in quanti lo facciamo!).

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Ecco come l’eccessiva razionalità non può fare altro che ritardare le scelte e la possibilità di godere (quanto prima) del vento sopra le guance. L’invito aggiunto nella quarta di copertina arriva secco e deciso a risuonare in tutti coloro che si sentono bloccati, come Maicol, sopra a un ramo.

Undicesimo comandamento, Davide Calì, Tommaso Carozzi (2022)

Con l’ultimo albo scelto per questa carrellata, il percorso personale di autorealizzazione e ricerca della propria strada entra in stretto contatto con quello collettivo e rivolto alla critica socio-ambientale. C’è attualmente una crescente ricerca di un ritorno al naturalismo fondato sull’assunto che gli esseri umani siano, dopotutto, adatti e capaci a vivere in equilibrio con il resto del pianeta e, per contro, gli artefatti sempre più sofisticati non fanno altro che allontanare l’uomo da quella natura che vorrebbe dominare e che, quasi sempre, finisce per distruggere.

Sul tema, una metafora surrealista con un risvolto drammaticamente reale, occupa la scena principale del racconto “Undicesimo comandamento”, il silent book discusso e apprezzato, pubblicato in Italia all’inizio del 2022 (l’edizione francese del 2019 è Le jour des baleines, per Chocolat Jeunesse). L’albo d’esordio dell’artista Tommaso Carozzi, è un racconto (diretto da Davide Calì) che presenta numerosi richiami al romanzo Moby-Dick di Herman Melville. Da qui, gli enormi cetacei che “nuotano nel cielo”, sopra i palazzi, sono percepiti come ingombranti e inquietanti, nonostante appaiano invece pacifici e innocui.

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Sorrido all’immagine del “nuotare in cielo” quando ripenso a un episodio successo qualche anno fa all’acquario di Genova dove, davanti alla vasca dei pinguini (quella dalla quale si possono vedere gli animali in frac immergersi in acqua), mio figlio allora treenne disse: “Guarda! Volano!”. I pinguini quindi, secondo una simile immagine metaforica, “volavano in acqua”!

Ma i pinguini non erano liberi di nuotare-volare come le grosse balene dell’albo che, almeno in un primo momento, lo sono. Poi, purtroppo, l’occupazione insolita scatena l’aggressività umana che conduce a dinamiche sempre ben spiegate in letteratura e mal comprese nella realtà.

Bellissima e significativa la frase in epilogo, capace di arrivare in modo talmente secco e incisivo, quasi a voler sollevare il lettore dal garbuglio di pensieri suscitati dalle intense immagini.