L’autore Daniele Movarelli scrive due racconti illustrati che parlano di diversità, inclusione e amicizia. Due storie significative e con risvolti inediti. Ve ne parlo in questo articolo.

“Troppo elefante”, Daniele Movarelli, Veronica Ruffato, La Spiga 2018

Chi non ha mai avuto a che fare con un amico un po’ ingombrante?
Leo vuole molto bene al suo elefante, l’unico amico che ha. Quando si trasferiscono in città ogni cosa per loro diventa piuttosto complicata. Nulla nella metropoli è a misura di elefante, nessuno in effetti ne ha mai visto uno. L’amico di Leo è dunque troppo ingombrante per viaggiare sui mezzi pubblici, troppo vivace per andare a scuola, troppo goloso per mangiare al ristorante, troppo pesante per fare un giro sulle giostre, troppo maldestro per entrare in un negozio, troppo chiassoso per ascoltare un concerto, troppo goffo per nuotare in piscina e persino troppo impacciato per un innocuo corso di uncinetto. Insomma, l’amico di Leo è davvero “troppo elefante” per tutto! Dopo un lungo giro i due arrivano alla spiaggia dove iniziano a giocare e a tuffarsi in acqua. In quel luogo nessuno ha motivo di mandarli via: la grandezza dell’elefante è nulla rispetto a quella del mare.

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Una cosa è certa: gli elefanti abbondano nei racconti per l’infanzia. Ne ho incontrati parecchi durante le letture, tutti idonei a ricoprire ruoli significativi. Intuisco che, nonostante la mole, l’amato pachiderma s’intrufoli leggiadro tra le pagine dei libri. Un nuovo elefante è finito nel racconto di Daniele Movarelli, a questo, l’illustratrice Veronica Ruffato dona un aspetto fanciullesco e da tenero buontempone. Fin dalla prima lettura, “Troppo elefante” sembra alludere un significato più elevato rispetto a quello letterale e immediato.

L’elefante rappresenterebbe la diversità in molte possibili varianti. Il racconto è un viaggio dove il diverso incappa in strutture sociali impreparate ad accogliere le sue prorompenti caratteristiche (psico-fisiche). Queste strutture ci provano a farlo partecipare, ce la mettono tutta, cercano di “sopportarlo”. Ma giungono tutte al medesimo epilogo: il rifiuto e l’esclusione. Leo, il bambino protagonista, è l’amico che non abbandona il diverso, nonostante per lui diventa pressoché impossibile frequentare un’ordinaria società. Continua a percorrere la città, luogo dopo luogo, sicuro di riuscire a trovare un posto in grado di accogliere l’amico speciale. Troppo elefante si rivela essere una storia sull’amicizia, sull’inclusione e sulla libertà di poter essere se stessi.

Ho ripensato alle parole dello psicomotricista Giuseppe Nicolodi che nel libro “Il disagio educativo al nido e alla scuola dell’infanzia” scriveva:

Paradossalmente, se il bambino non andasse al nido o alla scuola dell’infanzia non rivelerebbe il suo problema. In un certo senso è allora l’istituzione educativa che “crea”, o meglio che “rivela” il disagio del bambino che ora diventa appunto disagio scolastico.

Allora sarebbe fantastico se ognuno di noi potesse essere un po’ “troppo elefante” in totale libertà.

Un’ultima menzione per concludere: la collana “Lilliput” della casa editrice ELI ha ricevuto il Premio Andersen nel 2017 come Miglior collana di narrativa.

“SuperCarlo”, Daniele Movarelli, Liuna Virardi, La Spiga 2018

Una storia di amicizia fra due bambini. L’uno racconta dell’altro, del suo amico Carlo. Un legame come tanti anche se Carlo è talmente straordinario da guadagnarsi l’appellativo di “Super” davanti al nome. Per il suo amico è un supereroe senza maschera. Carlo, però, indossa abiti normali e porta un paio di occhiali scuri. Questi devono avere poteri straordinari dal momento che, nonostante abbia lo sguardo celato dalle lenti, il ragazzino descrive le infinite cose fantastiche che vede. Oltre a questo, SuperCarlo è dotato di un udito fuori dal comune: sente addirittura il rumore delle foglie che dall’albero raggiungono il suolo! Sa accorgersi tempestivamente di ogni pericolo e riconoscere le persone soltanto dai loro tratti distintivi o dal timbro della voce e, se per caso si perde, riesce a individuare particolari indizi per ritrovare la strada di casa.
A casa, nella sua cameretta, Carlo legge all’amico delle storie scritte in libri davvero speciali. Li legge usando le mani! Con lui non ci si annoia mai, è davvero un supereroe! Capita però anche Carlo abbia bisogno di avere dei supereroi al suo fianco.

Grazie ai suoi occhiali, vede cose che io non vedo.

Un racconto degno di nota, “SuperCarlo”. Un argomento arduo da trattare in un albo per bambini, eppure, la disinvoltura con cui si sviluppa questa breve storia, riesce a far sorridere il piccolo lettore che ascolta la dettagliata descrizione del personaggio, e riesce a stupirlo e, anche, a commuoverlo quando arriva nei pressi dell’epilogo. Il racconto ha in sé una narrazione briosa, allegra e apparentemente scanzonata. Davvero difficile immaginare il messaggio sotteso: la disabilità di un bambino trasposta nei termini di specialità, di ricchezza, così come è descritta dal suo migliore amico, la voce narrante della vicenda.

Ho letto il libro ai miei figli, una sera prima di andare a dormire. Anticipo che la parola “Super” davanti a un nome possiede di per sé una particolare attrattiva. L’interesse all’ascolto era già attivato ed è stato facile accogliere con entusiasmo la descrizione di questo bambino che appare magico! Il sorriso di Carlo è buffo e coinvolgente. I capelli rossi e le lentiggini gli donano un’aria spensierata. E che ridere i mostri al parco, i nasi bitorzoluti, perdere la strada di casa, …
Verso la fine, a trama svelata, ho chiesto loro: “Avete capito perché Carlo è così speciale?”.
Ascoltano in silenzio ma intuisco nei loro pensieri una risposta semplice, tipo: “Perché ha i superpoteri”.
Incalzo: “È un bambino non vedente e riesce a fare tutte le cose raccontate senza l’uso della vista”.
Le loro espressioni rimangono per un attimo sospese nel vuoto, non se l’aspettavano proprio! Da qui abbiamo potuto parlare di disabilità, intesa nei toni offerti dal racconto. Abbiamo curiosato sul come fa un bambino che non può usare la vista, a giocare, imparare, leggere e vivere pienamente la sua vita.

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Daniele Movarelli traduce i temi sociali nel linguaggio narrativo. Nei suoi racconti s’intessono significati profondi sui valori umani e sul senso della vita come fossero semi iniziatici che i piccoli lettori raccolgono a poco a poco, attraverso la piacevolezza della lettura e la progressiva comprensione dei vari livelli del messaggio. Libri che coinvolgono, incuriosiscono e lasciano un ricordo che un giorno potrà diventare uno spunto per riflettere. “SuperCarlo” è illustrato da Liuna Virardi, artista brillante quanto i colori delle sue tavole. Costruisce ambienti e personaggi attraverso l’uso di poche forme e colori con un risultato sorprendentemente armonico e azzeccato.

SuperCarlo supera i pregiudizi. Si parla di inclusione attraverso una storia di amicizia. L’amico di Carlo si immerge completamente nel suo mondo, dove alcuni sensi primeggiano, per forza di cose, su altri. Carlo e il suo amico si accolgono pienamente diventando ognuno il supereroe dell’altro.