Se anche i vostri bambini iniziano a dubitare dell’esistenza di Babbo Natale, siete finiti nel posto giusto. Vi racconto cosa è successo a mio figlio Claudio e, similmente, vi parlo della famosa vicenda americana dalla quale è nata l’esclamazione: “Yes, Virginia, there is a Santa Claus” (“Sì Virginia, Babbo Natale esiste”). Spunti dai quali si può concludere che il trucco per poter veder realizzati i propri sogni rimane quello di continuare a vivere all’insegna della fantasia. Proprio come fece, a suo tempo, una grande illustratrice, Beatrix Potter.

Dove eravamo rimasti?

Nell’ultimo articolo dedicato alle recensioni per Natale (“Racconti da mettere sotto l’albero”), ho continuato a raccontarvi di Claudio, mio figlio, e poi di Virginia O’Hanlon di Manhattan, due bambini di diverse epoche ma che, entrambi a 8 anni, hanno posto questa fatidica domanda a un loro genitore: “Babbo Natale esiste?”

Dunque, se vi ricordate, Claudio si trovava in pieno conflitto interiore. Continuava a darsi giustificazioni per convincersi di quanto l’esistenza di Babbo Natale potesse essergli plausibile. I conti non tornavano affatto. C’era una vocina dentro di lui che continuava a fare da avvocato del diavolo. Così, una sera, mentre stavo per entrare in doccia, entra di corsa in bagno per dirmi, in tono perentorio: “Mamma, adesso me lo devi dire però. Ti prego, dimmi la verità. Babbo Natale esiste, sì o no?”

Per un genitore non è davvero semplice decidere come rispondere. Ho guardato dentro a quella promessa che mi ero fatta anni prima, ovvero di mantenere sempre un dialogo onesto con i miei figli, seppur misurato alla loro età. Dunque, ho fatto un bel respiro e gli ho chiesto a mia volta: “Tu credi che non esiste?”.  Così ha confessato tutti i suoi dubbi. Quindi, era nuovamente il mio turno di intavolare il dialogo. “Claudio, sei un bambino molto intelligente e non è giusto continuare a dirti che esiste. Stai crescendo e così sta cambiando anche la tua mente e il tuo pensiero. I tuoi ragionamenti si fanno sempre più logici, se vuoi, scientifici. Per questo, dentro di te hai già maturato una risposta. Ora sarai deluso perché forse, smettere di credere in Babbo Natale, è anche dire un po’ ciao alla propria infanzia. Ma non pensare che gli adulti ti abbiano mentito. I bambini hanno bisogno di credere nella magia, hanno bisogno della fantasia. Perché se da piccoli viene sostenuto il pensiero creativo, da grandi, si è agevolati ad avere un milione di idee e a saper vedere il mondo e la realtà con uno sguardo sempre nuovo.”

Detto questo, Claudio è esploso in un pianto che sapeva un po’ di tristezza e un po’ di liberazione. A me si è stretto il cuore e ci siamo abbracciati. Dopo quel pianto, era decisamente più sereno, proprio come chi si è tolto un grosso peso. Nei giorni seguenti si era impegnato a proteggere il fratello minore, che ancora conservava il diritto di credere, dalla verità acquisita. Claudio è cresciuto e io sono un po’ malinconica.

Nel 1897, invece, il papà di Virginia, il dottor Philip O’Hanlon di Manhattan, fu decisamente più astuto nel rispondere alla stessa domanda ricevuta dalla figlia, suggerendole di scrivere direttamente al New York Sun, uno dei più importanti giornali dell’epoca. Così, la bambina inviò questa lettera alla redazione del quotidiano:

«Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei amici dicono che Babbo Natale non esiste. Mio papà mi ha detto: “se lo vedi scritto sul Sun, sarà vero”. La prego di dirmi la verità: esiste Babbo Natale? »

Virginia O’Hanlon

Il direttore incaricò un giornalista, Church, a occuparsi della risposta, il quale, superato il rifiuto iniziale, scrisse un editoriale anonimo che divenne, nei successivi natali, una pubblicazione costante del giornale rivolta ai tanti bambini che maturavano gli stessi dubbi di Virginia. Si tratta di una lettera splendida, empatica e dolce, in cui l’autore rivela un meta-messaggio a chi è capace di vederlo: l’importanza di vedere oltre la realtà concreta e tangibile.

«Virginia, i tuoi amici si sbagliano. Sono stati contagiati dallo scetticismo tipico di questa era piena di scettici. Non credono a nulla se non a quello che vedono. Credono che niente possa esistere se non è comprensibile alle loro piccole menti. Tutte le menti, Virginia, sia degli uomini che dei bambini, sono piccole. In questo nostro grande universo, l’uomo ha l’intelletto di un semplice insetto, di una formica, se lo paragoniamo al mondo senza confini che lo circonda e se lo misuriamo dall’intelligenza che dimostra nel cercare di afferrare la verità e la conoscenza. Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che abbondano per dare alla tua vita bellezza e gioia. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia, né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza. Non avremmo altra gioia se non quella dei sensi e dalla vista. La luce eterna con cui l’infanzia riempie il mondo si spegnerebbe. Non credere in Babbo Natale! È come non credere alle fate! Puoi anche chiedere a tuo padre che mandi delle persone a tenere d’occhio tutti i comignoli del mondo per vederlo, ma se anche nessuno lo vedesse venire giù, che cosa avrebbero provato? Nessuno vede Babbo Natale, ma non significa che non esista. Le cose più vere del mondo sono proprio quelle che né i bimbi né i grandi riescono a vedere. Hai mai visto le fate ballare sul prato? Naturalmente no, ma questa non è la prova che non siano veramente lì. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie del mondo che non si possono vedere. Puoi rompere a metà il sonaglio dei bebè e vedere da dove viene il suo rumore, ma esiste un velo che ricopre il mondo invisibile che nemmeno l’uomo più forte, nemmeno la forza di tutti gli uomini più forti del mondo, potrebbe strappare. Solo la fede, la poesia, l’amore possono spostare quella tenda e mostrare la bellezza e la meraviglia che nasconde. Ma è tutto vero? Ah, Virginia, in tutto il mondo non esiste nient’altro di più vero e durevole. Nessun Babbo Natale? Grazie a Dio lui è vivo e vivrà per sempre. Anche tra mille anni, Virginia, dieci volte diecimila anni da ora, continuerà a far felici i cuori dei bambini.»

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Tra le vite straordinarie, ecco quella di Beatrix Potter

Chi è capace o è stato capace di conservare quest’attitudine (di vedere oltre la realtà data) in età adulta, ha certamente lasciato segni indimenticabili del suo passaggio. Tra loro, dedico questo articolo a un’autrice molto amata, sia per i suoi libri, sia per il suo impegno nel preservare la natura. Si tratta di Helen Beatrix Potter, la famosa (vi ricordate di Peter Coniglio?) scrittrice, illustratrice e naturalista inglese, nata a Londra nel 1866. Lo scorso anno, la casa editrice EDT Giralangolo, per la collana Sottosopra, ha pubblicato un albo illustrato dedicato proprio alla biografia di Beatrix Potter.

A raccontare la vita di questa donna determinata e anticonformista, è Linda Elovitz Marshall, autrice di libri per l’infanzia e “other cool stuff”. Il suo interesse nasce dall’aver partecipato a una “escursione letteraria” nel 2018, un itinerario di viaggio attraverso i luoghi in cui hanno vissuto alcuni dei più celebri autori inglesi, e tra questi, appunto, c’era Beatrix Potter. Nell’albo a lei dedicato, Linda Marshall racconta la vita della Potter a partire dai giorni della sua infanzia. Durante le vacanze estive, trascorse nella fattoria di famiglia, Beatrix dedicava diverso tempo ad osservare la natura che la circondava. L’illustratrice di fine Ottocento era di buona famiglia ma, all’epoca, alle donne in genere non erano riservate le stesse possibilità offerte agli uomini. Dunque, quando il fratello partì per andare a studiare al college, lei rimase a casa come da tradizione. Nonostante ciò, le sue passioni erano prorompenti; l’amore per l’arte, la fotografia e il disegno, la portarono a realizzare i suoi primi schizzi e il suo primo personaggio, il coniglietto Benjamin Bouncer. Ottenne così il suo primo lavoro da un editore che nemmeno per sogno immaginava che dietro a quei disegni ci fosse il lavoro di una donna.

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Arrivati a questo punto della lettura dell’albo, siamo ormai completamente immersi nella splendida narrazione visuale realizzata da Ilaria Urbinati. L’illustratrice torinese porta il lettore nelle atmosfere dell’Inghilterra cittadina e campagnola in cui ha vissuto Beatrix Potter. Ciò che trovo magnifico nelle tavole è l’abilità di riprodurre i disegni originali in una versione facilmente riconducibile all’originale ed anche indicativa dell’inconfondibile tratto di Ilaria Urbinati.

Ritornando alla biografia, da questo momento in poi diventiamo spettatori dei successi e delle sconfitte dell’autrice di Peter Coniglio e della sua costante resilienza. Pur essendo una donna, riuscì a lavorare come illustratrice e ottenne un grande successo. Proprio grazie a quei guadagni, fu in grado di proteggere e preservare il territorio che tanto amava dalla crescente urbanizzazione.

“Con l’aiuto di Peter Coniglio, Beatrix Potter ha salvato le fattorie, gli animali e l’ambiente.”

Nelle ultime due pagine dell’albo, Linda Marshall approfondisce altri aspetti delle opere dell’intraprendente Beatrix Potter. Un percorso biografico che l’autrice ha conosciuto anche grazie all’incontro con Linda Lear, storica ed esperta di questa donna formidabile che seppe guardare oltre alla realtà che la società di allora considerava immutabile.

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Aprofondimenti:

Linda Marshall sito
Articolo su Il Post, "Si Virginia, Babbo Natale esiste"