Il nuovo racconto di Guia Risari, pubblicato da Settenove lo scorso febbraio, prende il via da questa abitudinaria espressione pronunciata dagli adulti nell’incontro con un bambino piccolo: “É proprio un angioletto!”. L’esclamato espediente iniziale serve all’autrice per sviluppare un percorso ben più profondo, rivelato durante la lettura. Ad ogni modo, io me lo ricordo ancora quando ricevevo quella frase da bambina. Beh, in effetti ero proprio buona buona. Certo, qualche capriccio ogni tanto ma non è che che i promotori dell’angioletto fossero tenuti a saperlo.

Vi ci ritrovate in situazioni simili?

Dal punto di vista del bambino, ho pensato che resta proprio incollato addosso quel “dover” essere un “angioletto”. Per quanto, per certi versi, possa sembrare una frase cordiale, è probabile che, se reiterata nella vita di un bambino, diventi come vinavil da spellare via in età adulta. Si è liberi da quel peso nel momento in cui s’inizia a capire che il proprio valore d’individuo non esiste soltanto nella misura in cui si è bravi e disponibili. È una questione di consapevolezza. Siamo umani, siamo bambini. E abbiamo tutte le nostre meravigliose sfumature.

non siamo angeli
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Il senso del racconto che sto per presentarvi, o la sua chiave di lettura, potrebbe essere racchiuso in questa dedica iniziale lasciata dall’autrice.

A ogni bambina e a ogni bambino che coltiva le sue passioni, le sue curiosità, le sue piccole follie. É anche grazie a loro che il mondo si colora.

Guia Risari

Dunque l’albo è coloratissimo. L’illustratrice è Alicia Baladan, nata in Uruguay, passata per Rio de Janeiro, e approdata in Italia dove si diploma all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Navigando tra tra le sue illustrazioni, emerge un affascinante equilibrio tra esotico e vintage. Si stabilisce a Brescia e i suoi lavori vengono pubblicati in Italia e all’estero. Sicuramente degno di nota, essendo un gran pezzo della letteratura italiana, è l’edizione da lei illustrata di “Fiabe in cui vince il più furbo. Fiabe italiane”, di Italo Calvino (Mondadori 2014). Anche il grande scrittore, proprio come Alicia, nacque nel continente americano.

non siamo angeli

Tornando al racconto, ci troviamo alla prima scena. Qui è descritto l’elemento introduttivo della narrazione. Un papà si trova al parco con i suoi due figli. Il più piccolo, ancora nel passeggino, intenerisce un passante che esclama (mi ripeto) “É proprio un angioletto!”. In risposta, il papà, forse per non fare un torto al maggiore, sottolinea come tutti i bambini siano degli angioletti. Arrivati qui, non girate ancora pagina. Fermatevi invece a “leggere” la narrazione data dall’illustrazione. Se ben si osserva, mentre i due adulti conversano davanti al piccolo, il bambino più grande è già passato all’azione e ha legato insieme i loro lacci delle scarpe. Testo e immagini diventano complici nel raccontare il susseguirsi di “giamburrascate” compiute dal bambino.

Da questo momento si apre un nuovo sipario. Compaiono una serie di bambini unici, disastrosi e irripetibili. Il bambino dell’esordio, protagonista dello scherzo delle scarpe allacciate, diventa il narratore. Descrive i coetanei, uno alla volta, nella spontaneità in cui si presentano. Il racconto procede nel turbinio di case disordinate e di bocche sporche di gelato.

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Al di là delle marachelle descritte, ritrovo racchiusa nell’albo la volontà di riconsegnare al bambino la libertà di esprimersi, di sperimentare e di sognare, in maniera autentica, senza ricevere il peso del giudizio. Di affrancarlo, quindi, dalle aspettative che hanno i grandi nei suoi confronti e di accoglierlo nella sua unicità che, proprio come afferma Guia Risari, è ciò che rende colorato il mondo.

Viviamo oggi, a mio avviso, un pericoloso decadimento di quello che era stato definito il secolo del fanciullo. Durante il secolo scorso, le correnti dell’attivismo pedagogico hanno portato avanti un grande contributo che ha segnato la svolta nel considerare il bambino come soggetto di diritto e nel comprendere le necessità del periodo iniziale di ogni vita. Anche la letteratura, nei libri per ragazzi, ha delineato un percorso che ha via via costruito una visione più realistica dell’infanzia. Ripenso all’itinerario narrativo delle diverse rappresentazioni del bambino che tra ‘800 e ‘900 sono emerse nei romanzi più noti, tra cui “Il libro cuore”, poi “Le avventure di Pinocchio”, “Il giornalino di Gianburrasca” e “Pippi Calzelunghe”.

Ripercorro quegli scenari osservando le immagini del libro “Non siamo angeli” e mi accorgo quanto, le espressioni date ai bambini protagonisti, raccontano le scene di un’infanzia felice perché libera di essere pienamente espressa.

Addobbi compleanno

Guia Risari - sito ufficiale
Alicia Baladan - sito ufficiale