Un racconto potrebbe anche non avere una fine ma di certo ha sempre un inizio. Non credo sia facile per un autore stabilire quale debba essere l’esordio della storia che ha in mente di sviluppare. Anzi, è questa forse una delle fasi più complicate per chiunque si cimenti nella scrittura e che probabilmente, già dai tempi della scuola, abbia potuto sperimentare con irritazione la sindrome del foglio bianco. C’è un effettivo gap, un divario, tra quel senso di pietrificazione cerebrale e l’atteso flusso d’idee che esplode quasi all’improvviso, come se fosse sempre stato lì, benché non avesse il coraggio di compiere quel salto dalla banchina al treno in partenza.

Proprio intorno a una raccolta di incipit, otto per l’esattezza, prende forma “Mind the gap. Che la storia abbia inizio”, il nuovo albo edito da Kite per la collana “Voci” (illustrati che sconfinano la letteratura per l’infanzia per raggiungere un pubblico di lettori più grandi, ne avevo parlato qui), presentato lo scorso 25 settembre a Padova, in occasione di “Autori in città”, un evento promosso dall’editore che coinvolge le librerie della città e permette l’incontro tra autori e lettori.

mind the gap kite

Sempre a proposito di inizi, l’origine di questa raccolta è dovuta più a una motivazione pratica che poetica. A rivelarlo è la stessa Valentina Mai (editrice di Kite) in un’intervista per frizzifrizzi, nella quale dichiara come questo piccolo albo composto da otto pagine doppie abbia risolto l’utilizzo della carta avanzata da un’altra ristampa, la quale non sarebbe stata sufficiente per produrre le copie di un illustrato standard. Da questa necessità ecco arrivare l’illuminazione. Le tavole realizzate dall’artista Monica Barengo per la rivista australiana Womankind, con la quale collabora dal 2014, sarebbero state il punto da cui partire.

Ancora in merito agli inizi… sono dunque nati prima i racconti o i disegni? Se per l’uovo e la gallina non sappiamo ancora rispondere, per “Mind the gap” è invece possibile farlo. Le illustrazioni di Monica Barengo erano state già pubblicate in una rivista di arte al femminile e si presentavano completamente slegate tra loro, seppure ognuna era in grado di evocare una storia, una narrazione (o meglio un inizio!). Intorno alle tavole (quindi sono nate prima loro) hanno preso vita i brevi racconti scritti da otto autrici, alcune di loro già note al pubblico, altre esordienti. A firmare le narrazioni di “Mind the gap” ci sono quindi Chiara Argelli, Giulia Belloni Peressutti, Amanda Cley, Valentina Mai, Martina Manfrin, Paola Presciuttini, Paola Tasca e Germana Urbani.

mind the gap kite

Ma torniamo ancora all’inizio (all’inizio dell’inizio). Tra quelle illustrazioni di Monica Barengo per Womankind ce n’era una decisamente particolare, che è diventata la copertina dell’albo. Nel disegno era già presente la scritta Mind the gap, nient’altro che il messaggio posto nelle stazioni per ricordare ai viaggiatori di fare attenzione allo spazio, al vuoto, che s’incontra tra la banchina e le porte del treno. Quelle parole sono lette dalla prospettiva della viaggiatrice (i dettagli della cartella che afferra tra le mani suggeriscono che si tratti di una studentessa) e ispirano l’inedito progetto narrativo sull’arte degli inizi. Il lettore si troverà, proprio come la ragazza davanti ai binari, a dover fare un salto per superare quel gap, quel divario, che si ripresenta tra un racconto e l’altro, fino alla fine del libro.

Un dettaglio degno di nota è il fatto che sulla copertina non ci sia stampata alcuna scritta (il titolo riflesso e capovolto è parte dell’illustrazione) questo per lasciare al lettore la possibilità di godere indisturbato del messaggio evocato dall’albo. Le informazioni che abitualmente sono sulla copertina finiscono così sul retro del libro.

Per concludere, ti dico già da adesso che quando avrai letto ciascuno degli otto incipit (tutti terminano con i tre puntini tra le parentesi) desidererai che la storia qui cominciata proseguisse ancora nel suo viaggio.

Il segreto per andare avanti è iniziare.

Mark Twain