Sui capricci è stato scritto di tutto e di più! É difficile trovare qualcosa da aggiungere a quanto già detto. Eppure, “capricci dei bambini” resta il soggetto degli argomenti più investigati dai genitori con figli piccoli. Si cercano metodi che diano risultati a breve/medio termine (anzi, subito!), consigli efficaci su come agire davanti alle manifestazioni di crisi del bambino e su come non cadere nel burnout genitoriale. Per questo, ho pensato di scrivere un percorso di “lettura dei capricci”, dimenticando i troppi tecnicismi che risultano difficili da collegare all’esperienza concreta. Ho raccolto le riflessioni e le esperienze di tanti anni trascorsi con i bambini sia come educatrice sia come genitore. In questa prima parte troverai una panoramica descrittiva dei comportamenti critici tipici dell’età evolutiva. Nell’ultima parte condividerò invece la strategia che ho sperimentato essere la più efficace nel ritrovare uno stato di autentico benessere. Non perderti questo e i successivi appuntamenti sui capricci. Iniziamo!

Capricci o bisogni?

Si può dire ancora la parola “capriccio”? In ambito educativo c’è stato, in tempi recenti, un grande sforzo a voler superare questo termine. “Non sono capricci, bensì bisogni” è diventato una sorta di manifesto pedagogico che sottolineava l’importanza di non cadere nella trappola pregiudicante del “bambino dispettoso”. Si è voluto, in questo modo, mettere in luce i diversi livelli della relazione adulto-bambino (e sappiamo come non possa esistere alcun capriccio in assenza di una qualunque relazione). Il motivo risiede nel fatto che l’idea, anche inconsapevole, di un bambino che “lo fa per farci un dispetto” limita la risposta dell’adulto ad azioni guidate principalmente da emozioni di rabbia e dallo stress. Un goffo tentativo, dunque, di risolvere un’angoscia con altrettanta angoscia! Inoltre, queste risposte non farebbero altro che accentuare il sentimento ambivalente del caregiver, quello che oscilla tra la rabbia e il senso di colpa.

capriccio o bisogno

Per questo motivo è stato necessario spostare l’attenzione sul “bisogno (inespresso) del bambino” che cerca attenzione attraverso una manifestazione di crisi, un comportamento oppositivo o un pianto difficilmente consolabile. Avrai notato che ho aggiunto la parola “inespresso”. Ecco, proprio in questa risiede quella che potremmo considerare la chiave da cui partire per interpretare la situazione e riflettere sull’azione educativa da mettere in atto quando ci troviamo di fronte a un bambino che, per intenderci, fa i capricci.

Se hai compreso la necessità di fare un passo in favore dell’interiorità del bambino (ricorda che il macro obiettivo di ogni percorso educativo è sempre il benessere, e che questo riguarda tutti i soggetti coinvolti nella relazione), andrei oltre e, quindi, non demonizzerei totalmente la parola “capriccio” che ha comunque a suo favore la capacità di rendere immediata la comprensione di una determinata situazione.

Se un genitore mi riferisse, ad esempio: “il mio bambino manifesta improvvisi cambi di umore che certamente sottendono a qualcosa di più profondo, ma che sono spesso irragionevoli e suscitati da un motivo apparentemente futile, caratterizzati da un pianto intenso e rigidità corporea…”

Beh… mi sentirei già ubriaca dalle tante parole! Molto più autentica, invece, un’enunciazione di questo tipo: “mio figlio fa un sacco di capricci e io non ne posso più!

Quali sono le cause che fanno esplodere un capriccio?

Dunque, ora che abbiamo stabilito che possiamo continuare a parlare di “capricci”, non ci resta che andare a conoscerli ancora un pochino meglio!

Utilizzerò una metafora ampiamente abusata (ti chiedo perdono per la scarsa originalità) ma davvero efficace per illustrare alcuni aspetti che determinano una crisi del bambino piccolo. Il capriccio visibile è soltanto la punta di un iceberg.

cause del capriccio

La punta dell’iceberg rappresenta quindi il motivo che sembra aver fatto scatenare la crisi del bambino:

  • Non volevo mettere questa maglietta!
  • Dovevo schiacciare io il tasto dell’ascensore!
  • Dovevo uscire prima io dalla porta!
  • Volevo che mi comprassi quel gioco…
  • Io non volevo il sugo nella pasta!
  • eccetera… eccetera… eccetera…

Siamo nel livello manifesto del capriccio, ovvero quello che cerchiamo di risolvere nella speranza di ritornare nella precedente situazione di quiete. Ma ovviamente non succede! Almeno non immediatamente come speravamo. Il bambino, in questo momento, è immerso nella sua rabbia, frustrazione, angoscia… Insomma in un cocktail di sentimenti che lo portano ben lontano dal dialogo e dalla calma.

Di fronte a tutto ciò capita che anche l’adulto perda le staffe, specie se diventa un atteggiamento frequente o se, in quel momento, si trova già in balia di altri pensieri, preoccupazioni, problemi da risolvere e fretta (su quest’ultima farò un discorso a parte).

In questa situazione l’adulto rischia di agire in due modi estremi:

  1. Cerca di accontentare il bambino affinché cessi la crisi: “ti compro quello che vuoi basta che la smetti” e si autoconsola dicendosi: “devo pure sopravvivere!”
  2. Colto dalla rabbia, urla, rimprovera, punisce il bambino. Non ottiene risultati o, se li ottiene, crea un forte malessere interiore a tutti i soggetti della relazione (anche a eventuali fratelli e sorelle che sono lì presenti).

Bene, ti lascio con questo quadro della situazione. Se hai riflessioni, approfondimenti e domande scrivimi nei commenti e non dimenticare di tornare venerdì prossimo, sempre qui sul blog, per un nuovo contenuto dedicato ai capricci.

biciclette senza pedali
Biciclette

Per concludere, ti propongo alcuni libri di divulgazione pedagogica che suggeriscono come accogliere il bambino e sostenerlo anche nei momenti di crisi.